Per la Cina l’invasione russa dell’Ucraina diventa un’occasione per sottolineare l’efficacia del proprio modello davanti all’Occidente. Mediare una pace può alzare il livello delle capacità di Pechino certificandone lo status di attore responsabile. Mentre il Cremlino finirebbe relegato in un ruolo da comprimario

La Cina ha segnalato di essere pronta a svolgere un ruolo nella ricerca di un cessate il fuoco in Ucraina e ha “deplorato” lo scoppio del conflitto. Pechino ha detto di essere “estremamente preoccupata per i danni ai civili” nei commenti che sono usciti dopo una telefonata tra il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e il suo omologo ucraino, Dmytro Kuleba.

“L’Ucraina è disposta a rafforzare le comunicazioni con la Cina e non vede l’ora che la Cina svolga un ruolo nella realizzazione di un cessate il fuoco”, si legge nella dichiarazione cinese sottolineando il fatto che Pechino vuole avere un ruolo centrale nella vicenda, come mediatore di una crisi globale innescatasi in Europa. Un aspetto importante: la dichiarazione della Cina era identica a quella dell’Ucraina, cosa che non succede sempre.

Un messaggio diretto anche a Mosca – soprattutto nel passaggio in cui si sottolinea la delicata questione della “integrità territoriale di tutti i Paesi” – che evidentemente non troverà nemmeno la sponda comoda del presunto alleato cinese. Sull’invasione il governo cinese ha preso una posizione cauta, ha fatto passare sui media immagini e dichiarazioni degli ucraini (meno dei russi) e Wang Yi con Kuleba ha anche usato per la prima volta la parola guerra – Mosca la evita, parla di “operazione speciale” per oscurare la dimensione del suo intervento e limitarne i contraccolpi sull’opinione interna e internazionale (è una sorta di revisionismo in diretta).

La dichiarazione ha segnato un cambiamento di tono da parte di Pechino. Alla domanda del 24 febbraio se l’invasione rappresentasse una violazione della sovranità dell’Ucraina, un portavoce del ministero degli esteri di Pechino aveva definito la situazione come dovuta a “una combinazione di fattori”, ma non l’ha descritta come una violazione. Nei giorni precedenti l’inizio dei combattimenti, il portavoce ha anche descritto gli Stati Uniti come il “colpevole” nella crisi ucraina, “aumentando le tensioni, creando il panico e anche ipnotizzando la possibilità di una guerra”. Venerdì scorso, la Cina si è unita agli Emirati Arabi Uniti e all’India nell’astenersi su una risoluzione delle Nazioni Unite che condannava l’invasione della Russia in Ucraina, sostenuta da altri 87 paesi. Mosca ha posto il veto alla risoluzione.

Ora Pechino vede un’opportunità, pensa a un ruolo anche in competizione con quello che l’Unione europea potrebbe giocare, immaginandosi mediatore di una pace coreografica tra i due Paesi, ma soprattutto tra l’Occidente e la Russia, ossia dimostrando di potersi inserire laddove l’Occidente non può. Secondo Teresa Coratella, programme manager dell’ufficio di Roma dell’Ecfr, la Cina ha in questo momento la possibilità di dimostrarsi realmente un “attore responsabile” come ama descriversi.

“L’Europa dovrebbe cercare di evitare di sedersi in seconda fila nella risoluzione del conflitto, perché questo è il momento per Bruxelles di agire come attore geopolitico, e il contatto diplomatico con la Cina sarà importante per comprendere come l’Ue vorrà inserirsi in queste situazioni”, ha spiegato Coratella intervenendo in un live talk di Formiche.net.

Situazioni multidimensionali e complesse in cui l’Ue ha già cercato di trovare i propri spazi strategici quando ha deciso di provvedere a una complicata fornitura di armi all’Ucraina per difenderla dall’invasione russa.

Alle Olimpiadi invernali del mese scorso, il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato il segretario del Partito comunista cinese, il capo dello stato Xi Jinping, e ha dichiarato che l’amicizia tra i due Paesi non ha “limiti” e non ci sono aree proibite di cooperazione. Una dimensione su cui anche il rapporto annuale del Dis si è focalizzato, sottolineando come tuttavia ancora tra i due Paesi non si è arrivati al livello di un’alleanza. Anzi, nelle dichiarazioni ufficiali la Cina ha tenuto a precisare che la Russia è un “partner strategico” e non un alleato.

Alcuni analisti dicono che la Cina sta cercando di posizionarsi come un pacificatore regionale, facendo leva sui suoi stretti legami con il Cremlino. Una mossa dettata dall’interesse, come l’intera vicenda ucraina. Martedì Pechino ha ripetuto appelli già lanciati a entrambe le parti a trovare una soluzione attraverso negoziati internazionali, ma ha mantenuto le sue critiche alla Nato, dicendo che “la sicurezza regionale non può essere raggiunta espandendo i blocchi militari” in linea alla necessità di combattere il modello occidentale e dimostrarsi maggiormente capace di gestire in modo efficace contesti complessi.

Kuleba ha detto che la sua controparte cinese gli ha assicurato “la disponibilità della Cina a fare ogni sforzo per porre fine alla guerra sul suolo ucraino attraverso la diplomazia, anche come membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. La mossa cinese potrebbe assorbire la Russia, certificandone il livello di attore inferiore e creando presupposti per tenerla all’interno della propria sfera d’influenza, offrendo opportunità a Mosca di uscire da un groviglio militare e politico e aiutando l’Ucraina (simbolo per altri Paesi) in un momento di difficoltà.

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