Il ritorno in una piazza dalla storia stratificata come San Silvestro porta con sé un modello di comunicazione politica, e di educazione, “fatta attraverso forme artistico-letterarie”
Dopo 116 anni, la statua di Pietro Metastasio è tornata al suo posto originario, in Piazza San Silvestro a Roma. Collocato lì il 21 aprile 1886, il monumento marmoreo dello scultore fiorentino Emilio Gallori, lo stesso del Garibaldi equestre del Gianicolo, traslocò nel 1910 in Piazza della Chiesa Nuova, non lontano dalla casa natale del poeta, il cui cognome originario – prima di essere grecizzato – era Trapassi. Oggi, sono i cantieri della metro C a riportarla a San Silvestro, per disposizione della Soprintendenza Capitolina. Questa vicenda secondaria di urbanistica cittadina ci ricorda la figura di un autore – chiamato a Vienna come “poeta cesareo” – che può essere considerato europeo a pieno titolo. I suoi testi furono infatti musicati ben al di fuori dell’ambiente cortigiano per cui erano stati composti, diventando uno dei canali attraverso cui la lingua italiana consolidò per un secolo il proprio primato nei teatri musicali di tutta Europa, e non solo – come testimoniato dai molti teatri a lui dedicati. In questo senso, è un caso precoce, e riuscito, di soft power culturale italiano.
È interessante la lettura offerta da Giulia Delogu, nel saggio “Il modello Metastasio: la comunicazione politica della virtù nel Settecento italiano” (2016), in tema di “potenza comunicativa” espressa, in particolare dell’“immagine positiva dei sovrani asburgici”, meglio dell’“idea di virtù (…) La clemenza è la virtù principale sulla quale (l’autore romano) costruisce la figura del principe”. Una virtù “severa ma al contempo umana e che resta sempre in una dimensione secolare” (Delogu). Ne è un esempio il dramma per musica “La clemenza di Tito”, a partire dalla battuta, tra le più citate:
“Se accusarmi il mondo
vuol pur di qualche errore,
m’accusi di pietà, non di rigore”.
Un passaggio del “Demetrio” sull’araba fenice – “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa” – fu ripreso anche da Craxi come critica all’eurocomunismo, segno di quanto a lungo la produzione metastasiana sia rimasta a disposizione del discorso pubblico italiano.
Insomma, il ritorno in una piazza dalla storia stratificata come San Silvestro porta con sé un modello di comunicazione politica, e di educazione, “fatta attraverso forme artistico-letterarie”, da cui si può partire per “trovare le radici del concetto repubblicano di virtù” (Delogu) nel nostro Paese.















