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La tecnologia resti al servizio dell’uomo. La bussola etica di Mennuni sull’IA

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“I giovani tendono a non informarsi più con giornali o televisione, come faceva la nostra generazione, ma sono influenzati dall’algoritmo al punto tale che questo deciderà quali saranno le notizie che andranno a leggere. Tenderanno quindi ad essere poco informati o informati parzialmente”. Conversazione con la senatrice di FdI, prima firmataria del disegno di legge bipartisan per la tutela dei minori nella dimensione digitale

La questione ci sta sfuggendo di mano: la tecnologia rischia di non essere più al servizio dell’uomo, ma in qualche modo è l’uomo che diventa al servizio della tecnologia. Una deriva che va attenzionata. Così a Formiche.net la senatrice di FdI Lavinia Mennuni, che fa parte dell’interguppo parlamentare “AI, empowerment e mercati emergenti”.

Perché, come ha detto Giorgia Meloni, sull’AI servono regole globali e la verità non può deciderla il mercato?

Innanzitutto dobbiamo sottolineare che in ballo c’è l’umanesimo e quindi la centralità dell’uomo che deve essere sempre elemento cardine rispetto allo sviluppo dell’AI e delle tecnologie. Le regole devono essere globali proprio perché si tratta di una questione che non riguarda un singolo Stato, bensì siamo in presenza di una rivoluzione delle tecnologie che riguarda la famiglia umana nella sua interezza. Bene ha fatto Giorgia Meloni a parlare di esigenze di regole globali. Peraltro il tema della verità è fondamentale nelle democrazie, al pari della valutazione del concetto di ricerca della verità. Se ci saranno sistemi che andranno a rendere artificiosa questa ricerca della verità o che decideranno cosa sia vero o meno, è chiaro che andranno a inficiare quello che è il fondamento stesso di ciò che appartiene al mondo occidentale e al mondo democratico. Dinanzi a noi c’è una questione di valori, di giudizio, di etica che sottende a tutta la valutazione che si sta svolgendo a livello mondiale sullo sviluppo dell’AI.

Crede che i risvolti sociali di questa tecnologia, fino ad oggi, siano stati sottovalutati?

Tutto rientra nell’esigenza della regolamentazione di cui ho accennato prima. Noi abbiamo il valore del lavoro, ad esempio, che è fondamentale, persino citato dalla Costituzione ed è chiaro che i risvolti professionali e intellettuali rischiano per la prima volta di subire questa rivoluzione, dove le macchine sostituiscono persone e menti. Basta osservare ciò che accade negli Stati Uniti dove i neolaureati, che prima venivano assunti per svolgere i lavori di ricerca, oggi non servono più, perché sono sostituiti dall’AI. Non dobbiamo poi dimenticare l’elemento culturale, insostituibile per mille ragioni: oggi l’algoritmo vuole decidere cosa dobbiamo vedere, studiare, attenzionare. Penso ai giovanissimi, ai minori, ai bambini che ormai hanno tutti il cellulare, diventato ormai il dono della Prima Comunione.

Che sta succedendo nelle vite dei più piccoli?

A dieci anni quasi tutti i bambini hanno in mano questo piccolo apparecchio, così utile ma anche così complesso e pericoloso, perché basta che questi ragazzini facciano una ricerca una volta per poi essere bombardati da una serie di messaggi. Ma penso anche ai risvolti dannosi che ci sono stati in alcuni casi che hanno portato alcune grandi aziende a dovere accettare un patteggiamento perché inducevano questi bambini a volte anche su crinali pericolosissimi, quali quelli depressivi, quelli dell’ansia, del cyberbullismo, del reclutamento della manovalanza sui social media da parte di società criminose organizzate. Per non parlare poi di un altro elemento che per me è molto importante.

Ovvero?

I giovani tendono a non informarsi più con giornali o televisione, come faceva la nostra generazione. Oggi questi ragazzini sono influenzati dall’algoritmo al punto tale che questo deciderà quali saranno le notizie che andranno a leggere, se sono più interessati allo sport o alla cronaca nera. Tenderanno quindi ad essere poco informati o informati parzialmente, mentre invece il telegiornale o il quotidiano, nel bene o nel male, dava e dà ancora uno spaccato di tutti gli elementi fondamentali. Questi giovani rischiano di essere profondamente disinformati o meglio informati solo da quello che gli impone l’algoritmo e quindi credo che questo sia un elemento sul quale non possiamo esimerci dal porre attenzione.

Lei è la prima firmataria del disegno di legge bipartisan per la tutela dei minori nella dimensione digitale con Marianna Madia e Simona Malpezzi: quali i rischi dal cosiddetto amico onnisciente?

Si tratta di un fenomeno gravissimo che coinvolge un numero sempre crescente di ragazzi giovanissimi, che si rivolgono a questo soggetto: vuol essere uno psicologo che risponde a qualunque quesito con una voce suadente che finisce poi per togliere il minore dalla giusta e necessaria influenza che devono avere la famiglia e la scuola. Di conseguenza rischiamo di avere pochi soggetti di grandissimo valore economico, ovvero queste piattaforme, che detengono gli strumenti fondamentali della cultura, delle nazioni e dei popoli.

L’appello di Anthropic, le risposte di Musk, ma anche la reazione di Trump ci dicono che siamo in ritardo nella discussione sul concetto di sicurezza e potere?

Io penso che, semplicemente, la questione sia sfuggita di mano: il fatto che ci siano stati appelli da parte di migliaia di dipendenti di queste società ci fa ben comprendere come loro stessi si siano resi conto di quello che stava succedendo, del rischio che la tecnologia non fosse più al servizio dell’uomo, ma che in qualche modo diventasse quasi il contrario. E penso anche, tornando al tema banale dei social media di cui parlavo prima, che grandissimi imprenditori quali Bill Gates, non abbiano voluto dare i cellulari ai loro bambini perché si rendevano conto di quanto questa intelligenza artificiale fosse rischiosa da maneggiare soprattutto per i più fragili e quindi per i minori. In questa fase purtroppo la tecnologia si rigenera con una velocità tale che le autorità politiche non riescono ad essere al passo con lo sviluppo scientifico e quindi rischiamo poi che vi sia un elemento di pericolo molto serio, a cui è necessario porre un argine subito.

L’Italia è stata molto rapida nel disciplinare l’intelligenza artificiale con la Legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, norma pienamente integrata con il regolamento europeo AI Act. Che segnale è?

L’attenzione che la Presidente del Consiglio, anche con l’ultima lettera, ha voluto mandare a tutti i grandi leader che possono avere un peso fondamentale su questo tema, dimostra la grande attenzione che stiamo dedicando al tema. L’Italia ha mostrato una notevole sensibilità rispetto all’esigenza di trattare in modo molto attento la questione, perché accanto ad elementi senza dubbio positivi, come ad esempio la creazione del gemello biologico in sanità, che consente di poter valutare lo sviluppo di determinati farmaci su una persona con la stessa identità biologica, ve ne sono altri, invece, sui quali è necessario che ci sia una prudente e doverosa attenzione.


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