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Diplomazia quantistica. Come costruire il nostro futuro comune

Di Diego Brasioli

Di seguito un estratto dal volume Diplomazia 4.0. La rivoluzione quantistica nelle relazioni internazionali di Diego Brasioli, pubblicato da Gambini Editore. Nel libro, l’autore, diplomatico italiano che attualmente si occupa di innovazione tecnologica e sicurezza cibernetica alla Farnesina, analizza l’impatto di intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche sugli equilibri geopolitici. L’estratto riflette sul legame tra competizione tecnologica, sicurezza globale e nuove responsabilità della diplomazia

L’avvento dell’era post-digitale, caratterizzata dalla convergenza di tecnologie trasformative come l’intelligenza artificiale e la computazione quantistica, sta ridefinendo i paradigmi geopolitici tradizionali. […] L’intelligenza artificiale, con la sua capacità di automatizzare processi complessi, analizzare grandi quantità di dati e apprendere autonomamente, sta già trasformando settori chiave come la sanità, la finanza e la produzione industriale. Allo stesso tempo, la quantistica promette di fornire soluzioni a problemi considerati irrisolvibili da parte dei computer classici. La sinergia tra IA e tecnologia quantistica ha il potenziale di rendere ancora più incalzante l’innovazione, dando origine a un circolo virtuoso di progresso illimitato.

Tuttavia, l’economia esponenziale presenta anche grandi sfide, che si giocano nel contesto reale della nostra società e che comportano potenziali rischi. In un mondo in cui la supremazia quantistica può tradursi in un vantaggio strategico determinante – ad esempio nel campo della crittografia e della sicurezza nazionale – la competizione digitale si intreccia con la competizione geopolitica, rischiando di alimentare nuove tensioni e conflitti. Sono scenari in cui il ruolo della diplomazia tecnologica emerge come una dimensione essenziale della politica globale: creare ponti per rafforzare le relazioni tra le nazioni è fondamentale per fronteggiare i problemi comuni e promuovere una gestione etica ed inclusiva del progresso.  […] L’azione diplomatica, tra le sue priorità, deve promuovere un dialogo aperto tra scienziati, governi, imprese e società civile, per garantire che l’accesso alle nuove tecnologie non diventi uno strumento di dominio o esclusione, ma un fattore di collaborazione e crescita condivisa. La responsabilità etica non è un optional, ma una condizione imprescindibile per navigare in un mondo dove l’equilibrio tra innovazione e controllo, tra potere e umanità, è quanto mai fragile.

[…] Le minacce del ventunesimo secolo sono interconnesse, collettive e di natura sempre più esistenziale, come evidenziato dalle pandemie, dal cambiamento climatico, dalla guerra informatica, dalla militarizzazione dello spazio, dalla disinformazione di massa. Queste sfide non possono essere affrontate esclusivamente con strumenti militari o con i trattati, ma richiedono un nuovo approccio che integri prospettive provenienti da diverse discipline.

Il futuro che ci attende non è già scritto: è il risultato delle decisioni che prenderemo oggi. Per questo, è fondamentale abbracciare una visione ispirata al multilateralismo, che metta al centro la dignità umana, la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale.

Costruire il domani significa impegnarsi a fare della tecnologia una forza che unisce, e non che divide; una leva per favorire la pace, e non per alimentare nuovi conflitti; un’occasione per rafforzare la cooperazione internazionale e la solidarietà. Il cammino non è certo facile, ma la posta in gioco è altissima: il nostro futuro collettivo, in equilibrio tra scienza, etica e politica.


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