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Gas, materie prime e sicurezza energetica. Perché Meloni va a Oslo

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Oltre a gas e petrolio la Norvegia detiene nel proprio sottosuolo parecchi materiali rari. Come ad esempio il giacimento di Fen Carbonatite che a seguito di recenti carotaggi dovrebbe contenere 15,9 milioni di tonnellate: in prospettiva, la fornitura europea di minerali essenziali utilizzati nell’energia verde e nella difesa potrebbe trarne un oggettivo beneficio

Essere il quarto esportatore di gas naturale al mondo, dopo Russia, Qatar e Stati Uniti, rende la Norvegia un player strategico, non solo per i suoi vicini. I Paesi europei sono consapevoli che, pur essendo un attore di piccole dimensioni nel mercato globale del petrolio greggio, con una produzione che copre circa il 2% della domanda mondiale e con una di gas naturale che copre circa il 3% della domanda globale, la Norvegia riveste un ruolo primario alla voce esportatore. Basta scorrere i numeri degli ultimi anni che dimostrano un volume di gas equivalente a oltre il 30% del consumo totale di gas nell’Ue e nel Regno Unito. Se, dunque, petrolio e gas rappresentano più del 50% del valore totale delle esportazioni complessive del paese, si comprende bene il relativo peso politico di tali dati.

Meloni a Oslo

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni giovedì sarà in visita nel Regno di Norvegia: energia al centro dell’incontro, per ovviare alla crisi in atto. Ma anche il punto sul da farsi, sulle possibili vie di uscita e sull’importanza delle partnership fra Roma e Oslo. I due paesi vantano una speciale relazione, dal momento che l’Italia è stata tra i primi a riconoscere la Norvegia come stato indipendente nell’autunno del 1905. Nell’aprile del 2024 il Primo Ministro Jonas Gahr Støre ha fatto visita ufficiale a Palazzo Chigi. Come è noto, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Italia ha diminuito drasticamente gli acquisti di gas russo, aumentando la fornitura di gas dalla Norvegia: a tal proposito è la società norvegese Vår Energi, che è controllata da Eni, a gestire le licenze di produzione di idrocarburi offshore nella piattaforma continentale norvegese. Una ragione in più per rafforzare il dialogo bilaterale e tararlo sulle nuove esigenze dettate dalla crisi a Hormuz.

Le sinergie industriali

L’Italia è il nono fornitore norvegese, grazie ad una una quota di mercato del 3,4%, registrando una performance superiore a soggetti primari come Francia (2,9%) e Spagna (1,8%). Lo scorso anno i prodotti legati al made in Italy hanno registrato un andamento molto positivo, dettato da un aumento di oltre il 17% rispetto all’anno precedente: in questo modo è stata toccata quota 2,6 miliardi di euro sul totale di circa sei miliardi dell’interscambio bilaterale. In cima alle esportazioni italiane figurano macchinari e apparecchi meccanici, prodotti in metallo, chimici e autoveicoli, il settore agroalimentare con particolare riferimento al vino, ai formaggi e ai salumi di pregio.

Il dossier energetico

Oggi il Brent resta sopra i 107 dollari al barile, in virtù della doppia crisi: a Hormuz e nell’oleodotto saudita ancora fermo a seguito degli attacchi con i droni. Il governo ha quindi deciso di provvedere ad una nuova proroga degli sconti sulle accise per il gasolio. L’attuale provvedimento, annunciato pochi giorni fa, ha tagliato di 17 centesimi il costo del gasolio ma scadrà tra poche ore. Per cui Palazzo Chigi dovrebbe allungarlo di altri dieci giorni.

Ma oltre a gas e petrolio la Norvegia detiene nel proprio sottosuolo parecchi materiali rari. Come ad esempio il giacimento di Fen Carbonatite che a seguito di recenti carotaggi dovrebbe contenere 15,9 milioni di tonnellate: in prospettiva, la fornitura europea di minerali essenziali utilizzati nell’energia verde e nella difesa potrebbe trarne un oggettivo beneficio. Della questione si è discusso tre settimane fa a Stavanger, in occasione del Forum globale sull’energia, che si tiene nel paese ogni due anni da oltre mezzo secolo.


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