Nel 2021 è diventato evidente, nel 2022 una questione esistenziale: la sicurezza energetica dell’Europa va perseguita e protetta da Putin. Ecco il piano per il gas che annunceranno i leader europei settimana prossima

Nell’ottica di ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili russi, seguendo la strategia delineata dalla Commissione settimana scorsa, l’Unione europea vuole iniziare subito il riempimento delle proprie riserve di gas in vista del prossimo inverno. Diverse testate riportano che i leader dei Ventisette annunceranno la misura al summit del Consiglio europeo di settimana prossima.

L’obiettivo dichiarato sarà riempire le riserve al 90% entro il primo di ottobre (oggi siamo al 26%). Si inizierà da quest’anno ma la pratica dovrebbe diventare ricorrente: si vuole evitare una situazione come quella vissuta negli ultimi mesi del 2021, tra flussi di gas russo al minimo e forniture sul mercato spot accaparrate dai mercati asiatici, che hanno contribuito alla carenza di metano nel Vecchio continente.

È una questione di sicurezza energetica. In media, tra il 2015 e il 2020, le riserve salivano poco sopra l’80% tra ottobre e novembre prima di iniziare a scendere con l’avanzare dell’inverno. Nel 2021, invece, si è toccato il 70% prima del declino della curva. Dopodiché la scarsità di gas ha contribuito alla crisi energetica, dunque al caro-bollette.

Ad oggi i Paesi europei importano il 40% del gas naturale dalla Russia, ma non solo: da Mosca arriva anche il 27% del petrolio e il 46% del carbone importato. Il piano presentato dalla Commissione di Ursula von der Leyen (soprannominato RePowerEU) vuole accelerare la transizione energetica enfatizzando le misure che possono aiutare a sostituire quanto più gas russo possibile, nel minor tempo possibile.

All’atto pratico si tratta di continuare l’allontanamento da petrolio e carbone e rimodulare le importazioni di gas, risorsa essenziale per il processo di transizione verso le rinnovabili (specie in Stati come la Germania e l’Italia). Dunque i Paesi punteranno ad aumentare le importazioni di gas naturale liquefatto e tradizionale, oltre ad accelerare l’aumento della capacità di generazione rinnovabile.

Sul fronte della diversificazione delle forniture di gas, l’Italia ha un ruolo da protagonista. Non solo dispone della capacità di stoccaggio più alta d’Europa (circa il 23,4% dell’Ue, più della Germania), ma il sistema-Paese è già al lavoro da settimane per aumentare l’importazione via gasdotto dai Paesi alternativi alla Russia. Finora la Farnesina ha ricevuto responsi positivi da Algeria, Angola, Azerbaijan, Congo, Libia, Qatar e Tunisia.

Come rimarcato dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, al vertice informale di Versailles, il ritrovato dinamismo dell’Ue nel fronteggiare la minaccia russa sta appianando le divergenze che ne avevano ostacolato l’approccio unitario di fronte alle grandi questioni strategiche.

È dunque lecito aspettarsi che la Consiglio di settimana prossima riemergano le questioni di procurement e stoccaggio condiviso di metano tra gli Stati dell’Unione, avanzate da Spagna e Italia già lo scorso ottobre e fermate dalla cautela dei “falchi” nordici. In più ci si possono aspettare discussioni su altre misure-chiave, come il tetto ai prezzi del gas e il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del metano, volte a evitare che il gas e il Gnl acquistato dall’Ue non sia troppo caro – come avvenuto nel 2021.

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