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Gianluca Zapponini About Gianluca Zapponini

Gianluca Zapponini, romano dal 1985, giornalista professionista dal 2016, papà di una bimba e gran goloso di notizie. Nel 2010 fresco di laurea di Scienze Politiche sono approdato a Milano Finanza, per restarci oltre 4 anni. Quotate, mattone, giochi, una spruzzata di politica ma soprattutto tanta tanta finanza pubblica. Poi il passaggio dalla carta stampata all'agenzia finanziaria MF-DowJones e infine l'arrivo a Formiche.net.

Sull'energia l'Europa è ancora divisa. Cosa è successo all'Ecofin

Eurogruppo ed Ecofin sanciscono le due visioni diverse sulla gestione della crisi energetica, che secondo il Fmi può impattare fino a 2.200 euro a famiglia. L’Italia chiede lo sganciamento degli aiuti all’economia dal Patto di stabilità, al pari della Difesa. Ma per Bruxelles non se ne parla, per il momento

Comprare per sabotare. Il vero volto degli investimenti cinesi

I capitali del Dragone che da almeno due decenni piombano nelle industrie occidentali molto raramente migliorano il quadro clinico delle imprese acquisite. Le quali perdono in margini e capacità di generare reddito. Motivo? Pechino compra per drenare innovazione e brevetti, portandosi tutto a casa propria. Il report del National bureau of economic research

Sull'energia i governi facciano la loro parte. Daniel Gros spiega come

L’Europa non è in recessione e dunque non ci sono i presupposti per sospendere le regole sui bilanci nazionali. I dazi sulle auto c’entrano poco con la politica commerciale americana. L’Italia, per fortuna, non ha molto da perderci, al contrario della Germania. Intervista a Daniel Gros, economista tedesco, direttore dell’Institute for European policymaking presso la Bocconi

Stati Uniti, Venezuela e Golfo. Come cambia il mercato del petrolio

Due mesi di chiusura dello stretto di Hormuz hanno provocato uno smottamento delle forniture, ridisegnando la topografia degli idrocarburi. Ora il Sud est asiatico compra greggio da Usa, Libia, Brunei e molti altri. Mentre il Venezuela a tranzione americana torna al centro della scena energetica dopo vent’anni di oblio

Più petrolio per tutti. La risposta dell'Opec+ agli Emirati

A partire dal prossimo mese, sette Paesi del cartello in formato allargato aumenteranno la produzione di greggio di quasi 200 mila barili al giorno, nel tentativo di sgonfiarne il prezzo. Ma gli emiri non stanno a guardare e annunciano investimenti per 55 miliardi

Da Google a Nvidia, tutti gli accordi del Pentagono con i colossi dell'AI

Dopo la rottura con Anthropic e dopo essersi assicurato già la collaborazione di Open AI, Google e Space X, il Pentagono imbarca anche Amazon, Microsoft, Nvidia e l’emergente Reflection, per modernizzare e velocizzare la propria capacità di intervento

Dall’uscita degli Emirati dall’Opec alla crisi di Hormuz. Lo scenario energetico visto da Pelanda

Abu Dhabi soffriva da molto tempo le imposizioni dell’Arabia Saudita in senso all’organizzazione dei Paesi produttori. E poi, con l’India a corto di petrolio, per gli emiri si sono create grandi opportunità commerciali. Gli Stati Uniti? L’indebolimento del cartello potrebbe fare il gioco di Washington. Intervista all’economista e saggista, Carlo Pelanda

Warsh con un piede nella Fed. Ora il rebus AI

Dopo il disco verde della commissione finanziaria, manca solo il voto del Senato. Poi, l’era di Jerome Powell sarà definitivamente tramontata. E per il neo presidente c’è subito una scommessa da cuori forti: l’inflazione diminuirà grazie all’aumento della produttività generato dall’Intelligenza Artificiale

Il lato oscuro del solare (cinese). Il nuovo alert dalla Gran Bretagna

Un rapporto curato dall’ex dirigente della sicurezza nazionale britannica, Michael Collins, getta nuove ombre sulle tecnologie green cinesi, alle quali l’Italia per prima in Europa ha messo un freno. Pechino potrebbe spezzare a piacimento le catene di approvvigionamento e persino spegnere pannelli e pale eoliche da remoto. Ma non solo

Addio all'Opec, la mossa degli emiri che spacca il fronte del petrolio

Gli Emirati, entrati nell’organizzazione dei Paesi produttori quasi sessant’anni fa, abbandonano a sorpresa il cartello in nome dell’interesse nazionale. I segnali di una possibile rottura, tuttavia, c’erano tutti. Per gli Stati Uniti, comunque, potrebbe essere una vittoria

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