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Signal nel mirino dell’Fsb. Picierno denuncia l’attacco russo

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La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno ha denunciato un tentativo di violazione del suo account Signal, che secondo gli elementi tecnici raccolti sarebbe riconducibile a una campagna attribuita ai servizi russi dell’Fsb

Un tentativo di accesso all’account Signal della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno riporta al centro dell’attenzione la vulnerabilità delle comunicazioni sensibili delle istituzioni europee. A denunciarlo è stata la stessa eurodeputata del Partito democratico con un messaggio pubblicato su X, nel quale ha spiegato che l’episodio sarebbe riconducibile, “secondo gli elementi tecnici emersi”,  a una campagna coordinata attribuita ai servizi segreti russi dell’Fsb contro politici, giornalisti, ricercatori e funzionari europei.

Signal è uno degli strumenti più utilizzati da parlamentari, diplomatici, attivisti e fonti riservate per comunicazioni delicate. Per questo, ha sottolineato Picierno, colpire quei canali significa tentare di “monitorare, intimidire e infiltrare” il dibattito democratico europeo. Nel suo caso, ha spiegato, sull’app transitano conversazioni con dissidenti, colleghi eurodeputati, funzionari governativi e interlocutori sensibili.

Il secondo caso

La vicepresidente dell’Eurocamera ha collegato il tentativo di violazione a un episodio avvenuto nelle stesse ore. Un ricercatore indipendente, che le aveva presentato uno studio sugli incontri tra lobbisti e rappresentanti di interessi russi e bielorussi a Bruxelles, avrebbe ricevuto da Google una notifica relativa a un tentativo di accesso al proprio account da parte di una “entità governativa”. Anche questo elemento, nella ricostruzione di Picierno, rafforza l’ipotesi di un’azione mirata contro soggetti impegnati nell’analisi delle reti d’influenza legate a Mosca.

Nelle prossime ore, ha aggiunto l’eurodeputata, i servizi competenti del Parlamento europeo analizzeranno i suoi dispositivi per verificare l’eventuale compromissione degli account o possibili fughe di dati. Picierno ha inoltre annunciato di aver presentato denuncia alle autorità italiane.

Il contesto russo

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio. Da mesi le autorità europee registrano campagne di phishing contro utenti di app di messaggistica cifrata, in particolare Signal e WhatsApp. A febbraio, il Cert-Eu aveva segnalato una campagna contro figure di alto profilo in Europa, con tentativi di impersonare il supporto di Signal per indurre le vittime a reinserire Pin, codici o a collegare dispositivi controllati dagli aggressori.

Secondo Reuters, il governo tedesco ritiene possibile un coinvolgimento russo in attacchi di phishing contro politici di primo piano, diplomatici, ufficiali militari e giornalisti. Le autorità tedesche per la sicurezza interna e la cybersicurezza avevano già avvertito dell’esistenza di campagne contro utenti di app di messaggistica, ritenute compatibili con l’azione di un attore sponsorizzato da uno Stato.

Anche un’inchiesta di Correctiv ha individuato tracce digitali compatibili con un coinvolgimento russo in campagne contro utenti Signal in Germania e all’estero. L’indagine ha descritto tecniche di social engineering relativamente semplici ma efficaci: profili che si fingono assistenza Signal, richieste di codici e Pin, e successivo accesso a chat, contatti e messaggi in arrivo.

Le reazioni

A Bruxelles è arrivata anche la solidarietà della delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo. “Esprimo a nome della delegazione del Partito democratico al Parlamento europeo solidarietà a Pina Picierno per il grave tentativo di violazione del suo account Signal, che secondo gli elementi emersi sarebbe riconducibile a una campagna attribuita ai servizi segreti russi”, ha dichiarato Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo, secondo quanto riportato dall’Ansa.

Per Zingaretti si tratta di “un episodio preoccupante” che conferma la necessità di rafforzare la sicurezza digitale delle istituzioni europee e la protezione delle comunicazioni di rappresentanti politici, giornalisti, ricercatori e fonti sensibili. Il capodelegazione dem ha quindi auspicato che vengano svolte “tutte le verifiche necessarie” da parte dei servizi competenti del Parlamento europeo e delle autorità italiane.

Se le verifiche tecniche confermeranno l’origine e la natura dell’attacco, la vicenda potrebbe rafforzare la richiesta di misure più stringenti per la protezione delle comunicazioni dei parlamentari europei, dei funzionari e dei soggetti che lavorano su dossier sensibili, a partire dalla Russia, dalla Bielorussia, dall’Ucraina, dalle sanzioni e dalle interferenze straniere.

Per ora resta una denuncia pubblica, accompagnata da accertamenti tecnici e da un esposto alle autorità italiane, insieme a un’ulteriore conferma del modus operandi con cui Mosca opera ormai già da tempo, attraverso cyberattacchi, sabotaggi, pressione informativa, raccolta di intelligence, intimidazione delle fonti, operazioni d’influenza e tentativi di penetrazione nei circuiti decisionali dell’Unione.


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