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Quella tra Russia e Corea del Nord è un’economia di guerra condivisa. Ecco perché

Tra logistica clandestina, spedizioni via mare e ferrovia e valori miliardari, il rapporto tra Russia e Corea del Nord assume una dimensione sistemica, destinata a incidere sugli equilibri strategici ben oltre il solo teatro ucraino

L’asse tra Russia e Corea del Nord non è più soltanto una convergenza politica tra due Paesi isolati, ma una relazione economico-militare strutturata, con volumi e implicazioni strategiche che iniziano a diventare più chiari. È questo il quadro delineato dal report del Nato Defense College “Trade off: an economic analysis of North Korean-Russian relations”, che prova a quantificare il valore materiale degli scambi clandestini tra Mosca e Pyongyang e a leggere questa cooperazione come un vero sistema di compensazione reciproca. Munizioni e uomini che arrivano da Pyongynag, con Mosca che fornisce in cambio petrolio, derrate alimentari, know-how e sostegno tecnologico.

Il punto di partenza dell’analisi proposta da Giangiuseppe Pili, Cosimo Meneguzzo e Roman Kolodii è, come si può facilmente intuire, la guerra in Ucraina. Secondo gli autori la Russia ha trovato nella Corea del Nord una risposta alla necessità urgente di alimentare una guerra d’attrito ad alta intensità, soprattutto sul piano dell’artiglieria. Pyongyang avrebbe fornito a Mosca munizioni, razzi Grad, proietti per Rpg e altri sistemi militari che, pur considerati spesso obsoleti o comunque di qualità inferiore rispetto agli standard occidentali, si sono rivelati comunque adeguati a sostenere il ritmo operativo russo sul campo. A questo si sarebbe aggiunto anche il contributo di personale nordcoreano, sia in forma di manodopera sia, più di recente, con l’invio di truppe.

Secondo il documento, soltanto nei pochi mesi compresi tra settembre 2023 e febbraio 2024 la Corea del Nord avrebbe trasferito alla Russia oltre 10.000 container di materiale bellico o con funzioni impiegabili sul campo di battaglia. Sulla base di un’analisi quantitativa costruita con immagini satellitari, dati Osint e stime sulla capacità di carico delle navi coinvolte, gli autori calcolano che il valore di queste spedizioni si collocherebbe tra 4,3 e 4,8 miliardi di dollari. Una cifra notevole, soprattutto se confrontata con le dimensioni dell’economia nordcoreana, considerando che si tratterebbe di un ammontare pari a circa tre volte il budget della difesa della Corea del Nord per il 2023.

La dimensione logistica è uno degli aspetti più interessanti del documento. Il trasferimento delle armi sarebbe avvenuto via mare dal porto nordcoreano di Rajin verso infrastrutture russe come Dunai, per poi proseguire in gran parte su ferrovia verso aree interne come Tikhoretsk, nella regione di Krasnodar. Il report ricostruisce il ruolo di alcune navi specifiche e descrive una catena di trasporto relativamente efficiente, benché vulnerabile a colli di bottiglia e sabotaggi.

Il dato economico, però, non esaurisce il significato politico della relazione, sospinta da una condizione di necessità reciproca. Mosca ha bisogno di volumi elevati di armamenti convenzionali prontamente utilizzabili, così da preservare capacità industriali e forza lavoro per altri segmenti cruciali del proprio apparato bellico. Pyongyang, invece, necessita di risorse vitali per la sopravvivenza del regime, dal petrolio raffinato al cibo, dai fertilizzanti alla valuta e alla tecnologia e probabilmente assistenza tecnica in settori sensibili.

L’analisi si spinge poi oltre il primo ciclo di trasferimenti. Per il periodo successivo, fino ad aprile 2025, il report stima ulteriori consegne di armamenti per un valore superiore ai 3 miliardi di dollari. Se il ritmo attuale dovesse mantenersi, nei prossimi tre-cinque anni gli scambi complessivi legati a transhipment e forniture militari potrebbero collocarsi in un range che spazia tra i 9 e i 15 miliardi di dollari. Segnale di un rapporto che assume sempre di più caratteri strutturali.


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