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Come il Parlamento (unito) riformerà il cinema italiano. Scrive Prosperi

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L’approvazione alla Camera dei deputati, con un voto quasi unanime che ha superato le tradizionali steccate ideologiche, del testo unificato di riforma del settore segna per l’Italia un passaggio di maturità istituzionale e strategica di primaria importanza. Il commento di Carlo Prosperi, caposegreteria della presidenza della commissione Cultura della Camera e docente presso il master in Management dell’audiovisivo di Treccani Accademia

Se la “geopolitica dell’immaginario” e la competizione sui contenuti multimediali rappresentano le vere frontiere del soft power globale, il cinema e l’audiovisivo non possono più essere considerati semplicemente un comparto artistico o una voce di spesa nei capitoli del bilancio dello Stato, ma una leva fondamentale della sovranità culturale e dell’attrattività industriale di una Nazione. L’approvazione alla Camera dei deputati, con un voto quasi unanime che ha superato le tradizionali steccate ideologiche, del testo unificato di riforma del settore segna per l’Italia un passaggio di maturità istituzionale e strategica di primaria importanza.

Dopo un decennio dall’introduzione della legge n. 220/2016, il Parlamento ha accolto nei fatti l’autorevole appello rivolto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dei David di Donatello, consegnando al Paese un’architettura normativa profondamente rinnovata. Superare il testo del 2016 non significa disconoscerne il valore originario, ma prendere atto che le metriche di mercato, la penetrazione delle piattaforme globali e l’accelerazione tecnologica imponevano un adeguamento strutturale, non più rinviabile.

Il risultato ottenuto in commissione Cultura è il frutto di un lungo lavoro di concertazione: l’ascolto di oltre 50 rappresentanti di categoria, produttori, autori, distributori, esercenti e maestranze, si è tradotto in una sintesi tecnica capace di armonizzare le differenti proposte parlamentari presentate dai gruppi di maggioranza e opposizione (FdI, Pd, M5S, Lega, FI, Azione, Avs). Un percorso condiviso dal relatore Gimmi Cangiano con il presidente di Commissione Federico Mollicone e condotto in costante raccordo con il ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli insieme al sottosegretario Lucia Borgonzoni.

Sul piano della governance, la svolta risiede nella netta separazione tra l’indirizzo politico-strategico, mantenuto dal ministero, e la gestione operativa dei fondi, che dal 1° gennaio 2028 farà capo alla nuova Agenzia per il cinema e l’audiovisivo. Si tratta di un ente pubblico dotato di autonomia organizzativa a cui saranno trasferite le competenze della Direzione Generale, con l’obiettivo di snellire le procedure e garantire un rigoroso monitoraggio della spesa. A presidio dell’imparzialità nell’assegnazione delle risorse selettive, la valutazione dei progetti sarà affidata a una Commissione di 20 esperti scelti tramite avviso pubblico e sorteggio. La filiera troverà inoltre nel nuovo Forum del cinema e dell’audiovisivo l’organo permanente di consultazione.

Sotto il profilo della politica industriale, il testo introduce la programmazione triennale delle risorse, l’individuazione di almeno due finestre temporali fisse all’anno per le istanze e controlli di congruità dei costi rispetto ai valori di mercato. La norma mira a premiare il reale rischio d’impresa e la produzione indipendente, ponendo un tetto all’accesso ai contributi selettivi per le opere ad alto budget (oltre i 5 milioni di euro) e riservando un canale prioritario ad opere prime, seconde e giovani autori. Nella medesima logica di sviluppo rientra il potenziamento degli incentivi e del tax credit per il settore videoludico, strategico per intercettare i nuovi linguaggi e attrarre investimenti esteri.

L’articolato affronta poi la dimensione territoriale e sociale: le sale cinematografiche vengono valorizzate quali presidi culturali mediante contributi diretti e incentivi alla rigenerazione degli schermi, con un’attenzione specifica ai territori a più bassa densità di offerta. Sul fronte delle tutele del lavoro, la delega per la revisione dell’indennità di discontinuità e degli ammortizzatori sociali (FPLS) restituisce garanzie a un bacino di professionisti la cui flessibilità rappresenta la spina dorsale del comparto.

Il testo che si avvia ora all’esame del Senato non è dunque soltanto una necessaria riorganizzazione contabile o una legittima risposta di settore. È, prima di tutto, una dichiarazione d’intenti sul ruolo che l’Italia intende giocare nello scacchiere globale della conoscenza e della creatività. In un secolo segnato dal dominio degli algoritmi, dall’omologazione dei linguaggi e dalla colonizzazione dei flussi informativi, preservare e potenziare la capacità autonoma di produrre immagini, storie e simboli significa difendere l’essenza stessa della nostra sovranità culturale. Con questa riforma, l’Italia smette di essere semplice terra di conquista o set passivo per produzioni altrui: sceglie di dotarsi degli strumenti di un’autentica potenza culturale, capace di trasformare la propria eredità immateriale in un motore industriale d’avanguardia e di riaffermare, sullo scenario internazionale, l’insostituibile forza del proprio sguardo sul mondo.


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