Sergio Leone, senza cappello, nelle foto dell’archivio Pizzi

Sergio Leone moriva a Roma per un infarto il 30 aprile 1989. Figlio d’arte, suo padre era Vincenzo Leone, pioniere del cinema muto, più conosciuto con il nome d’arte di Roberto Roberti e dell’attrice Edvige Valcarenghi, nota come Bice Valerian, Sergio, si avvicina al mondo del cinema relativamente tardi e sceglie il mestiere di sceneggiatore e di aiuto regista.

Lavora con Carmine Gallone (Rigoletto, 1946), Mario Bonnard (da Afrodite, dea dell’amore del 1958 con Ivo Garrani fino a Gli ultimi giorni di Pompei del 1959), Mario Soldati, Sergio Corbucci e Primo Zegli. Venne anche scelto da Vittorio De Sica come assistente e comparsa (un seminarista) in Ladri di biciclette (1948).

Nel 1961 il primo film da regista, Il colosso di Rodi. Nel 1964 arriva Per un pugno di dollari con il leggendario Clint Eastwood che inaugura il filone dello spaghetti-western. Arrivano poi Per qualche dollaro in più (1965) con Klaus Kinski e Il buono, il brutto e il cattivo (1966).

Il primo capolavoro, C’era una volta il West, viene girato nel 1968, con una previsione di circa quindici settimane, per una spesa complessiva di tre miliardi di lire. Poi arrivò il suo secondo capolavoro, C’era una volta in America, un film-culto, pietra miliare della storia della cinematografia mondiale.

Indimenticabile il sodalizio con un altro grande italiano, Ennio Morricone (qui le foto dall’archivio Pizzi), di cui diceva: “La musica di Morricone mi è indispensabile. Ennio è mio amico dai tempi delle elementari, è come un fratello, e sa cosa voglio, a volte deve anzi farsi un po’ violentare da me. La musica è indispensabile, perché i miei film potrebbero anche essere muti, il dialogo conta relativamente e quindi la musica sottolinea azioni e sentimenti più del dialogo. Negli ultimi film gli ho fatto scrivere la musica prima di girare proprio come un elemento della sceneggiatura”.

Umberto Pizzi lo ricorda con la sua famiglia e con i suoi attori, aprendo il suo prezioso archivio per Formiche.net.

(c) Umberto Pizzi – Riproduzione riservata

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