Il conflitto mediorentale mette in pausa i piani dell’azienda americana per connettere l’intera regione. Un problema non di poco conto, e tutt’altro che nuovo, che mette in luce la strategicità e la vulnerabilità delle infrastrutture
Che la guerra in Iran avesse ripercussioni in tutta la regione (e oltre) era chiaro. La questione interessa da vicino anche le Big Tech. Meta, ad esempio, è stata costretta a mettere in pausa il suo mega progetto infrastrutturale per potenziare e allargare i servizi Internet in Medio Oriente.
2Africa è un piano enorme. Parliamo di un sistema di cavi sottomarini – il modo più veloce per la trasmissione dei dati – che si estende per 45.000 chilometri e che tocca Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait, Oman, Pakistan e India. Mancano ancora due sezioni da completare, una nel Golfo Persico e un’altra nel Mar Rosso. Quando sarà ultimato, il progetto sarà il più grande sistema di cavi in fibra ottica al mondo. Il problema è capire quando. La società statale francese che si occupa della posa dei cavi, l’Alcatel Submarine Networks, ha deciso di fermarsi in quanto non riesce più a garantire la sicurezza dei suoi lavoratori.
Mettere le mani su quei cavi sottomarini può essere infatti fortemente rischioso. Non solo perché l’escalation regionale è tutt’altro che prossima ad esaurirsi. I cavi, sottolinea Bloomberg, potrebbero essere stati danneggiati dalle navi affondate dai missili iraniani. Resta poi il problema del post-guerra, quando verrà affrontato il tema degli ordigni rimasti inesplosi che rappresenteranno una minaccia. Tutto questo ovviamente ha ripercussioni non solo sui progetti ancora in cantiere. A risentirne è anche il traffico Internet, che è ancora garantito ma a una potenza inferiore. E ci sono ancora le linee terrestri tra Oman e Arabia Saudita.
Meta ha delle soluzioni alternative, ma non per oggi. Alcuni progetti sono ancora in fase di esplorazione. Come il Waterworth, che collegherà Stati Uniti, Brasile, Sudafrica e India. Prima di averlo disponibile però dovranno passare anni.
Va da sé che il settore tecnologico può fino a un certo punto. La vicenda piuttosto mette ancora una volta in risalto quanto siano strategiche e allo stesso tempo vulnerabili certe infrastrutture. Nell’attuale conflitto in Iran potrebbe presto aggiungersi la variabile degli Houthi. Nei mesi scorsi, le milizie yemenite hanno creato più di qualche grattacapo con il lancio di missili nel Mar Rosso, danneggiato alcuni cavi (poi riparati) e interrompendo i lavori del progetto 2Africa. A fermarsi è stata anche Orange, che si sta occupando della costruzione di cavi sottomarini per il Sea-Me-We 6, così come è stato messo temporaneamente in pausa il progetto FIG supervisionato dalla società qatarina Ooredoo.
La questione interessa tutti. Nel 2024, quando erano stati danneggiati giusto tre cavi nel Mar Rosso, il traffico internet tra Asia, Europa e Medio Oriente si era ridotto di un quarto. Dall’Iran non sembrano emergere segnali su un probabile attacco dei cavi sottomarini. Ma danneggiarli potrebbe rientrare nella guerra asimmetrica lanciata dalla Repubblica islamica.
















