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Gianluca Zapponini About Gianluca Zapponini

Gianluca Zapponini, romano dal 1985, giornalista professionista dal 2016, papà di una bimba e gran goloso di notizie. Nel 2010 fresco di laurea di Scienze Politiche sono approdato a Milano Finanza, per restarci oltre 4 anni. Quotate, mattone, giochi, una spruzzata di politica ma soprattutto tanta tanta finanza pubblica. Poi il passaggio dalla carta stampata all'agenzia finanziaria MF-DowJones e infine l'arrivo a Formiche.net.

Dove (e come) il soft power cinese in Africa ha fatto cilecca. Report Brookings

Non tutti I Paesi africani sono contenti di aver spalancato le porte agli immensi capitali del Dragone. Gli obiettivi raggiunti, in termini di crescita, sviluppo e trasparenza, sono stati molto al di sotto delle aspettative. E il risultato è una perdita di consenso nel continente

Dal 5G alle startup, perché il Copasir riaccende i riflettori sulla Cina. Parla il prof. Teti

La nuova indagine del Copasir sugli investimenti cinesi è un punto a favore di un Paese, e anche di un continente, che ha fatto fin qui dell’apertura ai capitali cinesi la propria vulnerabilità. Il problema, infatti, con non è chiudersi al mondo, ma evitare che il mercato diventi il varco attraverso cui altri attori acquisiscono potere sulle nostre infrastrutture, sulle nostre industrie e, in ultima analisi, sulla nostra sovranità. Il golden power su Pirelli? Utile e provvidenziale, ma nella lunga distanza non basta. Intervista ad Antonio Teti, professore all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara

Cina

Dalla cortina di ferro a quella di silicio. La minaccia cinese secondo Motkin

Infrastrutture e servizi a basso costo, unitamente all’uso improprio dei finanziamenti bancari sono il sale della nuova guerra fredda tecnologica e industriale che mette Pechino dinnanzi all’Occidente. Il quale dovrebbe cominciare a guardarsi le spalle dal Dragone e i suoi inganni

Così Spagna e Sudamerica spingono i conti di Enel

Nel primo trimestre il gruppo elettrico guidato da Flavio Cattaneo ha riportato un risultato netto ordinario in crescita a quota 1,9 miliardi e una redditività operativa di 6 miliardi. Una spinta arrivata soprattutto da Spagna e America Latina

Tim vede le nozze con Poste e corre sui ricavi

Il gruppo guidato da Pietro Labriola, fresco di riconferma ai vertici della sostenibilità in Europa, si lascia alle spalle un trimestre con ricavi a quota 3,3 miliardi e un indebitamento ormai assestato. Ora l’orizzonte è settembre, quando dovrebbe andare in porto l’integrazione con Poste per dare vita al campione nazionale delle telecomunicazioni. La Borsa apprezza

Cina (ancora) nel mirino. La nuova indagine del Copasir

Palazzo San Macuto è pronto a una seconda indagine conoscitiva sugli investimenti del Dragone in Italia, a sette anni dalla relazione sulla penetrazione del Dragone nelle reti 5G. Previsto un lungo ciclo di audizioni, mentre alla Camera arriva un’interrogazione su Ferretti

Cyber Tyre made in Georgia. Così Pirelli accantona la Cina e mira agli Usa

Con l’azionista Sinochem reso innocuo grazie all’intervento del governo a mezzo golden power, ora la Bicocca è pronta a rafforzare la produzione dei pneumatici intelligenti in terra americana. Tutti i dettagli

Il G7 vuole un board per le terre rare. La mossa anti-Cina

I Paesi più industrializzati del mondo, stufi del monopolio cinese sui minerali critici, starebbero negoziando la creazione di un organismo deputato all’approvvigionamento e alla salvaguardia delle forniture di materie prime, indipendentemente dagli umori del Dragone. E anche la Francia si attrezza

Sull'energia l'Europa è ancora divisa. Cosa è successo all'Ecofin

Eurogruppo ed Ecofin sanciscono le due visioni europee diverse della crisi energetica, che secondo il Fmi può impattare fino a 2.200 euro a famiglia. L’Italia chiede lo sganciamento degli aiuti all’economia dal Patto di stabilità, al pari della Difesa. Ma per Bruxelles non se ne parla. Per il momento

Comprare per sabotare. Il vero volto degli investimenti cinesi

I capitali del Dragone che da almeno due decenni piombano puntualmente sulle industrie occidentali, molto raramente migliorano il quadro clinico delle imprese acquisite. Le quali perdono in margini e capacità di generare reddito. Motivo? Pechino compra per drenare innovazione e brevetti, portandosi tutto a casa propria. Il report del National bureau of economic research

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