Dopo 33 anni, Novaya Gazeta annuncia la chiusura definitiva il 9 novembre. Dalle leggi del 2022 sul “discredito” delle forze armate fino all’inserimento tra gli “agenti stranieri”, la morsa sulla testata si è stretta sempre di più negli ultimi anni. Ma una parte di essa sopravvive ancora fuori dalla Russia
“Abbiamo resistito finché abbiamo potuto”. Così si conclude il comunicato con cui lo storico quotidiano Novaya Gazeta annuncia che il prossimo 9 novembre chiuderà in modo definitivo dopo 33 anni dalla sua fondazione, in uno sviluppo che rappresenta un punto di svolta (purtroppo in senso negativo) per la storia del giornalismo russo. Una notizia che non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma al contrario come il facilmente prevedibile esito di una lunga campagna di pressione condotta nei confronti della testata d’inchiesta più celebre della Federazione Russa.
La morsa si era stretta con l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Le norme introdotte nel 2022, che puniscono con lunghe pene detentive il “discredito” delle forze armate e la diffusione di quelle che le autorità considerano notizie false, hanno reso di fatto impossibile raccontare la guerra. Il 28 marzo di quell’anno, dopo il secondo avvertimento di Roskomnadzor per non aver indicato lo status di “agente straniero” di alcune organizzazioni citate, il giornale aveva sospeso le pubblicazioni. A settembre le autorità gli avevano revocato la licenza di stampa e a novembre avevano bloccato anche il sito. La redazione rimasta a Mosca ha comunque continuato a lavorare online, attenendosi alle regole della censura militare, senza però riuscire a sottrarsi alla pressione delle autorità.
Nel 2023 erano state sequestrate pure le rotative, con la nazionalizzazione delle tipografie in cui il giornale veniva stampato. Nello stesso anno lo storico direttore Dmitry Muratov, premio Nobel per la pace nel 2021, era stato dichiarato “agente straniero” e aveva lasciato la guida del giornale a Sergei Sokolov. Il nuovo direttore era stato a sua volta multato nel febbraio 2024 per aver “screditato” le forze armate.
E quest’anno, la situazione è diventata ancora più complessa per la testata. Ad aprile i servizi di sicurezza hanno perquisito gli uffici di Potapovsky Pereulok numero 3 e arrestato uno dei redattori, Oleg Roldugin, con l’accusa di uso illecito di dati personali, un reato punibile in Russia fino a dieci anni di carcere. Oggi Roldugin è agli arresti domiciliari in attesa di processo. Secondo il giurista Vitaly Maryasov, è il primo giornalista perseguito per l’uso di dati personali nel proprio lavoro d’inchiesta, un’accusa finora rivolta a chi gestisce banche dati trafugate o ai funzionari che le fanno trapelare. L’ultimo tassello risale a inizio settembre, quando il giornale è stato inserito nella lista degli “agenti stranieri”, un’etichetta che in Russia comporta isolamento economico e reputazionale.
L’esperienza di Novaya Gazeta non viene però completamente meno. Molti giornalisti hanno lasciato il Paese nel 2022, e una parte di loro ha fondato in Lettonia Novaya Gazeta Europe, che continuerà a uscire nonostante le autorità russe l’abbiano dichiarata “organizzazione indesiderata”, de facto mettendola al bando in patria. Il testimone passa così definitivamente a chi ha scelto l’esilio, ma raccontare la Russia da Riga non è la stessa cosa che farlo da Mosca. E dal prossimo 9 novembre, il racconto della Russia sarà sicuramente meno chiaro.
















