L’arresto dell’ex pilota Usa Gerald Brown per presunto addestramento ai militari cinesi evidenzia la competizione tra Washington e Pechino per il reclutamento di competenze occidentali. L’obiettivo? Colmare il gap operativo del Pla
L’arresto di Gerald Eddie Brown Jr., ex maggiore dell’US Air Force e già istruttore su piattaforme di quinta generazione, rischia di essere letto come l’ennesimo episodio di spionaggio militare. In realtà, la vicenda evidenzia come la competizione strategica tra Stati Uniti e Cina si giochi sempre meno solo su tecnologie e sempre più sul capitale umano.
Secondo quanto reso noto dal Dipartimento di Giustizia americano, Brown – 65 anni, nominativo operativo “Runner”, oltre due decenni di servizio e esperienza su velivoli come F-4, F-15, F-16 e A-10 – è stato arrestato in Indiana con l’accusa di aver fornito addestramento a piloti dell’aeronautica militare cinese senza le necessarie autorizzazioni del Dipartimento di Stato, violando l’Arms Export Control Act. Questo perchè, essendo l’addestramento militare equiparato, negli Stati Uniti, a una tecnologia sensibile, trasferirlo a una potenza straniera equivarrebbe a esportare sistemi d’arma.
La modernizzazione cinese
Il caso esplode mentre la People’s Liberation Army accelera il proprio processo di modernizzazione, in linea con l’obiettivo fissato da Xi Jinping di costruire entro metà secolo una forza armata “di livello mondiale”. Sul piano tecnologico, Pechino ha colmato gran parte del divario con l’Occidente, schierando caccia avanzati e lavorando su piattaforme stealth di nuova generazione. Ma resta un deficit strutturale dovuto all’assenza di esperienza operativa reale, con l’ultima guerra combattuta dalla Cina risalente al 1979.
Ecco perché l’acquisizione di competenze occidentali diventa una (necessaria) scorciatoia strategica.
Uomini prima delle macchine
Secondo l’accusa, Brown avrebbe iniziato nel 2023 a negoziare la propria collaborazione con interlocutori legati a Stephen Su Bin, cittadino cinese già condannato negli Stati Uniti nel 2016 per aver orchestrato intrusioni informatiche ai danni di contractor della difesa americana, sottraendo dati sensibili su programmi come C-17, F-22 e F-35. Inoltre, la dinamica delineata dagli investigatori suggerisce una certa continuità: prima l’acquisizione clandestina di progetti e dati industriali, poi il reclutamento diretto di chi quei sistemi li ha utilizzati e insegnati. Brown, dopo il congedo nel 1996, aveva infatti continuato a operare come istruttore simulatore per piloti statunitensi, anche su piattaforme come l’A-10 e l’F-35. Poi, nel dicembre 2023 si sarebbe recato in Cina, dove sarebbe rimasto fino a febbraio 2026 e dove, sempre secondo la documentazione giudiziaria, avrebbe iniziato a rispondere a domande sulla dottrina operativa dell’US Air Force già dal primo giorno.
Un precedente che diventa schema
Il caso richiama da vicino quello di Daniel Duggan, ex pilota dei Marine arrestato nel 2022 su richiesta di Washington per aver addestrato aviatori cinesi nelle operazioni su portaerei. Insieme, i due episodi appaiono come segnali di una tendenza da attenzionare: nel 2024, i servizi di intelligence dei Paesi Five Eyes avevano lanciato un avvertimento congiunto su come Pechino stesse reclutando sistematicamente personale militare occidentale, spesso tramite società di copertura. Il motivo? Il know-how operativo.
Le autorità statunitensi parlano di tradimento e minaccia alla sicurezza nazionale. La domanda, o la preoccupazione, riguarda invece i tempi e le modalità e la grandezza della rete umana che permette la costruzione di interi network a servizio dello spionaggio militare straniero. Oltre alle giuste e doverose indagini su cosa e quanto è stato passato in mano a Pechino, la domanda strategica dovrà riguardare quanti altri sono stati coinvolti, quanti lo sono e quanti potranno potenzialmente esserlo.
















