La controllata del più grande operatore cinese nel campo dei data center sta per lanciare un’Ipo simultanea sia a Wall Street, sia a Singapore, per raccogliere oltre cinque miliardi di dollari. Segno, inequivocabile, che Pechino sulla questione dati non ha intenzione di arretrare di un millimetro
Il patrimonio del futuro, ma forse anche del presente, sono i dati, personali o finanziari che siano, inutile girarci intorno. E i data center sono i nuovi centri di potere. Sarebbe il caso di guardarsi le spalle da chi, dei dati, vuole fare un’arma impropria. La Cina è senza dubbio sorvegliata speciale, come dimostrano i crescenti allarmi sulle minacce della tecnologia made in Dragone (dentro ci sono anche le rinnovabili), alle banche dati d’Occidente. E che Pechino faccia sul serio, lo prova anche un’operazione finanziaria di calibro decisamente grosso.
DayOne, ex divisione internazionale di Gds Holdings, il più grande operatore cinese di data center, punta infatti a diventare una delle prime aziende a quotarsi contemporaneamente sia a Singapore, sia a New York, in una doppia Ipo destinata a raccogliere oltre 5 miliardi di dollari. Soldi presi dal mercato che serviranno a finanziare, almeno in parte, la gigantesca infrastruttura data del Dragone. Nel dettaglio, l’Ipo presso la Borsa di Singapore dovrebbe diventare una delle più grandi quotazioni avvenute in quel mercato nell’ultimo decennio. Inizialmente DayOne aveva valutato una quotazione esclusiva a New York, ma sarebbe stata convinta dai funzionari del mercato azionario di Singapore a procedere con una doppia quotazione, sia sul versante orientale, sia su quello occidentale. La società, comunque, dovrebbe essere valutata circa 20 miliardi di dollari.
Ma chi è DayOne? L’azienda è stata fondata nel 2022 per detenere gli asset e le operazioni internazionali di data center di Gds al di fuori della Cina e lo scorso anno è stata rinominata DayOne e separata da Gds dopo aver ricevuto 1,2 miliardi di dollari di finanziamenti da diversi investitori internazionali. Gds mantiene, in questo modo, una partecipazione di minoranza e il fondatore, William Huang, siede ancora nel consiglio di amministrazione di DayOne, dopo aver lasciato il ruolo di presidente il mese scorso.
Altro segnale, il Parlamento di Singapore ha approvato nuove leggi la scorsa settimana per consentire le doppie quotazioni, tanto da aspettarsi fino a cinque dual listing entro quest’anno. Non è, però, che il resto del mondo se ne stia con le mani in mano. Anzi. Anche l’Italia, ne suo piccolo, lavora alla propria crescita sul fronte dei data center. Pochi giorni fa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha incontrato a Palazzo Piacentini i vertici di EdgeConneX, fornitore globale di data center con oltre 80 strutture attive in più di 60 mercati e 20 Paesi, acquisito nel 2020 da Eqt Infrastructure IV, fondo della piattaforma svedese Eqt.
Al centro del confronto, il piano di investimenti della società in Italia, che prevede la realizzazione di tre nuovi data center, in provincia di Lodi e nell’area sud di Milano, per un valore complessivo di 6 miliardi di euro. Il sito di Lodi, in particolare, sarà tra i più grandi d’Europa e sarà dedicato allo sviluppo e all’elaborazione di applicazioni legate all’intelligenza artificiale, con soluzioni innovative sul piano energetico e della sostenibilità ambientale.















