Accanto alle garanzie occidentali, Kyiv punta su una deterrenza convenzionale autonoma. Che l’Ucraina mira a ottenere attraverso riforma militare, modernizzazione tecnologica, capacità di colpire in profondità e rafforzamento strutturale dell’industria della difesa
L’aspetto delle garanzie di sicurezza esterne sembra rappresentare uno dei nodi cruciali del negoziato per il raggiungimento della fine delle ostilità in Ucraina. Date come assodate fino a poche settimane fa, adesso sembra che Wahsington abbia fatto un piccolo passo indietro al riguardo nel tentativo di provocare una svolta nelle negoziazioni con Mosca e Kyiv. Una mossa che non sembra essere stata particolarmente apprezzata da quest’ultima. “L’Ucraina ha intrapreso una profonda riflessione sul significato delle garanzie di sicurezza e su quali dovrebbero essere i loro fondamenti”, ha dichiarato a Politico Alyona Getmanchuk, capo della missione ucraina presso la Nato. “In passato, la visione era incentrata principalmente sugli impegni di protezione forniti dai partner. Oggi, invece, è chiaro che il fulcro di qualsiasi garanzia di sicurezza deve essere l’esercito ucraino e le sue industrie della difesa”.
Il riferimento non è però soltanto a quanto avvenuto nelle ultime settimane, ma a quanto è avvenuto nel corso degli ultimi decenni. A partire dal 1994, quando con la firma del memorandum di Budapest il neonato stato ucraino ha rinunciato a tutte le testate nucleari ereditate dopo il crollo dell’Unione Sovietica, affidandosi a delle promesse fatte dagli attori occidentali (e in particolare da Londra e Washington) sul loro impegno verso la salvaguardia della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Promesse rivelatesi poi inconsistenti alla prova dei fatti. Più di trent’anni dopo, a Kyiv si vuole evitare di vivere un deja-vu.
Per questo, pur lavorando per lo stabilimento di garanzie di sicurezza occidentali ben più solide di quelle precedenti, la leadership ucraina intende costruire un sistema di deterrenza convenzionale capace id scoraggiare di per sé (almeno in teoria) ogni futura aggressione, seguendo la logica della “porcupine strategy”. Questa strategia si fonda sull’idea di negare (o quantomeno di complicare al massimo) con mezzi convenzionali un successo militare avversario, infliggendo al contempo costi immediati e persistenti, così da rendere impraticabile una guerra rapida e politicamente “gestibile”.
Sul piano concreto, l’Ucraina sta prima di tutto lavorando sulla ricostruzione strutturale della propria forza militare come strumento permanente. L’obiettivo non è solo mantenere un esercito di grandi dimensioni nel dopoguerra, ma di riorganizzarne profondamente l’architettura, mirando ad un addestramento standardizzato, al rafforzamento del livello dei sottufficiali e degli ufficiali subalterni, alla revisione delle catene di comando e alla digitalizzazione dei processi di forces management. La riforma dello strumento militare è quindi pensata per rendere sostenibile nel tempo una postura difensiva ad alta intensità, e non una semplice mobilitazione emergenziale.
Parallelamente, l’Ucraina sta perseguendo la modernizzazione tecnologica delle proprie forze armate, modernizzazione incentrata sui sistemi senza equipaggio, sulla guerra elettronica e sull’integrazione digitale. Kyiv sta consolidando un vero ecosistema nazionale dei droni (in particolare droni First person view e piattaforme di medio raggio) affiancato da reti di sensori, sistemi di comando e controllo distribuiti e capacità di disturbo elettronico.
Un terzo pilastro della porcupine strategy è lo sviluppo sistematico delle capacità di colpire in profondità. L’Ucraina sta investendo importanti risorse in missili da crociera, missili balistici e droni a lungo raggio, con lo scopo di poter colpire infrastrutture militari, logistiche ed energetiche sul territorio russo in caso di nuova aggressione. Parallelamente, la priorità politica è la trasformazione dell’industria della difesa in una filiera stabile, protetta e finanziata su base pluriennale, anche attraverso una crescente integrazione con i programmi dell’Unione Euriopea. Nella visione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è proprio questa combinazione tra produzione seriale, capacità di attacco a distanza e resilienza industriale a rendere credibile, nel tempo, la postura del “porcospino”.















