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Hantavirus sulla nave da crociera. Sorveglianza e dati certi prima di parlare di pandemia

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Otto casi a bordo della MV Hondius, tre decessi e passeggeri già sbarcati in più Paesi. Ma gli esperti invitano alla cautela: il virus delle Ande è noto, il contagio interumano è documentato ma raro. Priorità al tracciamento dei contatti. Ne abbiamo parlato con l’epidemiologo Massimo Ciccozzi

Negli ultimi giorni l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali si è concentrata sui casi di hantavirus registrati a bordo della nave da crociera MV Hondius: otto casi complessivi, di cui tre confermati in laboratorio e tre decessi. La vicenda ha assunto una dimensione transnazionale dopo che alcuni passeggeri hanno già lasciato l’imbarcazione. Le autorità svizzere hanno confermato un caso in un uomo che aveva partecipato alla crociera nelle settimane precedenti e che, dopo aver ricevuto comunicazione dall’operatore della nave, si è presentato spontaneamente in un ospedale di Zurigo. L’Organizzazione mondiale della sanità coordina le operazioni di contact tracing su scala internazionale.

Il virus Andes: un agente noto, non nuovo

Gli hantavirus sono conosciuti da decenni. Nei casi della MV Hondius è stato identificato il virus Andes (orthohantavirus andesense), una variante già nota in Sud America, responsabile tra l’altro della sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una forma respiratoria potenzialmente grave. In generale questi virus si trasmettono dai roditori all’uomo, attraverso il contatto con urine, feci o saliva infette o con superfici contaminate. Il virus Andes rappresenta un’eccezione parziale: è uno dei pochi hantavirus per cui è stata documentata una trasmissione interumana, ma si tratta di eventi rari, legati a contatti stretti e prolungati.

Quanto all’origine del focolaio, secondo quanto riportato dall’Oms l’evento non si sarebbe sviluppato a bordo della nave, ma probabilmente in Sud America prima dell’imbarco. Due passeggeri olandesi, poi deceduti, sarebbero stati infettati in quella fase iniziale.

Ciccozzi: “Dati certi prima di parlare”

A fare il punto sulla vicenda con Healthcare Policy per Formiche.net è Massimo Ciccozzi, professore di Epidemiologia e Statistica Sanitaria presso l’Università campus bio-medico di Roma. L’esperto inquadra l’episodio con precisione scientifica, invitando a non cedere all’allarmismo.

“Si parla molto in questo periodo dell’epidemia da virus delle Ande. Bisogna ricordare che esistono 38 specie diverse di hantavirus, il cui serbatoio naturale sono i roditori. Il motivo per cui questa vicenda attira attenzione è che il virus delle Ande è l’unico tra gli hantavirus di cui sappiamo con certezza che può trasmettersi per via respiratoria da persona a persona”.

Sul meccanismo del contagio a bordo, Ciccozzi è preciso: “La coppia di olandesi ha probabilmente contratto il virus delle Ande visitando una discarica, per poi portarlo sulla nave. Il periodo di incubazione va da una a sei-sette settimane, a volte anche otto. Il tasso di letalità è intorno al 40%, ma bisogna vedere se è calcolato sui sintomatici o sui casi clinici confermati: sono due cose diverse”.

L’urgenza, secondo l’epidemiologo, è una sola: la sorveglianza sistematica. “L’unica cosa da fare è il monitoraggio dei contatti delle persone che purtroppo sono già sbarcate, e la sorveglianza generale di tutti coloro che si trovano ancora a bordo, per verificare dopo quanto tempo eventualmente si ammalano. È vero che la coppia olandese è salita sulla nave tre settimane prima che comparissero i sintomi e la situazione diventasse evidente”.

Sul rischio pandemia, Ciccozzi non usa mezzi termini: “Da qui a dire che questa è una nuova pandemia ce ne passa. Ho sentito dire cose assurde. Prima di parlare bisogna avere dati certi alla mano. Noi abbiamo già inviato due lavori scientifici proprio per contribuire alla sorveglianza e al monitoraggio: solo così si possono avere dati certi e dire qualcosa di fondato”.

Lo Spallanzani nella rete europea di riferimento

Sul fronte della risposta istituzionale, l’Italia è in prima linea attraverso l’Inmi “Lazzaro Spallanzani” di Roma. Il laboratorio di virologia dell’istituto è uno dei quattro laboratori di riferimento europei per virus emergenti, zoonotici e trasmessi da roditori, insieme all’agenzia di Salute pubblica della Svezia, al National biosafety laboratory dell’Ungheria e all’Istituto Pasteur di Parigi.

“Sebbene le valutazioni in corso indichino un rischio molto basso per la popolazione generale, l’evento ha reso opportuno il rafforzamento delle attività di preparazione e coordinamento a livello europeo”, spiega Fabrizio Maggi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca preclinica e Diagnostica avanzata dello Spallanzani. “Il Laboratorio ha messo a disposizione competenze specialistiche nel campo della diagnostica molecolare degli hantavirus, inclusi protocolli per l’identificazione del ceppo Andes”.

Il contributo tecnico riguarda la conferma diagnostica, la condivisione di indicazioni per la rilevazione molecolare e le raccomandazioni di biosicurezza per la gestione dei campioni biologici. Come illustrato da Francesca Colavita, responsabile per lo Spallanzani all’interno di questa rete europea, “L’evento sottolinea l’importanza di una rete laboratoristica europea integrata e coordinata, in grado di rispondere in modo tempestivo a segnalazioni internazionali che richiedono elevati livelli di competenza, standardizzazione e sicurezza operativa”.

Il quadro epidemiologico

Le infezioni da hantavirus restano rare a livello globale, più frequenti nelle Americhe. In Europa i numeri sono contenuti: 1.885 casi nel 2023, pari a 0,4 per 100mila abitanti, il valore più basso degli ultimi anni. La domanda che le autorità sanitarie internazionali si pongono oggi è se il virus si stia comportando secondo dinamiche note – esposizione iniziale e contatti ravvicinati – o se esista una maggiore capacità di trasmissione interumana. Ad oggi non ci sono elementi per sostenere la seconda ipotesi. Il lavoro delle prossime settimane, tra contact tracing e analisi di laboratorio, sarà determinante per rispondere.


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