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Per guardare a Sud la Germania usa la lente italiana. L’analisi di Bagger

L’intervento dell’ambasciatore tedesco Thomas Bagger a Roma mette in luce il Mediterraneo come nuovo asse strategico della cooperazione tra Germania e Italia, con Imec e i porti italiani al centro della proiezione europea verso India e Medio Oriente. In un contesto globale sempre più instabile, Berlino e Roma emergono come partner chiave per rafforzare l’autonomia strategica e la capacità di iniziativa dell’Unione europea

Quando l’ambasciatore tedesco Thomas Bagger riflette sul ruolo dell’Italia nella strategia europea di Berlino, il Mediterraneo emerge come un asse centrale della proiezione geopolitica e geoeconomica del continente. Intervenendo alla John Cabot University nel corso di una lecture organizzata dal Guarini Institute for Public Affairs e moderato dall’associate director Enrico Fardella, Bagger ha indicato l’India–Middle East–Europe Economic Corridor (Imec) come uno dei dossier più emblematici di questo cambio di prospettiva. Formiche è stata media partner dell’evento che ha fornito una lettura privilegiata anche della relazione speciale tra le leadership italiane e tedesche, fotografata, per esempio, anche dal Telegraph lunedì.

Germania e Italia figurano entrambe tra i firmatari di Imec sin dal G20 del settembre 2023. Il valore del corridoio, nella lettura proposta dall’ambasciatore, va ben oltre la dimensione infrastrutturale: Imec rappresenta un tentativo di saldare in chiave strategica le relazioni geoeconomiche tra Europa, Medio Oriente e India in un momento in cui catene del valore, rotte commerciali e allineamenti politici sono sottoposti a forti tensioni. Una dinamica destinata a rafforzarsi ulteriormente con la prossima firma definitiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India, che potrebbe fornire al corridoio una cornice normativa e commerciale più solida.

In questo quadro, il riferimento di Bagger a Trieste e Genova assume un significato preciso. I due poeti vengono individuati come nodi naturali di una più ampia architettura di connettività indo-mediterranea, capace di collegare il Sud Europa al cuore industriale tedesco. È una lettura che lega direttamente la valorizzazione dei porti mediterranei italiani alla profonda integrazione tra il Nord Italia e la Germania meridionale, dove filiere produttive, distretti manifatturieri e piccole e medie imprese sono già strettamente interconnessi. Un asse che permette a Berlino una connessione diretta, multimodale con l’India e l’Oriente

Imec diventa così parte di una narrazione più ampia, in cui l’Italia si configura come piattaforma strategica per la proiezione tedesca verso Sud. Per Berlino, Roma non è soltanto un partner mediterraneo, ma un’interfaccia essenziale per corridoi energetici, logistici e commerciali che attraversano il Nord Africa, il Golfo e si estendono fino all’India. In questo senso, il rafforzamento della connessione diretta Italia-India non è visto come un’alternativa, ma come un moltiplicatore di opportunità anche per la Germania.

A partire da questa prospettiva regionale, Bagger ha allargato l’analisi allo stato complessivo delle relazioni bilaterali, sostenendo che Berlino e Roma attraversano oggi una fase di allineamento politico e strategico che non si registrava da decenni. La stabilità politica italiana, unita alla crescente consapevolezza tedesca sulla fragilità delle proprie dipendenze esterne, avrebbe aperto lo spazio per una cooperazione più ambiziosa e strutturale. L’Italia, in questa lettura, smette di essere un interlocutore prevalentemente tattico e diventa un partner con cui costruire progetti di lungo periodo. Tutto emerso durante il vertice inter-governativo, che Bagger ha analizzato con un editoriale su Formiche.

Il contesto che fa da sfondo a questa convergenza è segnato da forti elementi di discontinuità. Bagger ha richiamato una Russia sempre più revisionista e aggressiva, una Cina che si è trasformata in un rivale sistemico capace di esercitare pressioni crescenti sui modelli economici europei, e un alleato statunitense che, pur restando centrale per la sicurezza del continente, appare oggi più imprevedibile che in passato. Insieme, questi fattori hanno messo in discussione i pilastri su cui si è retta la prosperità europea del dopoguerra, imponendo un ripensamento delle priorità in materia di difesa, tecnologia e riduzione delle vulnerabilità strategiche.

Anche sul piano interno all’Unione europea, i tradizionali motori dell’integrazione appaiono in affanno. Francia e Polonia, partner fondamentali per Berlino, sono limitate da dinamiche politiche domestiche complesse, mentre il Regno Unito opera ormai fuori dal perimetro comunitario. In questo scenario, l’Italia emerge come un attore relativamente più stabile e con una chiara disponibilità a rafforzare il coordinamento con la Germania su dossier chiave.

Queste considerazioni hanno trovato una traduzione concreta nel vertice bilaterale italo-tedesco del 23 gennaio a Roma, descritto da Bagger non come un passaggio formale, ma come un punto di svolta. Il summit ha prodotto un articolato piano d’azione e un nuovo accordo intergovernativo su sicurezza, difesa e resilienza, che spazia dalla cybersicurezza alle infrastrutture critiche, dagli armamenti allo spazio, ricorda l’ambasciatore. In parallelo, un forum economico ha confermato la profondità dei legami industriali, con un interscambio che sfiora i 160 miliardi di euro annui e mantiene un equilibrio sostanziale.

Al di là dei documenti, però, l’elemento decisivo resta politico. Nella lettura della feluca tedesca, la cooperazione efficace nasce dalla fiducia tra leader e dalla capacità di impegnarsi su obiettivi che vadano oltre la gestione quotidiana delle crisi. È proprio questa fiducia, ha sottolineato, che oggi sembra consolidarsi tra Berlino e Roma.

Il 2026 aggiunge infine una dimensione simbolica e operativa: settantacinque anni dopo la riapertura delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania, in un passaggio che contribuì alle fondamenta dell’integrazione europea, i due Paesi si trovano di fronte a una nuova finestra di opportunità. Dai corridoi energetici al futuro geoeconomico, dai porti mediterranei alla cooperazione industriale e politica, la direttrice Sud appare sempre più come uno degli assi su cui può poggiare l’adattamento europeo a un mondo più frammentato e competitivo. La Germania c’è, con l’Italia.


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