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Perché Bruxelles punta un faro sull’eolico made in China

Bruxelles avvia un’indagine sul principale produttore al mondo di pale eoliche, reo di aver falsato la concorrenza grazie al doping dei sussidi pubblici generosamente concessi da Pechino. Un altro bel segnale sulla, purtroppo tardiva, presa di coscienza europea

L’odore è sempre quello dei sussidi. L’Europa ha imparato a sentirlo solo da poco, ma ad aggiustare il tiro ci ha messo una manciata di mesi. D’altronde, era una questione di sopravvivenza. La Cina, con i suoi campioni nazionali resi invincibili dal doping dei finanziamenti statali, da Byd per le auto, fino a Catl per le batterie, passando per i pannelli fotovoltaici e le energie rinnovabili nel loro insieme, ha d’altronde sempre avuto gioco facile in un continente fino a ieri convinto che con la Cina si potesse ragionare in termini di libera e leale concorrenza. Non è andata così e la reazione, alla fine, è arrivata.

Prima l’indagine sui sussidi alle auto elettriche, poi i primi sbarramenti, sull’onda della coraggiosa decisione italiana di tagliare fuori dalle gare per gli incentivi al solare tutti quei produttori che utilizzano componentistica cinese. In mezzo, una crescente presa di coscienza: la forza di tendere la mano agli investimenti cinesi, il Vecchio continente rischiava di assistere all’estinzione della propria manifattura. Adesso, un nuovo segnale e non di fumo, per Pechino.

La Commissione europea ha infatti avviato un’indagine approfondita per valutare le attività di Goldwind Science&Technology nella produzione e vendita di turbine eoliche e nella fornitura di servizi correlati. Bruxelles nutre seri dubbi sul fatto che la cinese Goldwind possa aver ricevuto sovvenzioni estere che potrebbero distorcere il mercato interno. Le possibili sovvenzioni finite nel mirino dell’Ue includono misure fiscali agevolate e finanziamenti sotto forma di prestiti. La Commissione teme dunque che queste sovvenzioni estere possano migliorare la posizione competitiva di Goldwind nel mercato interno e influire negativamente sulla concorrenza per la fornitura di turbine eoliche.

Ma chi è e cosa fa Goldwind? Nella Ue è attivo anche tramite Vensys e le sue altre controllate e fino a due anni fa Golwind è stato il primo produttore cinese di turbine eoliche con una quota di mercato in Cina compresa tra il 20 e il 25% annuo. Ha poi ampliato l’attività con l’obiettivo di diventare un attore globale in ogni tipo di sistema energetico, compresa l’integrazione di energia solare. E ci è riuscita.  Sulla base del fatturato e degli ordini, i più grandi produttori di turbine eoliche a livello mondiale risultano infatti essere proprio Goldwind, seguita dalla sempre cinese Envision, a sua volta tallonata dalla, guarda caso cinese, Windey.

L’inchiesta approfondita dell’Ue servirà ora a comprendere se le conclusioni preliminari trovano un riscontro nei fatti. Non è, però, un’indagine antitrust. Stando ai poteri del regolamento sulle sovvenzioni estere, la Commissione può avviare inchieste di propria iniziativa e, qualora vengano accertate distorsioni, imporre misure correttive o accettare impegni da parte delle imprese interessate per eliminare le distorsioni. L’obiettivo di Bruxelles è comunque garantire condizioni di parità per tutte le imprese che operano nel mercato interno, proteggendo i produttori locali senza compromettere gli ambiziosi obiettivi climatici europei che richiedono investimenti massicci nelle rinnovabili.


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