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Meno truppe Usa in Ue, quante spine verso il vertice Nato di Ankara

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Stop improvviso al dispiegamento della brigata Usa “Black Jack” in Europa: il Pentagono riduce la presenza militare per concentrarsi su Indo-Pacifico e difesa interna. Preoccupazione nella Nato, con la Polonia che minimizza ma resta in allerta. Il tema pesa anche in vista del vertice dell’Alleanza di Ankara, chiamato a rafforzare la risposta comune

Un segnale? Una provocazione? L’anticamera di cosa potrebbe accadere in un futuro non troppo lontano? I Paesi europei della Nato sono scossi dalle indiscrezioni apparse sul Wall street journal, in cui si dà conto della decisione del Pentagono di annullare a sorpresa il dispiegamento della brigata corazzata “Black Jack” in Europa, quella per intendersi che protegge la Polonia da eventuali attacchi russi. L’equipaggiamento e alcune truppe della brigata corazzata erano già in viaggio verso la Polonia, quando il suo dispiegamento è stato bruscamente interrotto. Una mossa, questa, che rientra nella complessiva strategia trumpiana di riduzione della presenza statunitense in Europa, al fine di concentrarsi maggiormente sulla difesa nazionale e sull’Indo-Pacifico, passaggio che ha colto di sorpresa gli ufficiali militari.

La reazione polacca

Già poche settimane fa il Pentagono aveva deciso di ritirare 5.000 soldati dalla Germania, a seguito della presa di posizione pubblica da parte del cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla gestione della guerra all’Iran. Pur essendo una deriva più volte annunciata dalla Casa Bianca, è chiaro che i vertici delle Forze armate non si aspettavano una riduzione così poco graduale delle forze, che di fatto si trasforma in vera e propria interruzione di una missione già avviata. Varsavia dal canto suo prova a gettare acqua sul fuoco, sostenendo che la decisione è in linea con il maxi piano di riorganizzazione. Secondo il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Marcin Kosiniak-Kamysz “il piano non riguarda la Polonia, bensì il cambiamento, già annunciato, relativo alla presenza di alcune forze armate statunitensi in Europa”. Cezary Tomczyk, alto funzionario della difesa polacca, ha scritto su X che “questo messaggio riguarda la Germania. Non riguarda la Polonia. La Polonia cerca costantemente di aumentare la presenza delle truppe statunitensi”.

Il rischio di minimizzare

Come è noto, la Polonia teme non poco per l’attivismo russo sul proprio fronte orientale, per questa ragione la settimana scorsa il governo ha fatto sapere che stava investendo in infrastrutture militari tali da rendere possibile l’accoglienza di un maggior numero di truppe statunitensi: da tempo Varsavia chiede a gran voce un potenziamento delle truppe statunitensi in loco. Già dopo il 2022 il contingente Usa non è mai sceso al di sotto delle diecimila unità, ma la perdita della 2ª Brigata del 1° Reggimento di Cavalleria, che si stava preparando a schierare quasi 4.000 soldati in Polonia e in altre aree del fianco orientale della Nato, rischia di rappresentare un favore a Mosca. Durante un’audizione al Congresso dello scorso martedì sul bilancio dell’Esercito, né il Segretario dell’Esercito Dan Driscoll né il Generale Christopher LaNeve, Vice Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, hanno menzionato la cancellazione del dispiegamento.

Verso il vertice di Ankara

Poche ore prima di questa decisione il segretario generale della Nato Mark Rutte era al desco del vertice dei Nove di Bucarest (B9) e degli Alleati Nordici, copresieduto dal presidente Nicușor Dan della Romania e dal presidente Karol Nawrocki della Polonia. Un’occasione, quella degli Alleati della Nato, dal Mar Nero all’Artico, per “dimostrare la nostra unità e la nostra determinazione a restare uniti e a difenderci da qualsiasi minaccia, da qualsiasi direzione”. In sostanza una riunione per fare le prove generali del vertice di luglio, quando da Ankara l’alleanza sarà chiamata a decidere il da farsi con più pragmatismo di quello visto fino ad oggi. Da tempo Rutte chiede un’Europa più forte in una Nato più forte, ma si tratta di obiettivi che possono essere raggiunti solo attraverso un aumento della spesa e della produzione nel settore della difesa, e con gli alleati europei che dovrebbero assumersi “maggiori responsabilità per la propria difesa convenzionale, sostenuti dalla potenza americana”. Ovvero passare dalle parole ai fatti.


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