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Vi spiego la rilevanza strategica della bioeconomia circolare nell’Ue

Di Piergiuseppe Morone

La transizione verso la bioeconomia circolare non è soltanto una scelta orientata alla sostenibilità ambientale, ma rappresenta una opportunità strategica per garantire un futuro più stabile e resiliente all’Europa in uno scacchiere geopolitico caratterizzato da shock esterni in aumento per intensità e frequenza. L’analisi di Piergiuseppe Morone, professore ordinario di Politica Economica presso Unitelma Sapienza

Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha attraversato una sequenza di shock sistemici che hanno messo in evidenza le fragilità strutturali del suo modello economico. La pandemia di Covid-19, le tensioni geopolitiche legate alla guerra in Ucraina e le dinamiche di instabilità nei mercati energetici globali legati alla chiusura dello stretto do Hormuz, hanno mostrato quanto le economie europee (ma in verità tutte le economie del cosiddetto Nord Globale) siano esposte a interruzioni di forniture improvvise e a forte volatilità dei prezzi.

Tali dinamiche scaturiscono da un contesto internazionale caratterizzato da equilibri sempre più instabili, in cui la crescente frammentazione geopolitica, le tensioni commerciali e la competizione per le risorse strategiche espongono sia i singoli Stati membri sia l’Unione Europea nel suo complesso a subire gli shock esterni con intensità crescente. Questa instabilità sistemica presenta tratti analoghi ed interconnessi a quanto osservato sul piano climatico, dove il cambiamento si manifesta attraverso eventi estremi, come ondate di calore, siccità e alluvioni, sempre più ricorrenti e severi. In entrambi i casi, emerge un’evidente tendenza verso una maggiore imprevedibilità e una crescente pressione sui sistemi economici e sociali, che richiede un rafforzamento strutturale della capacità di adattamento e resilienza. In questo contesto, la transizione verso la bioeconomia circolare non rappresenta soltanto una risposta alle sfide ambientali, ma assume un ruolo centrale in chiave di rafforzamento dell’autonomia strategica e della capacità di adattamento dell’Ue.

La bioeconomia circolare come leva di resilienza

La resilienza economica si manifesta nella capacità di un sistema di assorbire perturbazioni, adattarsi a nuove condizioni e continuare a funzionare senza subire trasformazioni destabilizzanti. In tale ottica la bioeconomia circolare introduce elementi strutturali che rafforzano tale capacità. Riducendo la dipendenza da risorse importate e valorizzando biomasse locali e residuali, essa contribuisce a diversificare le fonti di approvvigionamento e a rendere le economie meno esposte a shocks esterni. Allo stesso tempo, promuovendo l’uso efficiente delle risorse e il recupero degli scarti, favorisce sistemi produttivi più flessibili, adattabili e sostenibili.

Un ulteriore aspetto rilevante riguarda la dimensione territoriale. Le filiere della bioeconomia circolare tendono a svilupparsi su scala locale o regionale, creando connessioni più strette tra produzione, trasformazione e consumo. Questa prossimità crea benefici in termini occupazionali, riduce i costi ambientali legati al trasporto, e rafforza la capacità dei territori di reagire rapidamente a crisi globali, limitando la dipendenza da catene del valore lunghe e complesse.

Lezioni dalla pandemia di Covid-19

La crisi pandemica ha rappresentato un punto di svolta nella percezione delle catene globali del valore. Le interruzioni logistiche, le restrizioni alla mobilità e i blocchi produttivi hanno evidenziato i limiti di un modello fortemente globalizzato, in cui l’efficienza è spesso ottenuta a scapito della resilienza. La difficoltà nel reperire beni essenziali ha spinto istituzioni e imprese a riflettere sull’importanza di accorciare e diversificare le filiere.

Come accennato, in questo scenario, la bioeconomia circolare offre una risposta concreta attraverso lo sviluppo di sistemi produttivi più localizzati. La possibilità di trasformare residui agricoli, rifiuti organici e sottoprodotti in nuove risorse consente di creare cicli produttivi chiusi, riducendo la necessità di input esterni. Inoltre, la diffusione di infrastrutture decentralizzate, come impianti di trattamento dei rifiuti organici o piccole bioraffinerie, permette di garantire continuità nelle forniture anche in presenza di shock globali. La pandemia ha dunque reso evidente come prossimità e circolarità possano diventare fattori chiave di stabilità.

