L’AI Impact Summit di Nuova Delhi segna il tentativo dell’India di spostare il dibattito globale dall’attenzione ai rischi a quello sugli impatti concreti, proponendosi come ponte tra Occidente e Sud Globale. Attraverso un approccio centrato su accesso, infrastrutture pubbliche digitali e modelli sovrani, New Delhi mira a dimostrare che l’Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento di sviluppo inclusivo e autonomia strategica
L’India ospita questa settimana a Nuova Delhi l’AI Impact Summit, un appuntamento che riunisce capi di Stato, leader tecnologici e organizzazioni internazionali in un momento in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando economie, mercati del lavoro e assetti di sicurezza. Il primo ministro Narendra Modi ha inaugurato l’evento sottolineando come esso rappresenti la prova dei progressi del Paese nel campo scientifico e tecnologico e della capacità delle nuove generazioni indiane. Con circa 250.000 visitatori attesi, 20 leader nazionali e decine di delegazioni ministeriali, il vertice si presenta come la più ampia edizione finora organizzata e mira a delineare una possibile tabella di marcia condivisa per la governance globale dell’IA e la cooperazione internazionale.
New Delhi ha lanciato una forte campagna internazionale per raccontare l’evento, mobilitando ambasciatori e consoli generali in 27 Paesi (da Senegal a Bangladesh, Cile, Francia, Uganda, Perù, Corea del Sud, Namibia, Etiopia, Kenya, Israele, Nigeria e molti altri, inclusi rappresentanze in Cina, Uae e Sri Lanka e anche in Italia) che hanno pubblicato articoli e interventi su media locali per promuovere la narrazione indiana sulla AI responsabile, inclusiva e orientata all’impatto, posizionando così New Delhi come leader globale nel dossier, specialmente per il Global South e per ridurre il divario digitale mondiale.
L’incontro indiano arriva in una fase cruciale: dai sistemi generativi capaci di produrre testi e immagini agli impieghi avanzati in difesa, sanità e modellizzazione climatica, l’intelligenza artificiale è diventata una priorità strategica per governi e imprese. Nato come forum focalizzato sulla sicurezza dei sistemi più avanzati, il ciclo dei summit sull’IA – già ospitato da Regno Unito, Francia e Corea del Sud – si è progressivamente trasformato in una piattaforma più ampia che include questioni economiche, sociali e geopolitiche, dalla disoccupazione tecnologica alla sicurezza dei minori.
In questo contesto, Nuova Delhi vede l’appuntamento come un’occasione per presentarsi come ponte tra economie avanzate e Sud Globale, valorizzando l’esperienza maturata nello sviluppo di infrastrutture pubbliche digitali su larga scala, come identità digitale e sistemi di pagamento. L’obiettivo dichiarato dal governo è utilizzare l’AI per promuovere crescita inclusiva e sviluppo sostenibile, sintetizzato nei tre principi guida del vertice – Persone, Pianeta e Progresso – definiti anche come i “tre sutra” della strategia indiana.
L’intelligenza artificiale viene spesso discussa attraverso la lente dei modelli, dei mercati e degli sconvolgimenti macroeconomici. Sono dibattiti importanti. Ma per la maggior parte delle società la domanda più immediata è più semplice e profondamente politica: l’Ai può essere resa affidabile su larga scala e orientata all’interesse pubblico?
L’approccio dell’India suggerisce uno spostamento nel dibattito globale. Piuttosto che concentrarsi principalmente sui rischi esistenziali – tema dominante nei recenti vertici sull’intelligenza artificiale o su altri cutting hedge technologies – Nuova Delhi punta a radicare la discussione negli impatti dimostrabili. L’India‑AI Impact Summit 2026 si fonda su questo.
L’agenda del vertice riflette questa impostazione. Organizzata attorno a sette chakra tematici – Capitale umano, Inclusione, AI sicura e affidabile, Resilienza, Scienza, Democratizzazione delle risorse e AI per il bene sociale – essa sottolinea che i sistemi di intelligenza artificiale funzionano solo quando competenze, fiducia, infrastrutture e accesso evolvono insieme. In questa prospettiva, la governance non è un vincolo esterno all’innovazione, ma una sua componente strutturale.
L’orientamento all’impatto emerge anche dalla pubblicazione di casebook tematici che documentano applicazioni concrete dell’AI nei settori sanitario, agricolo, educativo e amministrativo. Un concetto ricorrente è quello di “AI frugale”, ossia sistemi progettati per operare in contesti con risorse limitate. L’accento non è posto sulla novità tecnologica, ma su affidabilità, accessibilità economica e diffusione, con l’obiettivo di estendere i benefici anche oltre le fasce più digitalmente privilegiate.
In India l’intelligenza artificiale è trattata come infrastruttura pubblica trasversale – dalla sanità all’agricoltura, dall’istruzione alla pubblica amministrazione – per ampliare l’accesso ai servizi e rafforzare la capacità dello Stato. Questo approccio poggia su una strategia che copre l’intero stack, dai modelli sovrani alle infrastrutture di calcolo ed energetiche, considerato essenziale per resilienza e autonomia strategica.
I modelli sovrani occupano una posizione centrale in questa architettura. L’India sta sviluppando sistemi indigeni, aperti e di medie dimensioni, addestrati su lingue e casi d’uso locali, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da un numero ristretto di piattaforme globali. L’ambizione è quella di costruire un ampio modello multilingue e multimodale supportato da modelli più piccoli e specializzati, favorendo trasparenza, implementazione nel settore pubblico e innovazione diffusa tra startup, centri di ricerca e istituzioni.
Per l’Europa, la rilevanza dell’esperienza indiana risiede soprattutto nel dialogo. L’Unione europea ha assunto un ruolo guida nella regolamentazione basata sui diritti e negli standard etici per l’AI. L’approccio indiano aggiunge la dimensione complementare di come rendere operativa l’intelligenza artificiale su larga scala mantenendo al centro il valore pubblico. Collegare queste prospettive potrebbe rafforzare la governance globale dell’AI anziché frammentarla.
La legittimità dell’intelligenza artificiale dipenderà in ultima analisi da come i cittadini la percepiranno: strumento di empowerment o fattore di alienazione. In un intervento pubblicato a inizio febbraio sul Corriere della Sera, l’ambasciatrice indiana in Italia Vani Rao ha sottolineato che: “L’enfasi dell’India sulle persone, sul pianeta e sul progresso offre una risposta a questa sfida. Basando la strategia dell’AI sull’uso nel mondo reale, sulla capacità istituzionale e sulle infrastrutture a lungo termine, dimostra come l’ambizione tecnologica possa essere allineata al beneficio per la società”.
L’enfasi indiana su persone, pianeta e progresso propone dunque una risposta a questa sfida, dimostrando come l’ambizione tecnologica possa essere allineata al beneficio sociale attraverso capacità istituzionale e infrastrutture di lungo periodo. Come affermato Modi in vista del vertice di febbraio, il tema guida sarà “Sarvajana Hitaya, Sarvajana Sukhaya” – benessere per tutti, felicità per tutti – una formula che sintetizza la narrativa politica che l’India intende promuovere: l’AI non come fine, ma come mezzo per lo sviluppo collettivo.
















