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Ecco come l’Europa corre verso la sua moneta digitale

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Il parlamento europeo ha approvato in via definitiva il progetto per l’infrastruttura di pagamento virtuale ma con corso legale, concepita anche per rispondere alla sfida dello yuan. Ora due anni di sperimentazione e poi la prova del mercato

Il timbro c’è, ora non resta che accendere il motore e mettere motori avanti tutta. Il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria, ha approvato in via definitiva il progetto per l’euro digitale, l’infrastruttura virtuale con cui rimettere l’Unione al passo dei grandi colossi dei pagamenti e aprire un ombrello contro lo yuan. Due settimane fa c’era stata una prima approvazione al parlamento dell’Ue nel lungo e complicato percorso che dovrebbe portare all’euro digitale, cioè il progetto di moneta alternativa alle banconote fisiche per pagare digitalmente, nei paesi dell’eurozona, senza passare per i circuiti tradizionali come le carte di credito o il bancomat.

Le istituzioni europee ci lavorano d’altronde da anni: la Banca centrale europea aveva cominciato a studiare la fattibilità dell’euro digitale nel 2020, anche grazie alla spinta dell’allora membro del comitato esecutivo di Francoforte, Fabio Panetta, oggi governatore di Bankitalia. Poi la Commissione europea aveva formulato la proposta di legge nel 2023. Ma a causa di resistenze nella politica e nella finanza ci sono voluti tre anni affinché il progetto ricevesse martedì la prima approvazione, dopo che a dicembre aveva già ricevuto quella del Consiglio.

Non bisogna mai dimenticare che, oltre che rappresentare una risposta tutta comunitaria allo yuan digitale e, in un certo senso anche alle criptovalute le quali però non hanno corso legale, l’euro digitale darebbe all’Europa la sovranità nel settore dei pagamenti digitali, che ora dipende in larga parte dai circuiti e dalle app statunitensi, come per esempio Visa, Mastercard, American Express e PayPal. E adesso? Ora che il Parlamento ha detto definitivamente sì, se poi le negoziazioni finali tra Parlamento e Consiglio avranno un buon esito entro il 2026, l’entrata in vigore dell’euro digitale potrebbe avvenire già nel 2029.

In sostanza, il 2027-2028 diventeranno anni di sperimentazione su scala limitata, mentre la messa in produzione vera e propria viene congelata finché infrastrutture, standard e normativa saranno maturi. Per imprese e consumatori il rinvio al 2029 dell’avvio a regime di tutte le modalità di utilizzo dell’euro digitale equivale, in pratica, a un prolungamento della fase di transizione verso il denaro 3.0, con pro e contro ben distinti. E da un lato, le aziende hanno più tempo per adeguare infrastrutture di cassa, sistemi gestionali e processi di tesoreria. Avanti tutta.


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