Alla presentazione del libro di Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos, “Berlusconi, il mondo secondo lui. Una lezione di politica estera nell’attuale disordine globale”, non poteva non fare la sua incursione l’attualità, da Sigonella agli effetti delle guerre sul referendum. A parlarne all’Aperithink di Formiche, assieme all’ex ambasciatore, anche il senatore Pier Ferdinando Casini
Da Putin a Sigonella, dalla crisi in Medio Oriente al rapporto con l’Unione europea. Giovanni Castellaneta capisce bene che stiamo vivendo anni di cambiamenti radicali, in un mondo sempre più incerto in cui i conflitti si moltiplicano e così anche le incertezze. Per questo scrivere il libro “Berlusconi, il mondo secondo lui. Una lezione di politica estera nell’attuale disordine globale” (Guerini e associati) insieme a Marco Carnelos, ha avuto il senso non solo di ricordare una parte del percorso di governo di Berlusconi di cui poco si è parlato (e di cui Castellaneta è stato protagonista come consigliere diplomatico), ma anche, forse, quella di creare una guida in quel disordine che oggi riempie le prime pagine dei quotidiani.
Il libro, presentato ieri a Roma in occasione dell’Aperithink di Formiche, è stato quindi lo spunto per parlare con l’autore delle crisi di ieri e di oggi, insieme a un interlocutore come Pier Ferdinando Casini, che in quegli anni già calcava la scena politica da veterano, e con la moderazione della direttrice della rivista Formiche Flavia Giacobbe.
“Su due aspetti Berlusconi può essere un punto di riferimento”, ha premesso Castellaneta: “La volontà di dialogo, che nasce dalla sua storia di imprenditore aperto e attento agli interessi di tutti, senza dimenticare l’interesse dell’Italia, e la volontà di essere protagonisti, che lo portava ad essere un trascinatore anche nei contesti internazionali”. Di Berlusconi si ricorda in particolar modo l’amicizia con George W. Bush, un rapporto personale oltre che diplomatico. Perché è vero che all’allora presidente del Consiglio stavano strette le consuetudini diplomatiche che l’hanno spesso portato ad essere paragonato a Donald Trump, cosa di cui lui, Berlusconi, non era particolarmente felice, ha ricordato Castellaneta.
Per il senatore Casini, però, non sono i rapporti individuali che fanno la politica estera. “Non ho mai pensato che i rapporti personali possano sostituire la brutalità della forza dei Paesi”, ha confessato, “ma è vero che in parte possono aiutare”. Però, ha aggiunto Casini, le relazioni internazionali sono altro, “e noi possiamo fare tutti i Piani Mattei che vogliamo, ma sappiamo che in contesti come la Libia a contare davvero sono Francia e Russia”, e non riconoscerlo non aiuta a migliorare la posizione dell’Italia.
E parlando di rapporti personali, non si può non fare accenno con quello che Berlusconi riuscì a tessere con Vladimir Putin. “Io sono sostenitore dell’Ucraina, che combatte una guerra difensiva contro un aggressore, che è la Russa, ma un merito di Berlusconi fu quello di riuscire ad avvicinare Putin all’occidente con l’incontro con Bush a Pratica di Mare”. Si trattava di “un altro Putin, quello capace di rispettare la regola del doppio mandato e fare un passo indietro seppur formale”, aggiunge Casini, e che oggi non esiste più.
E poi si arriva all’oggi, alla scelta del governo italiano di non concedere l’uso della base di Sigonella a un bombardiere Usa. “Non c’è frastuono”, ha sottolineato Casini, “litighiamo su tutto ma non questa volta”, riferendosi a maggioranza e opposizione.
Eppure per l’ambasciatore Castellaneta forse avrebbe giovato un po’ di discrezione in più. “L’uso della base di Sigonella è regolato da trattati tra gli Stati Uniti e l’Italia”. C’è poi una tradizione, da Craxi ad Andreotti, che porta a intervenire “quando la sovranità nazionale è messa in discussione. Quello che non capisco è perché questa decisione sia stata resa pubblica in modo così forte”, ha sottolineato l’ambasciatore. “Queste cose si regolano in maniera più discreta”.
E se un tempo la politica estera non portava voti, è vero che oggi proprio la politica estera ha avuto un forte effetto, ad esempio, sul referendum sulla Giustizia del 22 e 23 marzo. “Non c’è dubbio che il muro di Berlino sia caduto in testa alla Democrazia cristiana e non ai comunisti come Trump è caduto in testa a Meloni e non alle opposizioni”, ha chiarito Casini. “Solo il 10% degli italiani ha votato davvero nel merito della riforma, il restante ha fatto una scelta politica. Lo dico da osservatore, oggi Giorgia Meloni ha un tema gigantesco nel rapporto con Donald Trump, tutto quello che sembrava un’opportunità ora è un problema”, ha aggiunto. “Perché oggi c’è stata questa esposizione su Sigonella?”, si domanda Casini. “Perché probabilmente si vuole appalesare che non c’è una complicità”.
D’altra parte le opposizioni non sono messe meglio. Se non riusciranno a trovare una piattaforma di politica estera comune si troveranno molto in difficoltà, ha aggiunto il senatore, soprattutto su un tema: l’Ucraina. Anche qui, insomma, prove di diplomazia.
















