Il ritrovamento conferma una iperattività militare e di intelligence a poche miglia dalle coste italiane, dove già si segnala la presenza di navi fantasma russe che trasportano greggio sotto sanzioni, di convogli dediti al contrabbando e a tutto un sommovimento di intelligence che deve monitorare le presenze “esterne” a cavallo tra una linea geopolitica maginot che va da Gibilterra al Bosforo
La guerra russo-ucraina è “arrivata” nello Ionio. Il drone sottomarino, la base segreta nella grotta di Capo Doukato e il convoglio russo si intrecciano con l’anomalo ma ormai certificato traffico militare che si sta sviluppando nel mare nostum. Ma l’elemento di preoccupazione è anche dato dalla prossimità della stagione estiva, in cui lo Ionio (come del resto l’intero Mediterraneo) è popolato da civili e turisti. Episodi del genere potranno ripetersi? C’è il rischio che nuove operazioni segrete registrino un numero di testimoni più alto, vista la presenza di imbarcazioni da diporto, traghetti e osservatori che già operano in quei mari e in quelle coste? Il mistero avvolge ancora il velivolo senza pilota a controllo remoto via satellite avvistato al largo di Lefkada.
Il mistero di Lefkada
I droni marittimi a guida satellitare, progettati dai servizi segreti militari ucraini, sono già stati più volte utilizzati in operazioni di sabotaggio contro obiettivi russi, come ad esempio la nave Arctic Metagaz, che trasportava gas liquefatto dalla Russia e navigava nel Mediterraneo centrale.
Sono due al momento le ipotesi più accreditate: che il drone kamikaze, con 300 kg di esplosivo a bordo, sia salpato dalle coste libiche di Misurata o che sia stato sganciato nelle acque elleniche da una nave madre. La prima opzione è verosimile, ma forse più improbabile della seconda, vista la distanza elevata. In entrambi i casi il ritrovamento conferma una iperattività militare e di intelligence a poche miglia dalle coste italiane, dove già si segnalano (in special modo tra la Sicilia e Malta) la presenza di navi fantasma russe che trasportano greggio sotto sanzioni, di convogli dediti al contrabbando e a tutto un sommovimento di svariate intelligence impegnate a monitorare le presenze “esterne” a cavallo tra una linea geopolitica maginot che va da Gibilterra al Bosforo. L’intreccio di due guerre come Ucraina e Iran può rivelarsi più complesso di quello che è stato il quadro nel Mediterraneo dall’invasione russa dell’Ucraina ad oggi.
La nuova sorveglianza marittima
Secondo alcune ricostruzioni, all’interno del veicolo di superficie senza equipaggio (Usv) sono stati ritrovati appunti scritti a mano, dettaglio che si scontra con la circostanza che si tratti di un mezzo senza equipaggio. Un disguido? Una mossa ad hoc? Una casualità?
La Grecia sta assumendo sempre più (forse come negli anni della guerra fredda) il ruolo di campo minato per le attività di spionaggio. Lo dimostra la nascita di una serie di iniziative, come la piattaforma Ussps “Panoptis”, un’unità galleggiante senza equipaggio con un dislocamento di 700 tonnellate, progettata per operare in condizioni difficili nell’ambiente marino: è stata realizzata nell’ambito del programma europeo Edidp (European Defence Industrial Development Programme) di sorveglianza marittima per monitorare come un grande occhio l’intero bacino a cui si sommerà molto pesto il Camcopter S-100, elicottero senza pilota realizzato dall’azienda austriaca Schiebel, in collaborazione con la Marina ellenica.
Scenari
Il governo greco ha spiegato di aver capito che uno “stato straniero” ha inviato un drone sottomarino al largo dell’isola ionica di Lefkada per bocca del ministro della Difesa, Nikos Dendias: “Avete visto un drone appartenente a un Paese straniero che è stato recuperato al di fuori delle acque territoriali greche qualche giorno fa… sappiamo di cosa si tratta e sappiamo più o meno cosa contiene”. Per questa ragione la scoperta ha innescato un’indagine da parte delle autorità greche per determinare come il drone sia entrato nelle acque territoriali greche e se minacce simili siano presenti nel più ampio Mar Egeo e nel Mar Ionio.
Ulteriore dimostrazione della delicatezza del momento è data da un altro elemento. Pochi giorni fa si è svolta l’esercitazione Nato “Neptune Strike” a cui hanno preso parte partecipato forze provenienti da Albania, Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Montenegro, Portogallo, Romania, Turchia e Regno Unito, assieme al gruppo d’attacco della portaerei Charles de Gaulle della Marina francese, che comprendeva la fregata italiana ITS Alpino, la fregata olandese HNLMS Eversten e la fregata spagnola Mendez Nunez, insieme a uno squadrone di aerei da ricognizione e allerta precoce E-2C Hawkeye e due squadroni di caccia Rafale.
















