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Italia-India. L’accordo con Ue, la sicurezza e l’asse bilaterale sui porti raccontati dall’amb. Bartoli

Il Free Trade Agreement tra Unione europea e India segna un passaggio strategico che va oltre il commercio. In questa intervista, l’ambasciatore a Delhi Antonio Bartoli delinea il punto di vista italiano su opportunità industriali, cooperazione in sicurezza e difesa, Imec e un’intesa bilaterale sui porti (a cominciare da Trieste e Mumbai)

L’accordo di libero scambio tra Unione europea e India si inserisce in una fase di profonda ridefinizione delle relazioni geoeconomiche globali, in cui commercio, sicurezza economica e diversificazione delle catene del valore tendono sempre più a sovrapporsi. In parallelo all’intesa commerciale tra Bruxelles e New Delhi — e al rinvigorimento dei rapporti tra India e Stati Uniti — l’India emerge come uno dei principali poli di equilibrio in un sistema internazionale segnato da frammentazione e competizione strategica.

In questo contesto, l’Italia punta a giocare un ruolo attivo, valorizzando le proprie eccellenze industriali, la dimensione logistica e la cooperazione strategica nell’Indo-Mediterraneo. La conversazione con l’ambasciatore italiano in India, Antonio Bartoli, delinea punti di contatto, interessi in comune e nuove forme di cooperazione sia bilaterale che nel quadro europeo.

Con l’annuncio definitivo del Free Trade Agreement (Fta) tra Unione europea e India si apre una fase di integrazione quasi completa tra i due sistemi commerciali, destinata a moltiplicare le opportunità economiche e industriali. In questo nuovo contesto, quali sono a suo avviso i settori nei quali l’Italia può esprimere un valore aggiunto specifico, sia in risposta alle esigenze del mercato indiano sia alla luce della progressiva riduzione delle barriere tariffarie e doganali prevista dall’accordo?

Europa e India insieme rappresentano insieme un quarto del Pil mondiale. Un mercato di oltre 2 miliardi di persone. La firma dell’Accordo di Libero Scambio segna una volta storica. L’Ue è il primo partner commerciale dell’India. Secondo diverse stime, l’interscambio — oggi pari a oltre 120 miliardi di euro — è destinato a raddoppiare entro la fine del prossimo decennio. L’India è la quarta economia a livello globale, e la prima per crescita del PIL. Il mercato più popoloso del mondo è un’opportunità da non perdere.

L’Accordo porterà significative riduzioni delle barriere tariffarie, aprendo importanti prospettive alle aziende italiane desiderose di espandersi sul mercato indiano. Penso ai macchinari industriali — già oggi il 40% del nostro export — e ai componenti auto. Alla chimica e alla farmaceutica. Ma anche ai vini, il cui dazio scenderà a regime dall’attuale 150% fino al 20%. Ad altri prodotti come olio e pasta, i cui dazi saranno azzerati.

I nostri premier hanno concordato di portare l’interscambio a 20 miliardi di euro entro il 2029. Più commercio significa più investimenti. E anche più occupazione e mobilità di talenti e professioni. Siamo la seconda manifattura d’Europa e l’India guarda con grande interesse alla collaborazione con l’Italia in diversi settori di nostra riconosciuta eccellenza: meccanica e macchinari agricoli, design industriale e arredo, industria della difesa e spazio, economia circolare, tecnologie per cultura e sport e tanto altro. Con questo accordo porteremo più Italia in India e più India in Italia.

Uno degli elementi destinati a fungere da “fluidificatore” strutturale delle relazioni Ue-India è il corridoio India-Middle East-Europe (noto con l’acronimo “Imec”), che punta a rafforzare l’integrazione fisica e logistica tra India ed Europa attraverso il Medio Oriente. Allo stesso tempo, il progetto si confronta con alcune complessità geopolitiche e operative. In questo scenario, ritiene che l’Italia possa già muoversi in modo pragmatico e anticipatorio, ad esempio sviluppando intese bilaterali tra hub portuali come Trieste e Mumbai?

Assolutamente sì. Imec è una prospettiva, su cui lavorare con convinzione e visione, anche al di là delle perduranti tensioni in Medio Oriente. Nel frattempo, Italia e India possono partire con progetti concreti e funzionali al successo del corridoio. L’essere penisole proiettate in un comune bacino — l’Indo-Mediterraneo — sempre più integrato e interdipendente conferisce ai nostri Paesi visioni e interessi convergenti. Intendiamo creare un corridoio per procedure di sdoganamento portuale accelerate e digitali. Completeremo presto la posa di un cavo digitale sottomarino per il traffico dati ad alta velocità tra i nostri mercati.

Approfondiremo sempre più le sinergie nei settori delle infrastrutture, della logistica e dell’energia. Su questi temi, il vicepresidente del Consiglio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ospiterà il prossimo 17 marzo a Trieste una conferenza, aperta a Paesi partner e vicini europei, per mobilitare il settore privato a sostegno del progetto Imec. Confidiamo in una nutrita presenza di aziende e interlocutori dall’India, così come dagli altri Paesi lungo il corridoio.

La cooperazione strategica tra Unione Europea e India si sta estendendo anche ai temi della sicurezza e della difesa. Quale ruolo può giocare l’Italia, sia sul piano industriale sia su quello operativo, considerando la sicurezza marittima nell’Indo-Mediterraneo?

Cybersecurity, contrasto alle minacce ibride e al terrorismo, collaborazione nell’industria della difesa e molto altro. La recente visita dei presidenti Antonio Costa e Ursula von der Leyen a Delhi ha posto un focus prioritario — oltre che su Fta e mobilità — anche sui temi della sicurezza e della difesa. Ue e India hanno firmato un partenariato strategico, e l’Italia si è mossa già da tempo nella stessa direzione.

Sicurezza e difesa sono al centro del piano d’azione congiunto adottato nel 2024 dai premier Giorgia Meloni e Narendra Modi. Solo pochi giorni fa, Leonardo e Adani hanno siglato una nuova alleanza nel settore elicotteristico. Siamo al fianco dell’India per collaborare in progetti di coproduzione, co-sviluppo e condivisione di tecnologie e servizi di alta qualità.

Insieme a Delhi, sosteniamo i principi di stabilità, libertà di navigazione e tutela dei commerci nell’Indo-Mediterraneo. Abbiamo intensificato la presenza di navi militari nei porti indiani e svolto esercitazioni congiunte tra le nostre Marine. Presto avvieremo anche un dialogo sulla sicurezza marittima, per incrementare la condivisione di buone pratiche, lo scambio di informazioni e l’interoperabilità dei nostri assetti.


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