Dalla guerra cibernetica ai blackout, dalle crisi energetiche alle minacce esterne. Palazzo Chigi rafforza il coordinamento tra governo, Cisr e intelligence. Le nuove misure di risposta rapida agli shock asimmetrici
Guerre alle porte dell’Europa, instabilità in Medio Oriente, minacce ibride, sabotaggi, attacchi informatici e vulnerabilità delle infrastrutture critiche. È in questo scenario che Palazzo Chigi mette ordine alla macchina di risposta dello Stato. Con un Dpcm pubblicato in Gazzetta ufficiale, il governo avvia una nuova architettura per la gestione delle crisi di sicurezza nazionale, rafforzando il ruolo del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica e il raccordo con il comparto intelligence.
Per la prima volta l’Italia si dota di una Strategia di sicurezza nazionale, un documento triennale chiamato a individuare gli interessi fondamentali dello Stato, le minacce prioritarie e le linee guida per la prevenzione e la gestione delle crisi. Un passaggio che potrebbe avvicinare Roma agli altri Paesi del G7, dove strumenti analoghi sono da tempo parte integrante della pianificazione strategica.
Al centro del nuovo meccanismo c’è il Cisr, convocabile in caso di eventi sistemici con impatto sulla sicurezza nazionale: crisi energetiche, campagne ibride, attacchi cyber, sabotaggi o minacce capaci di colpire interessi politici, militari, economici, industriali, scientifici e ambientali del Paese. Il decreto attribuisce al Comitato il compito di definire indirizzi strategici, valutare informazioni di intelligence e di sistema, proporre misure al governo, coordinare l’aggiornamento dei dati e promuovere esercitazioni e simulazioni.
A guidare l’impianto è il presidente del Consiglio, affiancato dai ministri che siedono nel perimetro del Cisr – Esteri, Interno, Difesa, Giustizia, Economia, Ambiente e Made in Italy – e dai vertici del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. E anche il Copasir farà la sua parte: la Strategia sarà adottata su proposta del Cisr, sentito il Comitato parlamentare di controllo, che sarà poi informato periodicamente sulle iniziative adottate.
Il fine è quello di una sicurezza nazionale sempre meno confinata ai dossier militari, che sappia tenere conto delle reti elettriche, dei cavi sottomarini, dei porti, dei sistemi satellitari, degli ospedali, dei trasporti e delle piattaforme digitali. Il blackout che nel 2025 ha colpito la penisola iberica, secondo le ricostruzioni del Messaggero, è il tipo di scenario che a Roma viene studiato come stress test: cosa accade se si interrompono comunicazioni, energia e mobilità? Chi decide? In quanto tempo? Con quali informazioni?
Il provvedimento nasce per snellire e assicurare maggior efficacia alla risposta pubblica di fronte alle crisi, evitando sovrapposizioni o duplicazioni di attività in caso di minacce alla sicurezza nazionale. Una formulazione che segnala la volontà di superare la frammentazione tra amministrazioni, ministeri e apparati tecnici.
Il Dpcm rafforza il coordinamento e istituisce un percorso strategico, ma non crea ancora un vero Consiglio di sicurezza nazionale permanente sul modello di altri ordinamenti. La stagione delle minacce ibride impone allo Stato di decidere prima, coordinarsi meglio e sapere chi fa cosa. La nuova cabina di regia nasce per questo.
















