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Droni, missili e satelliti. Ecco l’asse Russia-Cina

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Un’inchiesta di The Insider, Der Spiegel e Le Monde svela documenti riservati sui forum militari tra Russia e Cina. Nel dossier ci sono piani per neutralizzare Starlink, progetti congiunti sulla difesa anti-missile e un patto non scritto: esperienza russa dal fronte ucraino in cambio di tecnologia cinese. La neutralità di Pechino appare sempre più difficile da sostenere

Starlink, da costellazione satellitare, è oggi un asset strategico, impiegabile in scenari bellici, critici e non convenzionali. Serve a comunicare, guidare droni, correggere il tiro dell’artiglieria, coordinare evacuazioni. Proprio per questo è finita dentro i dossier più sensibili della cooperazione militare tra Mosca e Pechino.

A raccontarlo è un’inchiesta congiunta di The Insider, Der Spiegel e Le Monde. I tre media hanno ottenuto presentazioni e protocolli riservati legati a una serie di forum militari sino-russi mai pubblicizzati. I documenti, secondo l’inchiesta, mostrano un livello di cooperazione molto più profondo di quello ammesso ufficialmente: armi spaziali, difesa aerea e missilistica, droni autonomi, veicoli corazzati, aviazione.

Lo scenario

Pechino continua a presentarsi come attore neutrale nella guerra russa contro l’Ucraina. I documenti raccontano altro: una cooperazione strutturata, tecnica, protetta dalla segretezza, in cui la Russia offre ciò che la Cina non ha – l’esperienza di una guerra moderna ad alta intensità – e la Cina mette sul tavolo ciò che Mosca fatica a procurarsi: componenti, capacità industriale, sensori, intelligenza artificiale, elettronica.

Nel novembre 2023, durante il Terzo forum sino-russo di cooperazione militare-tecnica a Guangzhou, ricercatori della China Aerospace Science and Technology Corporation, il principale contraente spaziale dello Stato cinese, avrebbero presentato ai russi un piano per contrastare la rete satellitare di SpaceX. Non una riflessione generica, ma una scala di misure: pressione diplomatica e regolatoria, occupazione di frequenze e slot orbitali, disturbo elettromagnetico, cyberattacchi ai terminali, fino all’ipotesi della distruzione fisica dei satelliti.

La logica, ricostruita dall’inchiesta, si può riassumere così: Starlink è difficile da spegnere perché non ha un unico centro da colpire. È una rete distribuita, elastica, capace di assorbire la perdita di singoli nodi. Per Mosca e Pechino, dunque, il problema è quello di trovare il modo per degradare un’intera architettura. L’inchiesta osserva che il documento cinese non specifica quale arma dovrebbe essere usata, ma indica la necessità di sviluppare sistemi abbastanza economici da colpire satelliti più rapidamente di quanto SpaceX riesca a sostituirli.

Già l’Associated Press aveva documentato come ricercatori cinesi legati ad ambienti militari e governativi studiassero da tempo contromisure contro Starlink: laser, satelliti inseguitori, sabotaggio della catena di fornitura, strumenti per rilevare e neutralizzare la rete. Per Pechino, Starlink è ormai percepita come un asset militare e d’intelligence americano, non come una semplice infrastruttura commerciale.

C’è poi il dossier missilistico. Secondo The Insider, cinque mesi prima del forum di Guangzhou, una delegazione cinese guidata da un colonnello della Commissione militare centrale si era recata a Mosca per incontri riservati con Almaz-Antey, il gigante russo della difesa aerea. Il protocollo firmato il 5 giugno 2023 riguarda lo sviluppo congiunto di un sistema integrato per intercettare missili balistici, testate manovranti e armi ipersoniche nella fase terminale del volo.

La difesa anti-missile appartiene al nucleo più protetto della tecnologia militare russa. Non è materiale che Mosca abbia storicamente condiviso con leggerezza, neppure con partner stretti. Se i documenti sono autentici, come sostiene l’inchiesta, indicano che la dipendenza russa dalla Cina sta spingendo il Cremlino a mettere sul tavolo anche competenze che un tempo sarebbero rimaste chiuse nei propri arsenali.

L’altro scambio riguarda il campo ucraino. La Russia ha accumulato dati su droni, munizioni circuitanti, guerra elettronica, blindati colpiti da sistemi occidentali, difesa contro Javelin, Nlaw, Himars, TB-2 e Switchblade. La Cina, che non combatte una guerra dal 1979, ha invece bisogno di capire come le sue tecnologie si comportano in un conflitto reale. Da qui l’interesse per una cooperazione su droni autonomi, sciami, sensori e moduli di intelligenza artificiale.

Secondo documenti dell’intelligence militare ucraina citati dall’inchiesta, il drone autonomo russo V2U impiegherebbe componenti cinesi, inclusi moduli di intelligenza artificiale, lidar, batterie e unità di memoria. Mosca combatte, Pechino osserva, corregge, produce.

La cooperazione, però, non si fermerebbe al 2023. Il quarto forum militare-tecnico sino-russo si sarebbe tenuto nel dicembre 2024 a Ekaterinburg, in un clima di riservatezza assoluta. Niente interviste, materiali da restituire, nessuna comunicazione pubblica. Secondo The Insider, i viaggi tra funzionari e tecnici dei due Paesi sarebbero proseguiti anche nel 2025.

Oggi, Starlink rappresenta sì un asset, ma anche una delle vulnerabilità delle infrastrutture critiche occidentali quando diventano decisive sul campo. Una rete privata, nata per connettere utenti civili, che è oggi parte dell’equilibrio militare in Ucraina. E Russia e Cina studiano come neutralizzarla.

L’Occidente ha costruito una parte della propria superiorità operativa su infrastrutture commerciali, rapide, scalabili, spesso insostituibili nel breve periodo. Mosca e Pechino lo hanno capito. E stanno lavorando non solo per copiarle, ma per renderle vulnerabili.

Motivo per cui, racconta l’inchiesta, la guerra in Ucraina per la Russia è sopravvivenza militare; per la Cina è osservazione in tempo reale di una guerra che somiglia, per tecnologie e intensità, ai conflitti che Pechino potrebbe dover immaginare domani.


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