“Non dimentichiamo che il tema AI pone una questione etica e valoriale, cioè le democrazie che hanno a cuore i diritti umani, i diritti delle persone, la privacy individuale come potranno contrapporsi a sistemi che invece sono meno democratici? In Cina il rischio è che popoli e cittadini si troveranno a vivere tra poco in un altro tempo, oltre che in un altro spazio”. Intervista al vicecapogruppo di FdI al Senato, Marco Scurria
Il nesso per l’Europa tra AI e competizione con la Cina è quello su cui noi abbiamo scommesso, la democrazia, e cioè la capacità di decidere che la persona è il centro della nostra vita e che le persone non possono essere annullate da logiche più grandi. Risponde così a Formiche.net il vicecapogruppo di FdI al Senato, Marco Scurria, oltre che membro della Delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, a margine della ottava edizione del Digital Security Festival che si è tenuto a Roma nella Sala Capitolare di Piazza Minerva. “Siamo in ritardo e la pausa di riflessione ci serve”, spiega.
Governi e Nazioni hanno davvero compreso come la cybersecurity non sia più una sola questione tecnica o informatica, ma una priorità strategica che investe tutto e tutti a 360 gradi?
Penso di sì. In realtà, proprio negli ultimi tempi, dove secondo me le paure sono più grandi della valutazione degli aspetti positivi di tutto questo settore, ormai si è capito che l’intelligenza artificiale entra nella vita quotidiana di tutti noi e non è più una cosa totalmente astratta. Per cui penso che ci sia una consapevolezza ormai acquisita.
Giorgia Meloni sull’AI chiede regole globali, certa che la verità non possa deciderla il mercato. Come procedere adesso?
Si tratta di una considerazione fondamentale fatta dalla Presidente del Consiglio e dunque non è un caso che l’Unione europea abbia provato già a regolamentare comunitariamente il tema dell’intelligenza artificiale. Non serve che ogni nazione faccia una sua regolamentazione: bene ha fatto l’Italia a disciplinare l’intelligenza artificiale con la Legge 23 settembre 2025, n. 132, che si integra direttamente con il regolamento europeo AI Act (Regolamento Ue 2024/1689), perché questo è un aspetto che, per sua natura, travalica i confini e supera ogni limite geografico e anche strutturale. Il tema è quello di un continuo confronto tra i grandi agglomerati mondiali, quindi l’Unione Europea, gli Stati Uniti, la Cina e il mondo arabo che per certi versi, anche per come è strutturato, forse è quello che è un po’ più in ritardo. Non dimentichiamo che il tema dell’intelligenza artificiale pone una questione etica e valoriale, cioè le democrazie che hanno a cuore i diritti umani, i diritti delle persone, la privacy individuale come potranno contrapporsi a sistemi che invece sono meno democratici?
Pensiamo appunto alla Cina…
Lì tutti questi aspetti vengono superati con maggiore facilità e quindi automaticamente l’intelligenza artificiale potrebbe avere meno limiti, meno limitazioni e su questo determinare quindi un arretramento anche delle democrazie. Il rischio è che popoli e cittadini si troveranno a vivere tra poco in un altro tempo, oltre che in un altro spazio.
Rallentare è la strada da seguire, come da allarme di Anthropic, oppure ritiene che sia un processo ormai irreversibile?
Io penso che tutti gli strumenti che i governi hanno, sia a livello nazionale che a livello sovranazionale, per affrontare e approfondire le conseguenze dell’IA devono essere usati: è doveroso per evitare, come nel famoso film “2001 Odissea nello spazio”, che alla fine la macchina si impadronisca di tutto e quindi anche delle nostre capacità di organizzare la nostra esistenza.
AI e competizione con la Cina. Quale il nesso per l’Europa e per il mondo atlantico?
Il nesso è quello su cui noi abbiamo scommesso, la democrazia, e cioè la capacità che la persona sia il centro della nostra vita e che le persone non possano essere annullate per logiche più grandi. Oggi in Cina chi passa un incrocio di un semaforo viene riprodotto e inserito in un contesto di catalogazione delle persone: noi questo non siamo disponibili a farlo perché pensiamo ancora che una persona debba essere libera di attraversare una strada senza essere incasellata. Ecco la sfida, ovvero la capacità di rimanere persone e di non essere sottoposte al nuovo Grande Fratello che non sviluppa i diritti delle persone.
La reazione di Trump contro il rallentamento rivela che la discussione su “sicurezza o potere” doveva essere avviata già da tempo?
Assolutamente sì. All’inizio abbiamo pensato che questo processo fosse un processo come tanti, di quelli che abbiamo già vissuto, dove bastava regolamentare per poter frenare certi effetti. Invece oggi sappiamo che l’intelligenza artificiale di per sé conquista quasi automaticamente ambiti estensori del nostro vivere. Per cui, sì, siamo in ritardo e quindi è opportuno fare qualche pausa di riflessione.
















