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I pescherecci russi e la mappa dei cavi britannici. Cosa ha scoperto il Telegraph

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Oltre cinquecento episodi in quattro anni e mezzo, diciassette imbarcazioni osservate a lungo nei pressi dei collegamenti sottomarini tra Regno Unito, Europa e Stati Uniti. Un’inchiesta del Telegraph mette in luce l’impiego di mezzi civili russi nelle attività di sorveglianza marittima. Mentre Londra rafforza la legge a protezione delle infrastrutture critiche, il confine tra pesca commerciale, raccolta informativa e preparazione del campo operativo diventa sempre meno netto

Sono pescherecci, almeno sulla carta. Ma alcune delle loro rotte hanno attirato l’attenzione britannica. Per mesi diverse unità russe hanno navigato lentamente, sostato o seguito tratti di mare coincidenti con il passaggio di importanti cavi sottomarini che collegano il Regno Unito all’Europa e al Nord America. È quanto ricostruisce il Telegraph in un’inchiesta basata sui dati di Global Fishing Watch. Il quotidiano britannico ha esaminato quattro anni e mezzo di movimenti navali, individuando oltre cinquecento episodi nei quali pescherecci russi sarebbero transitati o avrebbero sostato in prossimità delle infrastrutture sottomarine.

Diciassette imbarcazioni, secondo l’analisi, avrebbero mostrato comportamenti particolarmente persistenti: bassa velocità, permanenze prolungate, percorsi coincidenti con il tracciato dei cavi. Il Telegraph ha analizzato una sequenza di oltre cinquecento episodi nei quali pescherecci russi hanno sostato in prossimità dei cavi o ne hanno seguito il tracciato per diversi chilometri. Diciassette navi avrebbero trascorso periodi particolarmente lunghi procedendo a bassa velocità nelle aree interessate.

In uno dei casi analizzati, imbarcazioni russe avrebbero operato attorno a nove cavi che collegano Europa occidentale e Stati Uniti. Nell’aprile scorso sarebbero state registrate complessivamente 337 ore di presenza nei pressi dell’Atlantic Crossing 1, uno dei sistemi transatlantici di telecomunicazione. L’ipotesi presa in considerazione dagli apparati occidentali è quella dell’impiego di “commercial proxies”, mezzi formalmente civili che possono offrire una piattaforma meno riconoscibile per raccogliere informazioni. Non necessariamente per tagliare un cavo nell’immediato, quanto per conoscere con precisione ciò che si trova sul fondale: posizione, configurazione e punti vulnerabili di infrastrutture che, in una fase di crisi, assumerebbero un valore operativo evidente.

Dalla Yantar ai sommergibili del Gugi

Nel gennaio 2025 il ministro della Difesa britannico definì pubblicamente la Yantar una nave spia impiegata per “raccogliere intelligence e mappare le infrastrutture sottomarine critiche” del Regno Unito. La Royal Navy dispiegò HMS Somerset e HMS Tyne per seguirla, dopo che la nave era già stata osservata mentre sostava sopra infrastrutture sensibili britanniche.

La sequenza si è allargata nel 2026. Lo scorso aprile il governo britannico ha reso pubblica un’operazione condotta con gli alleati per seguire nel Nord Atlantico un sottomarino classe Akula e due unità specializzate appartenenti al Gugi, la Direzione principale russa per la ricerca in acque profonde. Secondo il Ministero della Difesa britannico, queste ultime sono specificamente progettate per esaminare le infrastrutture sottomarine in tempo di pace e conservare la capacità di colpirle in caso di conflitto, estendendo così la raccolta informativa a piattaforme commerciali apparentemente ordinarie. È una modalità coerente con una competizione sotto soglia nella quale la distinzione fra attività economica, sorveglianza e preparazione militare può essere deliberatamente mantenuta ambigua.

Londra cambia le regole

La coincidenza temporale è significativa. Il 22 ottobre, il governo britannico ha presentato un Libro bianco per aggiornare una normativa che in parte risale al Submarine Telegraph Act del 1885. Le nuove proposte prevedono fino a quattordici anni di carcere per il danneggiamento intenzionale delle infrastrutture sottomarine critiche, dieci anni per condotte imprudenti e sanzioni pecuniarie senza un limite massimo. Il governo vuole inoltre imporre nuovi obblighi di sicurezza agli operatori delle telecomunicazioni e attribuirsi poteri di intervento diretto quando sia in gioco la sicurezza nazionale.

Questo perché circa il 99 per cento del traffico internazionale di dati britannico passa attraverso cavi sottomarini; le pipeline sotto il mare assicurano inoltre circa tre quarti delle forniture di gas del Paese. Così, l’infrastruttura è divenuta tanto cruciale quanto difficilmente ma necessariamente difendibile, perno della sicurezza economica e nazionale di Londra.


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