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Spionaggio e università. L’allerta dell’intelligence UK su Cina e Russia

L’intelligence britannica ha avviato una serie di briefing riservati senza precedenti con il mondo universitario e politico per contrastare le crescenti attività di interferenza straniera. I vertici di MI5 e National Cyber Security Centre hanno incontrato i leader di oltre 70 atenei e rappresentanti di tutti i partiti, mettendo in guardia da operazioni condotte in particolare da Cina e Russia per influenzare ricerca, didattica e processi democratici

L’intelligence britannica ha alzato il livello di guardia su università e politica. In una serie di briefing riservati e senza precedenti, i vertici della sicurezza del Regno Unito hanno avvertito leader accademici e rappresentanti politici dell’intensificarsi delle attività di interferenza e spionaggio da parte di attori statali ostili, con particolare riferimento a Cina e Russia.

La minaccia

Secondo quanto riportato da The Independent, Ken McCallum, direttore generale dell’MI5, e Richard Horne, amministratore delegato del National Cyber Security Centre, hanno incontrato i vice-chancellor di oltre 70 università britanniche. Al centro degli incontri, le modalità con cui apparati stranieri cercano di influenzare ricerca e didattica, arrivando a reclutare personale accademico e studenti attraverso piattaforme professionali come LinkedIn o tramite incentivi economici.

Parallelamente, in un briefing definito “first of its kind”, i due responsabili dell’intelligence hanno informato esponenti di tutti i partiti politici sui tentativi di manipolazione dei processi democratici britannici. Un segnale simbolico e pratico della crescente convergenza, nella valutazione di Londra, tra minacce alla sicurezza nazionale, cyberspazio e mondo accademico.

Già a novembre l’MI5 aveva messo in guardia parlamentari e staff di Westminster da attività di spionaggio cinese condotte tramite società di recruitment. Successivamente, a dicembre, il governo aveva annunciato una revisione sull’interferenza finanziaria straniera dopo la condanna dell’ex leader gallese di Reform Uk per aver accettato tangenti russe durante il suo mandato da eurodeputato.

Il briefing alle università, annunciato anch’esso a novembre, rientra in un pacchetto di misure contro l’ingerenza statale nell’istruzione superiore. Il piano prevede un investimento di 3 milioni di sterline e la creazione di un portale sicuro che consenta ai vertici accademici di segnalare direttamente ai servizi di sicurezza approcci sospetti. Il Dipartimento per l’Istruzione avvierà inoltre una consultazione con il settore per un servizio di consulenza proattivo, mentre nuove linee guida – pubblicate oggi – sono pensate per aiutare studenti e personale a riconoscere i rischi.

Una difesa consapevole

Il ministro delle Competenze, Jacqui Smith, ha sottolineato che la reputazione internazionale degli atenei britannici li rende “un obiettivo primario” per Stati ostili intenzionati a condizionare o censurare ricerca e insegnamento. “Difendere l’ambiente accademico, ha affermato, significa lavorare insieme, governo e università, contro le pressioni politiche di attori statali stranieri”.

Sulla stessa linea il ministro della Sicurezza Dan Jarvis, che ha parlato di un attacco diretto “al nostro modo di vivere”, annunciando nuovi strumenti per collegare gli atenei agli esperti di sicurezza e rafforzare i meccanismi di segnalazione delle interferenze; mentre dal mondo universitario, Tim Bradshaw ha accolto positivamente l’istituzione di un punto di contatto unico, ritenuto essenziale per consentire alle istituzioni di reagire in modo rapido e coordinato.

Il contesto resta però delicato. Sempre a novembre, alcuni legali avevano sostenuto che un’università britannica avesse interrotto una ricerca sul lavoro forzato in Cina dopo pressioni di Pechino. Documenti interni della Sheffield Hallam University, ottenuti tramite richieste FoI (freedom of information), indicavano il blocco dell’attività della professoressa Laura Murphy, esperta di diritti umani. L’ateneo ha poi presentato scuse formali e confermato il proprio sostegno alla prosecuzione dello studio.

L’orizzonte

Nel quadro che emerge dai briefing, università e istituzioni democratiche rappresentano veri e propri nodi interconnessi di un’unica superficie di attacco. La competizione tra Stati si gioca sempre meno sul piano convenzionale e sempre più su quello cognitivo, informativo e tecnologico, dove ricerca scientifica, produzione di conoscenza e formazione delle élite diventano asset sensibili. Per il Regno Unito, rafforzare la resilienza degli atenei significa preservarne l’autonomia, evitando che la sicurezza si traduca in un freno alla libertà accademica. In un contesto della competizione sistemica con potenze autoritarie, l’istruzione superiore e la democrazia rappresentativa divengono infrastrutture critiche. Difenderle richiede coordinamento, trasparenza e una consapevolezza condivisa del rischio. E, soprattutto, la capacità di riconoscere che l’influenza straniera si manifesta anche mediante relazioni accademiche, finanziamenti opachi e condizionamenti indiretti che agiscono nel lungo periodo.


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