Un’inchiesta di Lbc riporta l’attenzione sulle operazioni ibride attribuite all’Iran nel Regno Unito. Presunti agenti avrebbero tentato di reclutare cittadini britannici via Telegram per azioni dimostrative e potenziali sabotaggi in cambio di micro-pagamenti in criptovalute. Il caso rilancia il tema dell’uso di proxy locali da parte di Stati ostili e spinge il governo Uk a rafforzare il quadro normativo contro le minacce ibride
Un canale Telegram che promette “lavori ben pagati”, una presunta affiliazione ai servizi d’intelligence iraniani, incarichi inizialmente simbolici e compensi in criptovaluta. È il quadro emerso da un’inchiesta di LBC, secondo cui soggetti riconducibili a reti pro-iraniane starebbero tentando di reclutare cittadini britannici per attività di sabotaggio e provocazione nel Regno Unito.
Il caso riporta al centro dell’attenzione una minaccia già monitorata dagli apparati di sicurezza occidentali: l’uso di proxy locali, individui senza legami formali con uno Stato ostile, impiegati per compiere azioni criminali difficilmente attribuibili in modo diretto.
Il test di fedeltà. Bruciare immagini di Trump e Netanyahu
Secondo quanto riferito dall’emittente britannica, un reporter sotto copertura avrebbe contattato il canale Telegram, ricevendo nel giro di poche ore una prima “missione”: stampare fotografie di Donald Trump e Benjamin Netanyahu, incendiarle in una strada nota di Londra e inviare un video come prova.
Il messaggio chiariva la logica dell’operazione: “È il primo passo per costruire fiducia, e sarai pagato per questo”. Il compenso promesso sarebbe stato di appena 5 dollari in criptovaluta, seguito, secondo gli interlocutori, da un “secondo lavoro”.
Più che il valore economico, a colpire gli analisti è il metodo: piccoli incarichi a basso rischio per verificare disponibilità, anonimato e affidabilità del reclutato.
Il modello già visto con Mosca
Jonathan Hall Kc, revisore indipendente britannico della legislazione sulle minacce statali, ha dichiarato a Lbc che lo schema ricorda precedenti operazioni attribuite alla Russia, compreso un incendio doloso contro un magazzino londinese collegato agli aiuti all’Ucraina.
Il modello operativo sarebbe ormai consolidato: prima un gesto apparentemente marginale, poi incarichi più gravi. In prospettiva, gli step successivi potrebbero includere vandalismo, intimidazione, incendi o sorveglianza su obiettivi specifici.
Guerra ibrida a basso costo
Una fonte di sicurezza citata dall’emittente sostiene che Iran e altri attori ostili abbiano progressivamente esternalizzato operazioni sensibili a soggetti mossi soprattutto da ragioni economiche, spesso provenienti da ambienti marginali o reti criminali.
Si tratta di un approccio che offre tre vantaggi strategici, come il costo ridotto, perché non richiede strutture operative dirette, scalabilità, grazie al reclutamento online di molti esecutori e negabilità plausibile, poiché i responsabili materiali non risultano formalmente legati allo Stato mandante.
Emma Schubart, ricercatrice della Henry Jackson Society, ha definito queste attività una forma di operazione ostile “outsourced”, collocata nella zona grigia tra criminalità comune e minaccia alla sicurezza nazionale.
L’allarme di Scotland Yard
Matt Jukes, vicecommissario della Metropolitan Police, ha lanciato un messaggio diretto a chi accettasse simili offerte: “È un gioco da sciocchi. Finirete in prigione”.
Il punto centrale, per gli investigatori britannici, è che i proxy reclutati sono facilmente sacrificabili: quando le forze dell’ordine intervengono, i gestori stranieri interrompono i contatti e lasciano gli esecutori locali esposti alle conseguenze penali.
Starmer accelera sulla normativa
La vicenda si intreccia con l’ondata di tensioni seguita da attacchi incendiari contro obiettivi ebraici nel Regno Unito. Durante una visita alla Kenton United Synagogue, il premier Keir Starmer ha dichiarato di essere “sempre più preoccupato” dall’uso di intermediari criminali da parte di Stati stranieri.
Downing Street ha annunciato l’intenzione di accelerare nuove misure legislative contro l’impiego di proxy ostili sul territorio britannico.
Il nodo europeo
Il caso britannico interessa direttamente anche il continente. L’utilizzo di piattaforme cifrate, micro-pagamenti in crypto e reclutamento opportunistico rende infatti questo modello facilmente replicabile in altri Paesi europei.
La sfida per governi e intelligence è duplice: contrastare la radicalizzazione criminale di soggetti vulnerabili e aggiornare strumenti normativi pensati per minacce più tradizionali.
















