L’armamentario a cui l’ultimo provvedimento fa ricorso è principalmente quello delle leve sulle componenti fiscali e parafiscali della bolletta, che abbiamo imparato a conoscere a partire dal decreto Rilancio del maggio 2020, che faceva fronte alla crisi Covid-19, e meglio ancora da giugno 2021, quando la curva dei prezzi dell’elettricità iniziava ad assumere tratti esponenziali. L’analisi di Michele Masulli, direttore area energia dell’Istituto per la Competitività (I-Com)

 

 

Si inizia a perdere il conto dei provvedimenti straordinari assunti dal governo al fine di contenere i rincari delle bollette dell’energia elettrica e del gas. D’altronde, i picchi dei prezzi all’ingrosso raggiunti nel mese di dicembre, la persistenza con cui questi stanno mantenendo livelli elevati e l’aggiornamento annuale dei contratti di fornitura rimasti bloccati per il 2021 richiedevano ulteriori disposizioni a favore di famiglie e imprese.

Sulla scorta del toolbox approntato dalla Commissione europea, l’armamentario a cui l’ultimo provvedimento fa ricorso è principalmente quello delle leve sulle componenti fiscali e parafiscali della bolletta, che abbiamo imparato a conoscere a partire dal decreto Rilancio del maggio 2020, che faceva fronte alla crisi Covid-19, e meglio ancora da giugno 2021, quando la curva dei prezzi dell’elettricità iniziava ad assumere tratti esponenziali. Pertanto, si replica, per il secondo trimestre dell’anno in corso, l’azzeramento degli oneri di sistema nel settore elettrico sia per famiglie e microimprese sia per le potenze superiori a 16,5 kilowatt e la riduzione di oneri e IVA sulle forniture di gas.

Si tratta di misure a maglie molto ampie, messe in campo anche per evitare di frenare la ripresa dell’economia, che sembra essere proiettata su dimensioni superiori alle attese. D’altra parte, la frequenza e la rilevanza economica di questi interventi dovrebbero fare ragionare su una maggiore selettività dei beneficiari, concentrandosi sulle fasce sociali e i settori produttivi più esposti. In questo senso, uno strumento importante è il bonus sociale, che pure viene irrobustito. Non mancano azioni a sostegno delle imprese energivore e gasivore sotto forma di credito di imposta.

Sono provvedimenti che hanno necessariamente funzione calmierante, ma non risolutiva dell’aggravio dei costi. Né potrebbe essere altrimenti, vista l’entità dei rialzi dei prezzi all’ingrosso e considerata l’evoluzione che i mercati del gas e dell’elettricità hanno subito, trovandosi privi di forme di copertura dalla volatilità delle materie prime: ha pesato, infatti, la decisa prevalenza della contrattazione spot a scapito di acquisti a medio-lungo termine, vietati anche per il segmento che, per definizione, dovrebbe comprendere i clienti più vulnerabili, il mercato tutelato.

Ciononostante, la novità del Dl Energia è costituita dalla presenza, accanto alle disposizioni di natura emergenziale, di misure strutturali di intervento sul sistema energetico. Appare chiaro, infatti, come, davanti a prezzi che ritorneranno a livelli pre-crisi nell’arco di tre-quattro anni (per non considerare le tensioni che fisiologicamente accompagneranno il processo di transizione ecologica), si debbano adottare azioni di orizzonte ben più lungo rispetto al periodo di aggiornamento delle condizioni economiche di fornitura per clienti in maggior tutela.

Si prevedono, quindi, ulteriori semplificazioni per lo sviluppo delle energie rinnovabili, che da qualche anno a questa parte vivono in Italia un percorso di crescita abbastanza accidentato, anche per tecnologie finora poco o per nulla diffuse e che altresì rivestono un potenziale non trascurabile per il conseguimento degli obiettivi di settore. Si pensi all’agrivoltaico e all’eolico offshore, oltre che all’autoconsumo. Affinché questo possa avvenire, è comunque imprescindibile risolvere in tempi rapidi il nodo della definizione delle aree idonee. In questo modo si possono consolidare i segnali positivi derivanti dalle ultime aste DM FER1, che, dopo gli esiti alquanto deludenti delle procedure competitive precedenti, raccontano di una ripresa del ritmo di installazione di nuovi impianti rinnovabili.

È sull’incremento della produzione nazionale di gas naturale, tuttavia, che si segna la più netta discontinuità di politica energetica rispetto a un andamento pluriennale di riduzione delle estrazioni interne, rafforzato dalla moratoria, più marcato della media Ue (che pure ha seguito lo stesso orientamento) e a cui si è associata una crescita consistente delle importazioni, anche in questo caso in misura più decisa se comparata al dato medio europeo. Era una tendenza evidenziata nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, dove, a politiche correnti, si stimava pressoché un dimezzamento della produzione nazionale di gas naturale al 2030 rispetto ai livelli del 2020 e una contrazione dell’80% al 2040.

Non è in palio il miraggio dell’indipendenza energetica né è possibile immaginare effetti significativi sui prezzi all’ingrosso. Si vuole invece puntellare stabilità, sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti, garantendo allo stesso tempo forniture a “prezzi equi” ai consumatori industriali, con un occhio di riguardo per la piccola e media impresa. I criteri di definizione dei prezzi dei contratti di acquisto a lungo termine (fino a dieci anni) con i titolari delle concessioni e le modalità di assegnazione dei volumi di gas alle imprese, ne siamo sicuri, alimenteranno ulteriore dibattito.

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