La guerra in Ucraina e il tema dell’autosufficienza

Il conflitto in Ucraina ha riportato al centro del dibattito europeo il tema della sicurezza degli approvvigionamenti, in particolare per quanto riguarda energia e sistemi alimentari. La dipendenza da importazioni di gas, cereali e fertilizzanti ha esposto l’Unione a forti pressioni, traducendosi in aumenti dei prezzi e dell’incertezza sulla stabilità dei flussi di forniture, ponendo anche una questione di sicurezza alimentare.

La bioeconomia circolare offre strumenti importanti per rafforzare l’autosufficienza. Nel settore agricolo, il recupero e il riciclo dei nutrienti consentono di ridurre l’uso di fertilizzanti sintetici, mentre pratiche più sostenibili e diversificate aumentano la capacità del sistema di adattarsi a shock esterni. Allo stesso tempo, l’utilizzo di biomasse residuali e sottoutilizzate apre nuove opportunità per integrare le produzioni alimentari.

Sul fronte energetico, la produzione di bioenergia da residui agricoli, forestali e rifiuti organici rappresenta una valida alternativa ai combustibili fossili importati. Sebbene non possa sostituirli completamente, essa contribuisce a diversificare il mix energetico e a ridurre la vulnerabilità dell’Unione. L’integrazione tra settori attraverso l’utilizzo ‘a cascata’ delle risorse naturali, tipica della bioeconomia circolare, permette inoltre di creare sinergie in cui gli scarti di un processo diventano risorse per un altro, rafforzando l’efficienza complessiva del sistema.

Shock dei prezzi energetici e instabilità globale

Le recenti tensioni geopolitiche nel Golfo Persico hanno evidenziato come la volatilità dei prezzi energetici, in particolare del petrolio, possa avere effetti profondi sull’intera economia. L’aumento dei costi dell’energia si riflette in maniera diffusa sui prezzi dei beni e dei servizi, contribuendo a dinamiche inflazionistiche anche in contesti di crescita stagnante.

Anche in questo contesto, la bioeconomia circolare può contribuire a mitigare gli effetti degli shock attraverso la progressiva sostituzione delle risorse fossili con alternative bio-based. L’adozione di materiali derivati da biomasse, insieme a una maggiore efficienza nell’uso delle risorse, consente di ridurre la dipendenza da mercati energetici altamente volatili. Inoltre, la diversificazione delle fonti energetiche rafforza la stabilità del sistema nel suo complesso, rendendolo meno esposto a fluttuazioni improvvise.

Implicazioni per le politiche europee

L’Unione Europea ha già intrapreso un percorso significativo verso la bioeconomia circolare attraverso strategie e iniziative dedicate, ma le crisi recenti rendono evidente la necessità di rafforzare ulteriormente questo impegno in una prospettiva sempre più orientata alla resilienza. In questo quadro si inserisce anche la recente Strategia per una bioeconomia europea competitiva e sostenibile, adottata dalla Commissione nel novembre 2025, che pone esplicitamente la bioeconomia al centro della transizione industriale europea, sottolineandone il ruolo nel rafforzare competitività, autonomia strategica e capacità di risposta agli shock.

Alla luce di questo rinnovato quadro strategico, appare fondamentale sostenere lo sviluppo di ecosistemi regionali della bioeconomia capaci di valorizzare le risorse locali e di generare innovazione diffusa. Parallelamente, è necessario investire in infrastrutture adeguate, come bioraffinerie e sistemi avanzati di gestione dei rifiuti, e rafforzare il sostegno alla ricerca e allo sviluppo tecnologico. Un approccio integrato, che metta in relazione politiche agricole, energetiche e industriali, è essenziale per sfruttare appieno il potenziale della bioeconomia circolare. Allo stesso tempo, il rafforzamento delle competenze e della formazione rappresenta un elemento chiave per accompagnare la transizione e garantirne il successo nel lungo periodo.

Conclusioni

La successione di shock globali degli ultimi sei anni ha chiaramente dimostrato che l’indipendenza strategica, la resilienza e una maggiore competitività devono diventare elementi centrali nelle strategie di sviluppo dell’Unione Europea. La bioeconomia circolare offre un quadro coerente e concreto per rispondere a questa esigenza, combinando sostenibilità sociale, ambientale e sicurezza economica.

Attraverso la riduzione della dipendenza da risorse esterne, l’accorciamento delle filiere e la valorizzazione degli scarti, essa consente di costruire sistemi più robusti e adattabili. In questo senso, la transizione verso la bioeconomia circolare non è soltanto una scelta orientata alla sostenibilità ambientale, ma rappresenta una opportunità strategica per garantire un futuro più stabile e resiliente all’Europa in uno scacchiere geopolitico caratterizzato da shock esterni in aumento per intensità e frequenza.


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