L’ambasciatore libico in Italia spiega a Formiche.net che in questo momento non c’è ragione per alterare le relazioni che il governo Draghi e quello Dabaiba stanno costruendo. Italia e Libia sono sponde del Mediterraneo che lavorano insieme

“L’incidente avvenuto recentemente tra i pescherecci italiani e la Guardia Costiera non va ingigantito. Si tratta di qualcosa del tutto normale, un’attività quasi di routine”, spiega a Formiche.net l’ambasciatore libico in Italia, Omar Tarhuni. Si parla della vicenda di giovedì 6 aprile in cui nelle acque tra Tripoli e Misurata una motovedetta libica ha sparato “colpi di avvertimento” contro alcuni pescherecci italiani che avevano sconfinato in cerca del prezioso gambero rosso.

“Fosse stata libica la nave che pescava nell’area proibita, i guardacoste avrebbero fatto lo stesso. Tra l’altro va anche detto che in questi giorni le unità della Guardia Costiera sono particolarmente attive: escono in mare perché con il bel tempo c’è il rischio di vedere aumentare i flussi migratori, e il loro compito è invece quello di controllarli e contenerli”, aggiunge Tarhuni. Che precisa: “Un’attività che mi preme sottolineare procede in modo congiunto con l’Italia”.

Per l’ambasciatore libico è importantissimo in questo momento sottolineare come il rapporto di cooperazione tra Italia e Libia sia vivace e attivo. Racconta di diverse riunioni in corso in modo continuativo – “siamo sempre di corsa” – e su vari livelli e temi: dalla sicurezza all’immigrazione, dal business alla geopolitica mediterranea. Un’attività che ha trovato nelle varie visite dell’esecutivo italiano a Tripoli la dimensione pubblica. Sia il presidente del Consiglio che altri elementi centrali del governo di Roma hanno incontrato la nuova autorità esecutiva libica, eletta nell’ambito del percorso intavolato dall’Onu.

Il premier libico Abdelhamid Dabaiba è atteso a Roma in un futuro non distante, e l’Italia guida i partner occidentali che stanno assistendo il percorso di stabilizzazione intrapreso dall’attuale governo libico – che ha il compito di costruire l’impalcatura della Libia del futuro, che passerà dalle elezioni convocate già (dall’Onu) per il 24 dicembre. “Non c’è niente e nessuno che può alterare queste relazioni. Roma e Tripoli sono perfettamente allineate e non c’è nessuna ragione per alterare quello che i funzionari governativi stanno portando avanti. Ciò non toglie che la Libia parli anche con altri Paesi: è normale”, spiega Tarhuni.

Secondo l’ambasciatore a volte sui media italiani passa una ricostruzione del rapporto italo-libico troppo severa nei confronti dell’Italia. Tarhuni spiega a Formiche.net che “in questo momento soprattutto non dovrebbe esserci una lettura negativa delle attività italiane in Libia e delle relazioni che si stanno consolidando tra il governo Draghi e quello Dabaiba: l’Italia è vista dalla Libia come un partner fondamentale, così come il rapporto con la Libia è considerato importante per l’Italia. Due sponde del Mediterraneo che si parlano e lavorano insieme”.

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