L’Italia dimostra di saper generare startup tecnologiche capaci di attrarre fiducia e capitali anche in settori strategici come la difesa e il dual use. Mirai Robotics, azienda italiana con sedi in Puglia e Milano, raccoglie 4,2 milioni di euro per sviluppare sistemi marittimi autonomi che integrano robotica e intelligenza artificiale. Una ulteriore dimostrazione della profonda trasformazione che sta interessando il comparto industriale del defence-tech e del dual use
La corsa globale all’autonomia in mare registra un nuovo protagonista italiano. La startup Mirai Robotics, con sedi in Puglia e a Milano, ha raccolto circa 4,2 milioni di euro in un round iniziale di finanziamenti per sviluppare sistemi marittimi autonomi e intelligenti capaci di operare in qualsiasi condizione oceanica. L’obiettivo è costruire una piattaforma tecnologica che integri robotica, intelligenza artificiale e sensoristica avanzata per trasformare il modo in cui navi e infrastrutture marittime vengono monitorate, controllate e utilizzate. In un contesto in cui la sicurezza marittima e la sorveglianza degli oceani stanno diventando sempre più centrali per governi e industrie, la tecnologia sviluppata dall’azienda si inserisce chiaramente nel filone delle applicazioni dual use, con potenziali ricadute sia civili sia militari.
Un nuovo approccio tecnologico al dominio marittimo
Il mare è uno degli spazi meno monitorati del pianeta. Copre circa il 71% della superficie terrestre e rappresenta al tempo stesso un’infrastruttura economica globale e un dominio strategico sempre più conteso. La crescente attenzione per la sicurezza delle rotte commerciali, la protezione delle infrastrutture offshore e il controllo delle attività marittime illegali sta accelerando gli investimenti in tecnologie autonome. In questo scenario si inserisce Mirai Robotics, che sta sviluppando un’infrastruttura tecnologica per l’autonomia navale. L’azienda punta a creare un ecosistema integrato che unisce sistemi robotici, piattaforme software e capacità di raccolta e analisi dei dati. L’idea è semplice ma ambiziosa: trasformare le imbarcazioni in sistemi “software-defined”, capaci di navigare autonomamente, raccogliere informazioni e prendere decisioni operative in tempo reale. Secondo la società, l’obiettivo è costruire “l’autonomous stack che l’oceano necessita”, una piattaforma che integri sensori, algoritmi di intelligenza artificiale e sistemi di comando in un’unica architettura operativa.
Come funzionano le navi autonome
Il cuore della tecnologia sviluppata dalla startup è una piattaforma di autonomia marittima basata su robotica avanzata e fusione di sensori. Il sistema combina dati provenienti da radar, telecamere, LiDAR e sistemi di navigazione satellitare per costruire una rappresentazione digitale dell’ambiente circostante e permettere alla nave di muoversi in sicurezza. A questo livello hardware si affianca un sistema software che integra algoritmi di percezione, pianificazione e decisione. Il risultato è un’architettura capace di gestire missioni completamente autonome o operazioni supervisionate a distanza, con una navigazione cosiddetta “dock-to-dock”: dalla partenza all’arrivo senza intervento umano. La piattaforma è pensata per imbarcazioni di dimensioni relativamente contenute – sotto i 30 metri – ma con un ampio spettro di applicazioni. Tra queste figurano il monitoraggio delle infrastrutture offshore, l’ispezione di impianti energetici, la sorveglianza marittima e le operazioni di supporto logistico. In parallelo, la startup sta sviluppando anche veicoli di superficie senza equipaggio, i cosiddetti Autonomous surface vehicles (Asv), progettati per missioni di lunga durata e per operare in ambienti dove la presenza umana è difficile o costosa.
Il potenziale dual use
La dimensione dual use è probabilmente l’aspetto più rilevante della tecnologia sviluppata da Mirai Robotics. L’autonomia marittima rappresenta infatti una delle aree di maggiore interesse per le forze armate e le agenzie di sicurezza. Sistemi autonomi possono garantire una presenza persistente in mare, effettuando missioni di sorveglianza per settimane senza la necessità di rotazioni dell’equipaggio. Questo riduce drasticamente i costi operativi e aumenta la capacità di controllo su vaste aree marittime. Tra le applicazioni più immediate figurano le missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione, la protezione di infrastrutture energetiche e il pattugliamento di acque sensibili. La stessa architettura tecnologica può essere utilizzata anche in ambito civile. Le compagnie energetiche offshore, ad esempio, stanno investendo sempre più in sistemi autonomi per l’ispezione di piattaforme e condotte sottomarine, mentre il settore della logistica marittima guarda con interesse a imbarcazioni autonome per ridurre costi e rischi operativi.
L’interesse degli investitori
Il round annunciato da Mirai Robotics non è legato a una specifica commessa pubblica, ma rappresenta un finanziamento di venture capital destinato allo sviluppo della tecnologia. Si tratta di un round pre-seed da circa 4,2 milioni di euro guidato dal fondo italiano Primo Capital, con la partecipazione di altri investitori early stage attivi nel settore deep tech come Techshop e 40Jemz Ventures. Le risorse raccolte serviranno a rafforzare il team di ingegneri e ricercatori, accelerare lo sviluppo dell’architettura software e hardware per l’autonomia marittima e avviare le prime sperimentazioni operative in mare. L’obiettivo della startup è arrivare rapidamente alla fase di dimostrazione tecnologica e alla collaborazione con partner industriali e istituzionali, in particolare nei settori dell’energia offshore, della sicurezza marittima e della logistica navale.
















