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La Cina è subdola ma l’Europa può farle male. La guerra commerciale vista dal Brookings

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La presa di coscienza di Bruxelles, ormai decisa a porre fine alla concorrenza sleale del Dragone, non spingerà Pechino verso una crisi esistenziale. Anzi, la Cina proverà ancora una volta a spaccare il Vecchio continente. Ma l’Ue ha degli assi da giocare

Ora che l’Europa ha finalmente alzato la testa e detto basta alla concorrenza malsana e distorsiva della Cina, che cosa farà Pechino per non perdere terreno? Reagirà a brutto muso o metterà in atto le sue vecchie tattiche un po’ subdole? Per gli esperti del Brookings ci sono davvero pochi dubbi, il Dragone farà quello che ha sempre fatto: dividere, spaccare il Vecchio continente. E, soprattutto, vendere cara la pelle. “L’attuale traiettoria degli scambi commerciali tra Ue e Cina serve gli interessi della Cina. Pechino userà incentivi e pressioni per mantenere il suo libero accesso al mercato comune europeo, che è l’unico grande spazio al mondo con un elevato potere d’acquisto che rimane aperto alle crescenti esportazioni cinesi. La Cina potrà anche mostrare a parole comprensione per le preoccupazioni europee, ma non offrirà alcuna concessione né significative limitazioni volontarie alle sue esportazioni. Se si vuole assistere a un riequilibrio delle relazioni commerciali tra Ue e Cina, sarà l’Europa a doverlo avviare”, premette il Brookings.

“La fiducia della Cina nella propria capacità di sostenere l’attuale traiettoria commerciale deriva da tre fattori. In primo luogo, Pechino considera i leader europei politicamente deboli, divisi sulla Cina e privi del mandato necessario per avviare una guerra commerciale contro la Cina stessa, specialmente nel contesto di una guerra in Ucraina e di una crescente frattura transatlantica con il presidente statunitense Donald Trump. In secondo luogo, Pechino è fiduciosa di poter costruire un’immagine del proprio mercato come motore chiave della futura domanda di prodotti europei, e quindi come un’opportunità fondamentale che i giganti industriali europei non possono permettersi di sprecare. Infine, è convinta di disporre di strumenti punitivi per prevalere in un’eventuale guerra commerciale con l’Europa, qualora si rendesse necessario ricorrervi”. Insomma, l’Europa uno scontro frontale con Pechino non se lo può proprio permettere.

E allora, che fare? “Seguendo la traiettoria attuale, l’ondata di esportazioni cinesi devasterà settori chiave europei, tra cui l’industria automobilistica, chimica, delle energie rinnovabili, dei macchinari e degli utensili industriali. Questo, a sua volta, modificherà il centro di gravità politico dell’Europa. L’unica domanda è se l’Europa sarà costretta a reagire ora o in futuro alle pratiche commerciali sleali della Cina, tra cui la soppressione della domanda interna, i sussidi e la sottovalutazione della sua valuta”, sostiene il Brookings. “Con l’avvicinarsi della scadenza (dei negoziati chiesti dall’Ue per ripianare il deficit da 360 miliardi in favore della Cina, ndr), Bruxelles sta preparando nuove misure difensive. Tra queste, l’aggiornamento delle norme in materia di cybersicurezza e l’ Industrial Accelerator Act , che potrebbe ridurre l’eccessiva dipendenza strategica dell’Ue dalle importazioni dalla Cina, consentire a Bruxelles di escludere alcuni prodotti cinesi dagli appalti pubblici e limitare le acquisizioni cinesi di aziende europee”.

“Tuttavia, non aspettatevi che l’Ue intraprenda azioni decisive a breve”, chiarisce il Brookings. Ma qualora lo facesse, potrebbe dare molto fastidio al Dragone. “Pechino è abile nello sfruttare le divergenze tra i Paesi dell’Ue, molti dei quali temono che il rafforzamento della difesa europea , la transizione verso le tecnologie pulite e i settori farmaceutico e chimico rimangano fortemente dipendenti dai minerali critici provenienti dalla Cina. Se l’Ue trovasse mai la volontà, avrebbe diverse carte da giocare: intensificare le indagini sulle aziende cinesi fortemente sovvenzionate, bloccare gli investimenti cinesi nell’Ue quando gli offerenti europei sono esclusi dal mercato cinese e sanzionare un maggior numero di aziende che ricorrono a pratiche coercitive o sono complici della guerra della Russia contro l’Ucraina. Pechino ha bisogno anche dell’ampio mercato dell’Ue e delle capacità europee avanzate. La Cina dipende dall’Ue per le importazioni strategiche due volte più di quanto l’Ue dipenda dalla Cina”. Insomma, “Bruxelles non può disaccoppiarsi da Pechino, ma può rendersi indispensabile”.


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