Tra pochi giorni il leader maximo cinese volerà prima in Kirghizistan per il vertice della Sco, poi si dirigerà verso le Piramidi. Nel tentativo di rafforzare le relazioni commerciali con uno dei Paesi più occidentali dell’Africa. E nei cui cieli già volano caccia cinesi
Se la rotta sarà quella classica, Xi Jinping dal finestrino del suo aereo non riuscirò a vedere lo stretto di Hormuz. Troppo a nord la tratta tra il Kirghizistan e l’Egitto, le due prossime imminenti tappe del viaggio del presidente cinese. Forse però si chiederà come e quando lo stretto possa riaprire. La Cina, non è un mistero, compra petrolio e tanto. Prima dal Venezuela, almeno fin quando le big oil del Dragone trivellavano il Paese sudamericano che ha sotto i suoi piedi un quinto delle riserve globali. Poi dalla Russia, che però adesso boccheggia con le raffinerei fuori uso, e infine dall’Iran. Ma con Hormuz sbarrato anche Pechino deve dosare ogni barile che importa.
Il fatto è che tra pochi giorni Xi Jinping sarà prima in Kirghizistan, per il vertice della Sco, l’Organizzazione per la cooperazione di Shangai di cui Pechino è pilastro e poi in Egitto. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha tenuto la conferenza stampa ordinaria, illustrando il programma delle visite di Stato di Xi Jinping in Kirghizistan e in Egitto e le aspettative cinesi per i rapporti con i due Paesi. Lin Jian ha spiegato che lo scorso anno il presidente Xi Jinping ha incontrato tre volte il presidente kirghizico Japarov, portando la cooperazione bilaterale in un periodo d’oro di rapido sviluppo. “La Cina”, ha sottolineato, “auspica di lavorare con il Kirghizistan, cogliendo l’occasione di questa visita, per promuovere una cooperazione di alta qualità e reciprocamente vantaggiosa in tutti i campi, dare ulteriore contenuto alla comunità dal futuro condiviso tra i due paesi e portare benefici ai rispettivi popoli”.
Quanto all’Egitto, ha proseguito il portavoce, è stato il primo Paese arabo e africano ad allacciare relazioni diplomatiche con il Dragone. “È la prima visita di Stato del presidente Xi Jinping in Egitto dopo dieci anni e cade nel 70° anniversario dell’avvio delle relazioni diplomatiche: ha dunque un’importanza particolare per raccogliere l’eredità del passato e aprire la strada al futuro. La Cina auspica di ampliare con questa visita la cooperazione reciprocamente vantaggiosa, di contribuire ai rispettivi processi di modernizzazione, di scrivere insieme un nuovo capitolo nelle relazioni bilaterali e di dare un contributo alla pace e alla stabilità regionali e mondiali”.
E c’è da crederci. Tre giorni fa è iniziata una esercitazione congiunta Egitto-Cina chiamata Aquile della Civiltà 2026 che coinvolgerà diverse basi aeree egiziane, durerà diversi giorni e rafforzerà la cooperazione militare tra i due Paesi. L’esercitazione coinvolge diversi caccia multiruolo di vario tipo. Forse anche per questo l’arrivo in Egitto di almeno sei J-16 cinesi è la parte più visibile di un dispiegamento insolitamente ambizioso della People’s Liberation Army Air Force. Il modo in cui Pechino stessa racconta l’operazione suggerisce che i caccia siano soltanto la componente visibile di una storia più ampia.
















