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Trump attacca il Papa. Perché il gelido silenzio in Vaticano è emblematico

Dai Vescovi alle parrocchie, i cattolici americani si stanno già mobilitando per condannare quelle che la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha definito “parole denigratorie contro il Santo Padre”. L’analisi di Gianfranco D’Anna

“Si è scomunicato da solo” è il gelido, silenzioso, commento che trapela dal Vaticano. Le pesanti esternazioni del presidente Donald Trump, come vengono definite, alzando le sopracciglia, dalla segreteria di Stato della Santa Sede non hanno minimamente alterato il sorriso sereno di Papa Leone XIV in partenza per il viaggio apostolico di 10 giorni in Africa.

“ I Trump passano, la Chiesa resta “ sibila un Monsignore a Piazza San Pietro, dopo avere ascoltato esterrefatto da un giornalista termini, toni e modi con i quali il tycoon ha sparato a zero sul primo Pontefice americano della storia. Un attacco senza precedenti, che segna una rottura inimmaginabile tra la Casa Bianca e il Vaticano.

In un lungo e acido post sui social, mentre era ancora sull’Air Force One di ritorno dalla Florida, Trump ha definito Papa Leone un “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”, riferendosi ai continui appelli per la pace del Pontefice che ha condannato la guerra e i guerrafondai.

“Leone”, ha affermato il presidente americano, “dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un Grande Pontefice, anziché un politico. Non voglio un papa – ha ribadito senza freni Trump – che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante”.

Il tycoon è arrivato perfino a rivendicare il merito dell’elezione di Robert Francis Prevost al Soglio di Pietro: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano. Si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Usa. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”, ha insinuato Trump al culmine di quello che già sulla stampa americana e mondiale viene definito un delirio che avrà l’effetto di un boomerang perché comporterà per l’inquilino della Casa Bianca un ulteriore enorme perdita di consensi fra gli elettori repubblicani, conservatori ma soprattutto cattolici degli States.

” Parole ripugnanti”, le ha definite il senatore democratico statunitense Mark Kelly. “Come cattolico – ha aggiunto il parlamentare – trovo ripugnante che il presidente degli Stati Uniti attacchi pubblicamente il successore di Pietro perché, è in difficoltà. La sua guerra con l’Iran ha causato morti e feriti tra i militari americani e la morte di bambini iraniani”. Kelly ha inoltre affermato che Trump continuerà ad “attaccare chiunque e qualsiasi cosa” per proteggere sé stesso, “anche la Chiesa, in cui milioni di americani trovano fede e conforto ogni giorno”.

Più di ogni altra cosa, mentre il mondo occidentale sta prendendo coscienza della penultima intemerata di Trump, il silenzio del Vaticano è quanto mai emblematico. Sempre più criticato, isolato, assediato, lambito dal gravissimo scandalo del pedofilo Epstein, al 47° presidente degli Stati Uniti, dopo il fondamentalismo islamico, mancava nel foltissimo numero dei nemici e detrattori la bimillenaria Chiesa Cattolica. Un’istituzione religiosa connaturata con l’umanità. “Si è scomunicato da solo” rilancia la vox populi d’oltre Tevere.

Disarmato e disarmante, il luminoso sorriso benedicente di papa Leone XIV in partenza per luoghi d’origine dei  Sant’Agostino, un gigante della fede capace di parlare al cuore di chiunque al quale si ispira in suo pontificato, troverà durante il viaggio in Africa le parole giuste per perdonare, disinnescare e abbandonare nel vortice della storia anche l’irriducibile Trump.


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