Il coinvolgimento della Banca Mondiale come gestore dei fondi introduce un elemento multilaterale nella nuova architettura creata da Washington per la ricostruzione di Gaza. Resta però aperta la tensione tra direzione politica statunitense e implementazione affidata a istituzioni internazionali
Le accuse di eccessivo unilateralismo restano un fattore che accompagna anche le reazioni iniziali dopo la prima riunione del Board of Peace. Ma Washington ha sottolineato il coinvolgimento di strutture internazionali, dai fondi messi a disposizione dalla Fifa fino al ruolo operativo centrale affidato alla World Bank – incaricata di gestire e distribuire i miliardi di dollari promessi per la ricostruzione di Gaza.
La decisione di attribuire alla Banca Mondiale (WB) la supervisione dei flussi finanziari consolida infatti la dimensione multilaterale di un organismo concepito e promosso dall’amministrazione di Donald Trump, la cui architettura e leadership hanno suscitato perplessità in diverse capitali europee e in parte del Congresso americano. Affidare l’implementazione dei progetti a un’istituzione finanziaria globale rappresenta un tentativo di collocare l’iniziativa entro procedure riconosciute di trasparenza, controllo e responsabilità. Allo stesso tempo, Washington mantiene un’influenza significativa sulla governance della WB (con gli Usa che ne detengono il 16,4% dei voti, la maggioranza relativa), che ha sede al 1818 H Street Northwest delle capitale statunitense.
Secondo quanto annunciato durante l’incontro inaugurale del Board of Peace, i contributi dei donatori – per ora stimati in oltre 16 miliardi di dollari – saranno amministrati dalla World Bank sotto l’indirizzo strategico del Board. Il presidente della Banca mondiale, Ajay Banga, ha precisato che l’istituto gestirà le donazioni e le distribuirà sotto la direzione del Board, delineando un modello che richiama precedenti meccanismi di finanziamento post-conflitto, nei quali le banche multilaterali hanno svolto il ruolo di garanti tecnici e fiduciari per rassicurare i donatori rispetto a rischi politici, inefficienze o frammentazione degli aiuti.
La World Bank (Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo) è la più grande istituzione finanziaria di sviluppo globale. L’obiettivo dichiarato nella missione fondativa è quello di porre fine alla povertà e favorire il generale miglioramento del benessere. Per promuovere tali obiettivi, la Banca Mondiale aiuta i governi nei Paesi in via di sviluppo ad affrontare le sfide nazionali e globali, fornendo la propria esperienza attraverso finanziamenti e strumenti di gestione dei rischi.
Il coinvolgimento della World Bank nel Board of Peace assume un peso ulteriore perché l’istituto dispone già di una delle valutazioni più complete sui bisogni di ricostruzione di Gaza. Un rapporto congiunto pubblicato nel febbraio 2025 da World Bank, Unione europea e Nazioni Unite stima in circa 53 miliardi di dollari il fabbisogno complessivo per la ripresa e la ricostruzione, di cui circa 20 miliardi necessari nei primi tre anni. L’analisi individua nell’edilizia abitativa, nella sanità, nelle infrastrutture di base e nel rilancio dell’occupazione i settori più onerosi, sottolineando al contempo che la ricostruzione su larga scala dipenderà da condizioni di sicurezza, governance e accesso ai materiali ancora incerte.
Questo quadro analitico preesistente colloca la Banca mondiale non solo come custode dei fondi, ma anche come attore in grado di orientare le priorità operative. Evidenzia inoltre la distanza tra le promesse finanziarie annunciate durante la riunione inaugurale e la dimensione reale delle necessità individuate dalle istituzioni internazionali, suggerendo che il Board rappresenti solo un primo passaggio di un processo di finanziamento destinato a prolungarsi nel tempo.
Per l’amministrazione Trump, la scelta offre vantaggi pratici e politici. Consente di utilizzare un canale capace di mobilitare ulteriori contributi, anche da Paesi riluttanti a partecipare direttamente a un’iniziativa percepita come strettamente statunitense; attenua la percezione che l’allocazione delle risorse possa avvenire secondo criteri esclusivamente politici; permette di mantenere nel Board il controllo strategico, preservando la centralità dell’iniziativa.
In questo contesto, il ruolo della World Bank appare come una condizione necessaria per rafforzarne la credibilità operativa, ma non sufficiente a risolvere le questioni politiche di fondo. La gestione dei fondi da parte della Banca mondiale non elimina totalmente le criticità, ma potrebbe rivelarsi decisiva per stabilire se il Board diventerà un meccanismo duraturo per la ricostruzione di Gaza.
















