Il farmaco è entrato stabilmente nella politica commerciale e la Mfn diventa il segnale di una competizione più ampia su ricerca, produzione e investimenti. Per l’Italia la sfida è trasformare i propri punti di forza in una strategia industriale e sanitaria riconoscibile. L’incontro promosso da Healthcare Policy in Treccani
Capire come muoversi dentro una fase nuova, in cui salute, industria, ricerca e politica commerciale sono sempre più intrecciate. È stato questo il filo conduttore dell’incontro “Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale”, promosso da Healthcare Policy e Formiche con il contributo non condizionante di Angelini Pharma e Bristol Myers Squibb, ospitato il 7 luglio presso la Sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani.
Non solo prezzi
La questione posta dal principio Most favored nation, è stato sottolineato nel corso del dibattito, non riguarda soltanto i prezzi. Riguarda il modo in cui i Paesi competono per attrarre ricerca, produzione, investimenti e innovazione. “Il settore life science si trova oggi all’incrocio tra politica sanitaria, politica industriale e politica commerciale internazionale”, ha osservato Renato Loiero, consigliere economico del presidente del Consiglio dei ministri. L’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Regno Unito, ha aggiunto, dimostra che “il prezzo del farmaco è entrato stabilmente nel perimetro della politica commerciale”. Da qui la necessità, per l’Italia, di una risposta non difensiva ma di sistema: “Serve una strategia transatlantica fondata su tre direttrici: rafforzare l’attrattività del Paese, semplificare i processi di accesso all’innovazione e considerare il farmaco come un investimento in termini di outcome, non come un mero costo”. In questo quadro, ha concluso Loiero, anche il nodo del payback deve trovare “una soluzione fondata su una logica win win”.
La visione è condivisa anche da Carlo Altomonte, professore di Economics presso l’Università Bocconi, per cui “la questione posta dalla Mfn va oltre il dibattito sui prezzi dei farmaci: richiama una domanda più generale sul ruolo che Europa e Italia intendono giocare nella nuova fase della globalizzazione”. In un’economia fondata sulla conoscenza, sottolinea Altomonte, “la competitività non si costruisce comprimendo i margini dell’innovazione, ma creando condizioni favorevoli all’investimento”. Del resto, ha ricordato, il farmaceutico rappresenta uno dei principali settori dell’export italiano e si inserisce dentro una trasformazione più ampia dei rapporti economici globali.
“La posizione finanziaria netta negativa degli Stati Uniti nei confronti del resto del mondo supera i 26 trilioni di dollari. Tariffe, Section 301 e altri strumenti non vanno letti soltanto come misure punitive, ma come leve negoziali per riportare negli Stati Uniti produzione, investimenti e capacità industriale”, ha spiegato. Per Cesare Pozzi, professore di Economia industriale presso l’Università Luiss Guido Carli, il life science rappresenta una delle direttrici su cui costruire una politica industriale di lungo periodo. “Esiste una grande opportunità per il nostro Paese di rafforzare la propria posizione competitiva in una fase delle attività di ricerca e innovazione delle imprese farmaceutiche che sta diventando sempre più importante”, evidenzia Pozzi.
Nel nuovo equilibrio internazionale, ha aggiunto, l’Italia non deve limitarsi ad adattarsi alle scelte altrui, ma proporsi come soggetto capace di offrire un contributo originale. “Dobbiamo puntare su qualità, conoscenza e competenza. È su questi elementi che il Paese può costruire una posizione riconoscibile e competitiva dentro le nuove catene del valore delle life science”.
Ricerca clinica e accesso, due direttrici fondamentali
Il tema dell’attrattività si lega in modo diretto alla ricerca clinica. “La Most favored nation non pone solo un tema di prezzi. In gioco c’è la capacità dell’Italia di restare attrattiva nella ricerca clinica, accelerare i trial e garantire ai pazienti un accesso precoce all’innovazione. Salvaguardare questo ecosistema significa difendere insieme competitività del Paese e qualità delle cure”, ha sottolineato Francesco Cognetti, Presidente ConFederazione degli oncologi, cardiologi e ematologi (Foce) e coordinatore Forum delle Società scientifiche dei clinici ospedalieri e universitari italiani (Fossc). Per Cognetti, il rischio non è astratto: “L’Europa ha perso circa il 50% delle sperimentazioni cliniche, mentre la Cina è cresciuta in modo impressionante negli ultimi anni e oggi intercetta quote sempre più rilevanti del mercato globale della ricerca. È un segnale che non può essere ignorato”.
La prospettiva dei pazienti richiama la necessità di tenere insieme due obiettivi spesso presentati come alternativi: sostenibilità e innovazione. “Dobbiamo superare la contrapposizione tra accesso e innovazione. I pazienti hanno bisogno di entrambe le cose: farmaci accessibili, sistemi sanitari sostenibili e un ecosistema capace di investire in ricerca per rendere le cure più umane ed efficaci”, ha affermato Francesca Sofia, presidente dell’International bureau for epilepsy. “Un’innovazione che non arriva in tempo, o che arriva con anni di ritardo, non è più pienamente innovazione. La domanda non è come scegliere tra accesso e innovazione, ma come costruire politiche pubbliche capaci di tenere insieme entrambi gli obiettivi. Europa e Italia hanno interesse a restare luoghi attrattivi per ricerca clinica e sviluppo, ma hanno anche il dovere di garantire che i benefici arrivino ai cittadini”.
