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Gianluca Zapponini About Gianluca Zapponini

Gianluca Zapponini, romano dal 1985, giornalista professionista dal 2016, papà di una bimba e gran goloso di notizie. Nel 2010 fresco di laurea di Scienze Politiche sono approdato a Milano Finanza, per restarci oltre 4 anni. Quotate, mattone, giochi, una spruzzata di politica ma soprattutto tanta tanta finanza pubblica. Poi il passaggio dalla carta stampata all'agenzia finanziaria MF-DowJones e infine l'arrivo a Formiche.net.

Tecnologia, spazio e industria. Urso in Turchia per rinsaldare l'asse tra Roma e Ankara

Il cuore politico del viaggio del responsabile del Mimit sarà la sessione ministeriale del Comitato Science, Technology, Innovation, Industry, Investments, al termine della quale è prevista la firma di una dichiarazione congiunta destinata a definire nuove linee di cooperazione tra Italia e Turchia, con particolare riferimento a industria, innovazione e investimenti reciproci

Stati Uniti essenziali, Cina un pericolo. Le due facce dell'export italiano

Tra le economie europee, lo scorso anno solo l’Italia ha registrato un robusto aumento delle esportazioni sul mercato americano, nonostante dazi e guerre. Una spinta che risponde anche al nome di farmaceutica. Il vero problema, semmai, viene da Oriente, con la Cina che continua a cannibalizzare il sistema produttivo tricolore

La Cina fugge da Wall Street. Lo scudo di Trump funziona

Nei primi mesi dell’anno, solo due società cinesi hanno azzardato la quotazione sulla principale piazza finanziaria del mondo. Erano state 19 nello stesso periodo del 2025. Merito delle maglie, sempre più stringenti, della vigilanza statunitense. Il precedente del Nasdaq

Blitz di Poste su Tim, ecco il campione nazionale delle tlc

La società guidata da Matteo Del Fante, già azionista forte dell’ex Telecom, lancia un’offerta pubblica di acquisto e scambio da 10,8 miliardi per creare la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese. Ora parola al mercato

Dalla crisi di Hormuz al buyback. Il realismo del nuovo piano Eni

Il Cane a sei zampe presenta al mercato una strategia che guarda al 2030 che poggia su 5 miliardi di investimenti all’anno e su una spinta all’esplorazione e alla produzione di idrocarburi. E con un valore aggiunto dato dalla capacità di adattamento a un contesto energetico mai così fluido. Il ceo Descalzi, comunque, rassicura su Hormuz

Per il Dragone una grana chiamata alluminio (e c'entra l'Iran)

Pechino è il primo produttore mondiale ma la chiusura dello stretto di Hormuz e l’impennata dei costi stanno causando un accumulo spropositato di scorte nei depositi cinesi. Il rischio è una bolla industriale con conseguente crollo dei prezzi. E così il Paese timidamente spalleggiato diventa un problema per Xi Jinping

Meloni aziona il freno sui carburanti. E prova a chiudere il cerchio sull'Ets

Una riunione dei ministri lampo ha congelato per tre settimane i prezzi alla pompa, nel tentativo di salvare l’autotrasporto e dunque i costi allo scaffale. Ora però servono risposte dall’Europa, chiamata a decidere se adottare soluzioni strutturali. La tela di Giorgia Meloni con Merz e Macron al Consiglio europeo per convincere Bruxelles a mettere mano alla tassazione sul carbone

Un Wto formato Usa e Cina? La possibile convergenza sui nuovi equilibri commerciali

Dai colloqui di questi giorni a Parigi tra le delegazioni americana e cinese, sarebbe emersa la volontà di superare le tensioni commerciali mediante un organismo bilaterale che regoli i flussi commerciali tra le due potenze. Chi resterebbe nel mezzo sarebbe, ancora una volta, l’Europa

Raffinazione e vendita, ecco come la Cina governa le terre rare

Fosse stata solo padrona del grosso dei giacimenti, sarebbe stato più facile frantumare il monopolio del Dragone. Ma Pechino vende a buon mercato anche la parte più a valle della catena, vale a dire industria e raffinazione di minerali. Per questo l’Occidente non deve perdere un solo istante se vuole porre fine al dominio cinese

Non solo Pnrr. Ecco come Cdp continuerà a sostenere la crescita sui territori

Tra pochi mesi il Piano di ripresa e resilienza andrà incontro alla sua scadenza naturale. E allora bisognerà capitalizzare al massimo la spinta garantita in questi anni dalle risorse europee. Cassa depositi e prestiti continuerà ad avere un ruolo decisivo, come dimostrano i 2,6 miliardi sbloccati tra il 2022 e il 2025

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