Fronte sud, sicurezza cooperativa e incertezza strutturale. Sono i tre indirizzi che il presidente del consiglio Giorgia Meloni ha evidenziato nel suo saluto al trentesimo anniversario del Gruppo Speciale. “L’incertezza non è più un’eccezione, sta diventando la nuova normalità e occorre un approccio a trecentosessanta gradi, capace di leggere le minacce nella loro interconnessione e di anticiparle. È questa la cifra che l’Italia ha scelto di dare al proprio impegno nell’Alleanza atlantica”, ha spiegato
Le sfide dell’oggi, come il rapporto con gli Usa e le guerre. Quelle di domani, come il dibattito al prossimo vertice di Ankara nella consapevolezza che, come osservato da Giorgia Meloni, è il fronte sud a rappresentare una opportunità e una prospettiva. La Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato, nel suo 30esimo anniversario, presieduta da Lorenzo Cesa, ospita in questi giorni il Seminario del Gruppo Speciale Mediterraneo e Medio Oriente (GSM), un forum al quale partecipano i parlamentari dei Paesi membri della Nato e dei Paesi partner tra cui è prevista in particolare la presenza di delegati di Algeria, Austria, Bosnia ed Erzegovina, Egitto, Israele, Marocco, Qatar, Serbia, Svizzera e Ucraina.
Ospiti e relatori
Al Seminario, che è iniziato lunedì, presieduto da Giangiacomo Calovini (FdI), intervengono il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il presidente dell’Assemblea Nato, Marcos Perestrello, il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Tra i relatori si segnalano: Marco Minniti, presidente della Fondazione Med-Or e già ministro dell’Interno, Luigi Di Maio, rappresentante speciale dell’Unione Europea per la Regione del Golfo ed ex Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Javier Colomina, rappresentante Speciale del Segretariato Generale della Nato per il Vicinato Meridionale e Mario Giro, già viceministro degli Affari esteri.
Il peso strategico della sicurezza cooperativa
Fronte sud, sicurezza cooperativa e incertezza strutturale. Sono i tre indirizzi che il presidente del consiglio Giorgia Meloni ha evidenziato nel suo saluto al trentesimo anniversario del Gruppo Speciale. “L’incertezza non è più un’eccezione, sta diventando la nuova normalità e occorre un approccio a trecentosessanta gradi, capace di leggere le minacce nella loro interconnessione e di anticiparle. È questa la cifra che l’Italia ha scelto di dare al proprio impegno nell’Alleanza atlantica”, ha spiegato.
Primo aspetto: l’Italia ha da sempre sostenuto l’importanza del fianco sud della Nato non per convenienza geografica, ma per convinzione strategica. “Finora la sicurezza cooperativa e i partenariati hanno svolto un ruolo residuale rispetto agli altri core task dell’Alleanza, rivelandosi utili canali di dialogo politico con i partner, strumenti di capacity building e presidi della stabilità oltre i confini dell’Alleanza”. Un contributo prezioso, lo definisce Meloni, ma concepito per scenari diversi da quello attuale.
“Il contesto di oggi ci chiede di andare oltre. In un’epoca in cui instabilità esterna e minacce alla sicurezza degli alleati sono sempre più interconnesse, investire nei partenariati con il Vicinato meridionale non è diplomazia preventiva: è garantire la nostra difesa. È quindi tempo che la sicurezza cooperativa riceva il peso strategico che merita”. In secondo luogo, sottolinea, il governo italiano segue l’evoluzione degli scenari nell’area e lavora per sostenere ogni iniziativa utile a riportare stabilità – integrando la dimensione politica con quella della sicurezza, perché le due sono inseparabili. “Sicurezza energetica e resilienza delle infrastrutture critiche sono tra le priorità più urgenti. Ho voluto seguire questo dossier personalmente, con missioni in Nord Africa, Golfo ed Asia Centrale, per rafforzare partenariati strategici, diversificare le fonti di approvvigionamento e garantire solidità alle catene di fornitura”.
Per poi giungere all’importanza del fianco Sud che serve a costruire architetture di cooperazione pragmatiche, fondate su interessi convergenti – sicurezza regionale, transizione energetica, resilienza condivisa. “L’Italia continuerà a fare la propria parte, come ha sempre fatto finora, per garantire che il fianco Sud riceva, nell’agenda dell’Alleanza, lo spazio strategico che merita. Perché è su questa base che siamo convinti si possa costruire una partnership duratura, di cui l’Alleanza ha bisogno. Momenti come quello odierno sono parte essenziale di questo percorso. Il Gsm non è solo un forum consultivo: è lo spazio in cui si costruisce la cultura strategica che rende possibile l’azione comune”.
Dal Mediterraneo all’Indopacifico
Lorenzo Cesa, presidente della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato, ha tracciato la parabola dell’alleanza: ovvero un itinerario geopolitico che va dal Mediterraneo all’Indopacifico. Intanto secondo l’esponente centrista l’azione della Nato deve essere intesa “non più come difesa di una sola parte del mondo in opposizione a un blocco antagonista, ma si deve immergere in una logica quanto più autenticamente globale che includa anche l’Indo-Pacifico”. Il riferimento è a canali dialogo con i partner. In secondo luogo l’alleanza deve assumere il ruolo di “baluardo di sicurezza per tutto il Mediterraneo allargato” dal momento che l’attuale mondo interconnesso necessita di stabilità e sicurezza dei vicini.
“La Comunità euro-atlantica – ha aggiunto – sta attraversando una fase critica, in cui l’unità dell’alleanza è messa in pericolo dalla regionalizzazione dei conflitti. E’ doveroso reagire contro questa frammentazione”. Per cui le sfide che attendono il Mediterraneo non riguardano solo i Paesi che appartengono geograficamente al Mare Nostrum, ma all’intera Comunità atlantica.
Non solo Iran, rapporti con Washington o energia. Un altro aspetto emerso con costanza è quello relativo alla deterrenza dei Paesi europei che “dipende dalla Nato”. Una riflessione che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha approfondito sostenendo che c’è un solo Paese che potrebbe sopravvivere senza la Nato, gli Stati Uniti, “ma nessuna delle nostre nazioni potrebbe sopravvivere se ci ritirassimo. Lo sappiamo”, ha detto “abbiamo capito che tutti devono partecipare e fare la propria parte”. Anche se parlare di spese in difesa e sicurezza “non aiuta a raccogliere voti, i tempi recenti ci hanno insegnato che non ci sono ospedali, scuole, asili nido senza la pace in primo luogo”. Il punto è che la guerra moderna non ha nulla a che fare con quella del passato: ora le regole sono diverse e la guerra “arriva nelle nostre case” con l’aumento dei prezzi. “Per questo la Nato è così importante”, e occorre gestire i problemi e “agire d’anticipo”.
Della questione se ne discuterà al vertice di Ankara, dove le tre priorità rimarranno le stesse: il 5% delle spese, il sostegno all’Ucraina, l’industria della difesa, come sottolineato da Javier Colomina, rappresentante speciale del segretariato generale Nato per il vicinato mediorientale. “Stiamo vivendo un momento particolarmente complesso per il multilateralismo oggi – ha aggiunto -. Dobbiamo continuare a lavorare nell’ambito di queste piattaforme multilaterali, questo non impedisce di portare avanti sforzi bilaterali che sono sempre stati fondamentali per noi”.
















