Per il deputato di Fratelli d’Italia e osservatore elettorale dell’Osce, Emanuele Loperfido, l’aggressività della Russia rende sempre più evidente la necessità della Nato e della sicurezza collettiva. In questo contesto, l’Europa deve assumere un ruolo più attivo, “assumendo maggiori responsabilità all’interno dell’Alleanza e costruendo un pilastro europeo più forte sul piano militare, tecnologico e industriale”
L’aggressività russa sta rendendo ancora più evidente la necessità della Nato e della sicurezza collettiva, in una cornice in cui spicchi il pilastro europeo dell’alleanza. Lo dice a Formiche.net il deputato di FdI Emanuele Loperfido, membro della delegazione italiana presso l’Osce (Assemblea parlamentare dell’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) che analizza il quadro europeo all’indomani dell’accusa della Germania nei confronti della Russia per i fatti di Lipsia del 4 agosto scorso. Come ha ricordato Giorgia Meloni, spiega, la sicurezza dei nostri alleati è la sicurezza di tutti noi.
La decisione del ministro degli Esteri tedesco di chiudere il consolato russo a Bonn e Casa Russa rappresenta uno spartiacque decisivo nei rapporti con Mosca?
Certamente un salto di qualità molto serio, che richiama l’Europa a una maggior consapevolezza riguardo i rischi della guerra ibrida. Il dato più grave è che Berlino attribuisce alla Russia un attacco ibrido sul proprio territorio, sulla base delle proprie risultanze investigative e di intelligence. La risposta deve essere ferma, proporzionata e unitaria: come ha ricordato Giorgia Meloni, la sicurezza dei nostri alleati è la sicurezza di tutti noi.
Ursula von der Leyen, dopo aver dato piena solidarietà alla Germania, ha annunciato una risposta comune. In cosa potrà consistere?
I dettagli dovranno essere definiti, ma la direzione è chiara: maggiore pressione sulla Russia, nuove misure sanzionatorie, contrasto alla flotta ombra e rafforzamento della cooperazione su intelligence, cyber sicurezza e protezione delle infrastrutture critiche. Le minacce ibride sono costruite per colpire sotto la soglia del conflitto aperto: per questo la risposta di Ue e Nato deve essere coordinata e credibile.
L’escalation russa in Europa potrebbe ricompattare definitivamente la Nato?
“Definitivamente” è forse troppo, perché tra 32 alleati continueranno a esserci sensibilità differenti. Ma paradossalmente l’aggressività russa sta rendendo ancora più evidente la necessità della Nato e della sicurezza collettiva. E all’interno di questa nuova fase, l’esigenza che l’Ue sia parte attiva, assumendo maggiori responsabilità all’interno dell’Alleanza e costruendo un pilastro europeo più forte sul piano militare, tecnologico e industriale.
Antonio Tajani richiama sulla possibile interferenza russa nelle prossime elezioni in Italia: ha ragione?
È un atteggiamento responsabile porre sul tavolo il rischio e soprattutto chiedere di prevenirlo. Le interferenze possono passare attraverso cyberattacchi, disinformazione e manipolazione dello spazio informativo. Da osservatore elettorale Osce ritengo che le interferenze sono elementi che sono diventati sempre più di attualità. Dobbiamo proteggere i nostri processi democratici, mantenendo una distinzione fondamentale: il dissenso politico è pienamente legittimo, un’ingerenza organizzata da una potenza straniera è tutt’altra cosa e va accertata.
Secondo il Financial Times Vannacci potrebbe essere un cavallo di Troia russo in Italia. Che ne pensa?
Le posizioni di Vannacci sulla Russia, sull’Ucraina e sulle sanzioni sono ben note e alcune delle sue tesi coincidono con narrative favorevoli a Mosca. Questo è un dato politico che può legittimamente essere discusso. Diverso è sostenere che vi sia un rapporto di condizionamento diretto: su questo servono elementi concreti. La linea del governo Meloni, invece, è inequivocabile: collocazione atlantica, sostegno all’Ucraina, difesa della sovranità nazionale e del diritto dei popoli all’autodeterminazione, sempre nella tutela dell’interesse nazionale italiano e lontano da qualsiasi condizionamento esterno.
