Scrivo (Angelini): priorita sono semplificazione, strategia industriale e focus su valore
Roberto Scrivo, chief external affairs, communications & sustainability officer, Angelini Pharma, ha dichiarato: “Il divario in ricerca tra UE e Stati Uniti è passato da 2 a 25 miliardi di euro in vent’anni e i pazienti europei attendono in media 597 giorni per accedere alle terapie innovative, 441 in Italia. Sono dati che indicano con chiarezza la direzione: c’è uno spazio significativo per fare meglio, e le condizioni per farlo esistono. L’industria farmaceutica è pronta a essere protagonista di questo percorso, in un quadro di collaborazione strutturata tra imprese, istituzioni e sistema sanitario. Semplificazione regolatoria, strategia industriale condivisa e modelli di valutazione che riconoscano il valore dell’innovazione, per esempio in aree in cui il bisogno di cura è ancora ampiamente insoddisfatto – come salute del cervello e malattie rare – sono le priorità su cui costruire insieme un sistema più competitivo e più vicino ai bisogni dei pazienti”.
Vasiliou (Bms): ripensare rapporto tra innovazione, sostenibilità e competitività
Per Regina Vasiliou, vice president e general manager di Bristol Myers Squibb Italia “Il principio MFN ci invita a ripensare il rapporto tra innovazione, sostenibilità e competitività. Per continuare a garantire un accesso tempestivo ed equo alle cure più avanzate, è necessario innanzitutto rafforzare gli investimenti in innovazione farmaceutica e superare il meccanismo del payback. Occorre poi un sistema più integrato e snello, che riduca frammentazioni e barriere procedurali e consenta di riconoscere appieno il valore delle nuove terapie. Parallelamente, è essenziale creare condizioni favorevoli agli investimenti nella ricerca clinica, una leva strategica su cui costruire il futuro della sanità. Una sfida che riguarda tutti gli attori del sistema. Istituzioni, industria, comunità scientifica e associazioni dei pazienti condividono la stessa responsabilità: fare in modo che l’innovazione continui a tradursi in benefici concreti per le persone.”
I punti di forza
In questo quadro, l’Italia dispone di punti di forza rilevanti: una manifattura farmaceutica tra le più avanzate d’Europa, competenze cliniche riconosciute, una rete di ospedali e centri di ricerca di qualità e una presenza industriale fortemente integrata nelle catene globali del valore. Perché questi asset possano tradursi in leadership stabile, è necessario rafforzare il collegamento tra politica sanitaria, politica industriale e strategia nazionale per l’innovazione.
“Sul mercato americano c’è oggi un forte fermento di operazioni di M&A. Qualcuno tende a leggere questo fenomeno come il segnale che le imprese vadano lì a produrre, portando via capacità produttiva da qui. Io non sono convinto che questo automatismo ci sia. Il punto, piuttosto, è apprezzare meglio il rapporto tra costo e valore, cioè il valore che le nostre imprese generano nel nostro mercato e anche a favore di altri mercati”, ha dichiarato Davide Bergami, consigliere di amministrazione di Sace.
Gli obiettivi del minSal
Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento della Programmazione dei dispositivi medici, del farmaco e delle misure a favore del Ssn presso il ministero della Salute ha dichiarato: “Abbiamo istituito un gruppo di lavoro al ministero dove abbiamo analizzato la Mfn, ma abbiamo anche visto quello che si faceva in UK, e siamo andati a vedere quello che hanno fatto in UK con l’accordo e abbiamo visto che già una serie di strumenti ci sono già nel nostro Paese”, “abbiamo più innovazione rispetto al UK e anche per quanto riguarda il payback siamo sulla buona strada per cercare di ridurlo”, ma non solo, fra le altre misure che secondo Mennini potrebbero rafforzare il Paese ci sono l’accelerazione dell’introduzione di farmaci innovativi nel fondo farmaci innovativi, un sistema early access, modelli di rimborso legati all’outcome, lo spostamento dei farmaci one-shot sul capitolo della prevenzione, e un accelerazione generale dei tempi di accesso, “a vantaggio di pazienti e del sistema”.
“Dovremmo avere un obiettivo comune: proteggere il sistema Paese”, ha sottolineato Nicola Bonaccini, capo segreteria tecnica del ministro della Salute. “Il regolatore non è soltanto chi scrive le norme, ma chi rende possibile un obiettivo strategico nazionale. Anche la tutela della salute è un’infrastruttura strategica e va trattata come tale”. Una prospettiva che richiama la necessità di coniugare interesse pubblico, sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e capacità del Paese di restare dentro le traiettorie più avanzate dell’innovazione.
Nel corso dell’incontro è stato presentato il volume “Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale”, (CLICCA QUI PER SCARICARE IL VOLUME) che raccoglie contributi di esponenti del mondo accademico, clinico, istituzionale e industriale. Il pamphlet affronta il tema del farmaco dentro una cornice più ampia: accesso tempestivo all’innovazione terapeutica, attrattività degli investimenti, sostenibilità dei sistemi sanitari, capacità produttiva e posizionamento strategico dell’Italia e dell’Europa. Il volume propone alcune linee di intervento: accelerare i tempi di accesso alle terapie innovative, rendere più prevedibile il quadro regolatorio, superare le frammentazioni territoriali, valorizzare la ricerca clinica, rafforzare l’uso dei dati e costruire strumenti di valutazione capaci di misurare il valore complessivo dell’innovazione, anche in termini di costi evitati, outcome di salute e sostenibilità del sistema.
















