Autonomia strategica europea? Forse meglio parlare di interdipendenza tra alleati, ha spiegato la manager durante un evento organizzato da Formiche.net. E sulle mosse della Commissione europea: “Serve dialogo aperto con le società americane, che offrono servizi fondamentali alle piccole e medie imprese europee”

 

Sviluppare capacità strategiche significa lavorare per “essere in prima linea” in determinati settori “ma bisogna farlo in modo interdipendente con gli alleati” evitando “spinte protezionistiche”. Parola di Giorgia Abeltino, director Public Policy South Europe di Google.

Abeltino è stata ospite di Formiche.net in occasione del live talk “A Trade and Tech Bridge Over the Atlantic” insieme a Martijn Rasser, direttore del Programma di tecnologia e sicurezza nazionale del think tank statunitense Center for New American Security, e a Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford.

Il live talk nasce dalla recente riunione del Consiglio commercio e tecnologia (Ttc), inaugurato il 29 settembre a Pittsburgh, in Pennsylvania, dai vertici dell’amministrazione statunitense e della Commissione europea.

Rasser ha sottolineato gli elementi del riavvicinamento dall’Unione europea agli Stati Uniti quando si parla delle sfide poste dalla Cina. Floridi ha evidenziato come sia giunto “il momento di far cadere la finzione secondo cui non siamo in una guerra commerciale” con la Cina: “Ci siamo eccome. E vogliamo vincerla”, ha detto.

Guardando al futuro della cooperazione transatlantica Abeltino suggerisce di dare un’occhiata a ciò che è accaduto nel passato e agli errori commessi. “Mi ha colpito la presenza di ben dieci gruppi di lavoro” nel Ttc: “da una parte è un fatto positivo perché significa che da entrambe le sponde dell’Atlantico c’è la volontà di lavorare assieme”; ma dall’altra, ragiona pragmaticamente Abeltino, “mi chiedo se non fosse stato meglio focalizzassi sulle questioni più importanti”. Quali? Sicurezza e democrazia nello spazio cibernetico, regolamentazione di Internet, certezze legali sul trasferimento dei dati dopo la sentenza Schrems II e uso responsabile dell’intelligenza artificiale, ha spiegato.

Quanto al Digital Services Act (Dsa) e soprattutto al Digital Markets Act (Dma), le due proposte della Commissione europea per provare a regolamentare Big Tech, Abeltino dice: “Capisco gli obiettivi” posti dall’esecutivo comunitario per “un mercato digitale più competitivo, aperto, trasparente e sicuro”. La paura, ha continuato, è legata al “rischio” rappresentato da un’eventuale “limitazione o contenimento” delle aziende americane che lavorano nell’Unione europea.

“Oggi le piccole e medie imprese esportano di più grazie al digitale, hanno aumentato la loro produttività grazie al cloud, sono diventate più responsabili riducendo le loro emissioni grazie al cloud”. Obiettivo, ha proseguito, “che come europei auspichiamo”. Ecco perché ci sono due punti aperti. Il primo: “Limitare le aziende americane che forniscono servizi non rischia di colpire le aziende e i consumatori europei?”. Il secondo: “Niente si muove così velocemente come l’ecosistema Internet. Per questo tipo di provvedimenti è molto importante che per il legislatore abbia un dialogo aperto con le società”, conclude Abeltino sottolineando l’importanza di “aggiornamenti costanti” in casi simili.

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