L’editoriale pubblicato su The Standard di Nairobi segna un passaggio rilevante nel modo in cui il Piano Mattei viene declinato sul terreno: dalla cornice politica all’implementazione concreta. Al centro del ragionamento c’è l’intelligenza artificiale, non come slogan tecnologico, ma come infrastruttura abilitante di sviluppo, partenariato e capacità locale, all’interno di una convergenza operativa tra Italia, Kenya e Nazioni Unite
Il testo si colloca alla vigilia di una sequenza di appuntamenti chiave. Il primo è il Nairobi AI Forum 2026, in programma il 9 e 10 febbraio, pensato come banco di prova operativo di questa visione sull’AI in Africa. Seguiranno il summit Italia-Africa del 13 febbraio ad Addis Abeba e l’Assemblea annuale dell’Unione Africana, momenti in cui Roma punta a rafforzare il proprio posizionamento come gateway occidentale verso il continente.
Uno dei passaggi centrali dell’articolo chiarisce l’impostazione di fondo: “In the age of AI, the design of partnerships is not a secondary consideration. It is the central determinant of whether innovation translates into inclusive, sustainable development”. È a partire da questa premessa che l’intelligenza artificiale viene inserita nel perimetro del Piano Mattei come infrastruttura abilitante di sovranità e cooperazione paritaria, capace di rafforzare – ma non automaticamente garantire – traiettorie di sviluppo sostenibile.
Il valore del pezzo risiede anche nelle firme. A scriverlo sono Vincenzo Del Monaco, Ambasciatore d’Italia a Nairobi; Philip Thigo, Special Envoy del Kenya per la tecnologia; e Keyzom Ngodup Massally, Director dell’AI Hub for Sustainable Development dell’Undp. Non si tratta dunque di un contributo accademico o di un esercizio di visione astratta, ma di un posizionamento politico e operativo che riflette una convergenza istituzionale tra livello nazionale, africano e multilaterale.
Nel dibattito globale sull’intelligenza artificiale applicata all’Africa, il focus ricorrente è il rischio di marginalizzazione del continente rispetto ai Paesi tecnologicamente più avanzati. Gli autori spostano l’attenzione su un altro nodo: senza un ripensamento profondo delle partnership, l’AI difficilmente scalerà e resterà confinata a progetti pilota frammentati, con un impatto limitato sullo sviluppo reale.
È in questo spazio che si inserisce il Piano Mattei. L’articolo collega esplicitamente l’AI Hub for Sustainable Development – lanciato sotto la presidenza italiana del G7 e implementato dall’Undp con il supporto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy – a un modello di cooperazione non basato sull’assistenza tradizionale, ma su partenariati di mercato e su una logica orientata all’esecuzione.
Il Nairobi AI Forum viene presentato come uno strumento operativo coerente con questa impostazione. Non una conferenza tradizionale, ma una working session intensiva articolata su tre assi: infrastrutture AI nel contesto africano, costruzione di partnership transfrontaliere e accesso ai finanziamenti. L’obiettivo è tradurre l’ambizione tecnologica in sistemi scalabili, superando la frammentazione che ha caratterizzato molte iniziative precedenti.
Un altro elemento chiave del testo è la critica ai modelli infrastrutturali importati dai Paesi avanzati. I data center hyperscale, ad alta intensità energetica e di capitale, risultano spesso disallineati rispetto alle realtà africane: costosi, sotto-utilizzati e con limitate ricadute sugli ecosistemi locali dell’innovazione. In alternativa, gli autori propongono ecosistemi AI “right-sized”, modulari e distribuiti, calibrati sulla disponibilità energetica, sui reali fabbisogni di calcolo e sui bacini di competenze esistenti, valorizzando anche il potenziale africano in rinnovabili e minerali critici.
La questione della sovranità attraversa l’intero ragionamento. La sovranità AI non viene intesa come isolamento tecnologico, ma come capacità di controllare i livelli critici della catena del valore – dati, capacità di calcolo, competenze e governance – restando interoperabili con mercati e standard globali. In assenza di questo equilibrio, avvertono gli autori, il rischio è delegare non solo l’infrastruttura, ma anche la capacità decisionale.
Dal piano concettuale si passa infine alla dimensione applicativa. L’articolo richiama esempi concreti, come DeepLeaf e Crane AI, per mostrare come partnership contestuali tra Africa ed Europa possano accelerare l’adozione dell’intelligenza artificiale in settori chiave, dall’agricoltura alla resilienza climatica, dalla sanità alla gestione delle finanze pubbliche. In questi casi, l’innovazione segue la domanda reale e gli investimenti seguono i casi d’uso, non logiche speculative di scala.
Il riferimento al contesto globale completa il quadro. Mentre a febbraio Nuova Delhi ospiterà l’AI Impact Summit, il primo grande appuntamento globale sull’intelligenza artificiale organizzato nel Global South, il Nairobi AI Forum viene descritto come un passaggio preparatorio essenziale, capace di spostare il dibattito dall’aspirazione all’esecuzione e dai principi ai sistemi concreti: cosa costruire, come costruirlo e con chi.
Nel loro insieme, questi elementi suggeriscono che la dimensione AI del Piano Mattei stia entrando in una fase più operativa. Italia, Kenya e Undp stanno esplorando sul campo un modello di cooperazione tecnologica orientato all’applicazione concreta dell’intelligenza artificiale nei contesti di sviluppo, senza enfasi celebrative ma con un’attenzione crescente all’esecuzione e all’impatto reale.
















