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Chi sostiene gli Usa nello scontro con Pechino per Panama

Stati Uniti, Costa Rica, Guyana, Paraguay e Trinidad y Tobago hanno emesso un comunicato congiunto per respingere le repressioni di Pechino nei confronti delle navi battenti panamensi. La decisione della Corte Supremo del Panama che ha innescato il conflitto e la reazione della Cina

Martedì il Dipartimento di Stato americano ha emesso un comunicato in cui, insieme ai governi di Costa Rica, Guyana, Paraguay e Trinidad y Tobago, sostiene che “la libertà della nostra regione non è negoziabile” e attacca frontalmente le azioni della Cina che hanno colpito le imbarcazioni di Panama in quello che viene considerato un tentativo “flagrante di politicizzare il commercio marittimo e infrangere la sovranità delle nazioni del nostro emisfero”.

L’impasse ha avuto inizio lo scorso 29 gennaio, quando la Corte Suprema di Panama ha dichiarato incostituzionale la concessione di due porti del Canale di Panama all’impresa di Hong Kong CK Hutchinson. Con questa decisione, il governo panamense ha preso il controllo dei porti Balboa e Cristóbal a febbraio, lasciando alle filiali Maersk e Mediterranean Shipping Company la gestione delle operazioni. Come una presunta rappresaglia, da febbraio (e ancora di più ad aprile) si è registrato un aumento significativo del blocco per controllo ed ispezioni di navi battenti Panama nei porti cinesi. Delle 124 imbarcazioni trattenute nei porti cinesi per ispezioni solo nel mese di marzo, quasi il 75% erano bandiera battente panamense, secondo i dati dell’organizzazione giapponese Mou.

Come era previsto, dopo il comunicato congiunto, la Cina ha negato di esercitare alcuna pressione sul Panama: “Queste dichiarazioni sono completamente infondate e trasfigurano la realtà”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Affari esteri cinese, Lin Jian.

Questa non è la prima volta che gli Usa si pronunciano sul tema. Lo scorso 2 aprile, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha manifestato il sostegno al Panama, dicendo che i blocchi, i ritardi e gli ostacoli imposti alla circolazione delle navi danneggiano la stabilità delle catene di rifornimento mondiale, aumentano i costi per imprese e consumatori ed erodono la fiducia nel sistema commerciale internazionale.

“Panama è un pilastro del nostro sistema commerciale marittimo e, come tale, deve rimanere libero da qualsiasi indebita pressione esterna – ha concluso il Dipartimento di Stato americano -. Qualsiasi tentativo di minare la sovranità di Panama rappresenta una minaccia per tutti noi”.


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