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Ormai le elezioni sono dietro le spalle. E davanti si prospetta già la gestione del risultato nazionale ed europeo del voto. Ovunque, non solo nel nostro paese, vi è stato un responso inatteso, sotto molti punti di vista perfino rivoluzionari.

La partita è aperta, e, in buona sostanza, lo è principalmente su due fronti: quello strettamente interno e quello estero.

IL FRONTE INTERNO

Dal primo lato, la forte attestazione elettorale del Partito Democratico mette Matteo Renzi in uno stato di grazia, in un calendario che pare avvantaggiarlo su tutta la linea. Non vi sono grandi appuntamenti elettorali fino alle prossime politiche, e vi sono buone probabilità che la Legislatura si allunghi fino alla scadenza naturale. Dunque, il presidente del Consiglio può occuparsi per almeno due anni di attuare la sua politica e le sue promesse di riforma.

In tal senso, gli italiani hanno dato un voto intelligente, ossia hanno favorito una forza razionale di Governo, penalizzando l’irrazionalità disfattista del M5S. Il fronte del centrodestra, invece, appare molto più complesso. Un bacino elettorale, al netto delle astensioni, che si attesta attorno al 30 % il quale è tuttavia frazionato in quattro partiti. E’ logico, dunque, che già dall’Ufficio di Presidenza odierno, l’analisi di Forza Italia, azionista di maggioranza dell’area, non possa che mettere al vertice delle priorità la ricomposizione dei movimenti alternativi alla sinistra.

IL PRIMO SCOGLIO

In questa logica, il primo scoglio è costituito dal rapporto Berlusconi-Salvini. La Lega, infatti, ha ottenuto un ottimo 6%, dimostrando che le tesi protezioniste e localiste, vincenti in altri Paesi dell’Unione, hanno anche in Italia un loro perché. Poi, c’è lo scoglio NCD. Alcune dichiarazioni generiche dei maggiorenti sembrano non contrastare la via dell’unità, anche se ieri Alfano non ha nascosto le resistenze che vi sono dal punto di vista personale e pratico a un ricongiungimento immediato con Forza Italia, non da ultimo a causa dell’alleanza con Renzi.

LA PRIORITA’

Un dato temporale, però, è favorevole. Non c’è urgenza di arrivare subito a una soluzione, e forse i prossimi appuntamenti amministrativi potrebbero essere esperimenti validi per testare parzialmente un successivo discorso d’insieme. La priorità per tutti i possibili alleati è l’individuazione di un leader nuovo che possa contrastare e far competere uniti contro Renzi. Di fronte, poi, all’impedimento che attanaglia Berlusconi, alla scarsa percorribilità di un’investitura dall’alto, non resta che sperimentare il metodo delle primarie. Chiedere, infatti, agli elettori un intervento oggi per dire chi preferiranno domani, rende più facile alla fine presentare qualcuno che abbia le credenziali per emergere e vincere elettoralmente. Ovviamente, le primarie non creano i leader, ma generano partecipazione. Oltretutto, esse selezionano le persone per indice di gradimento. Perciò, comunque, un rinnovamento della classe dirigente è un’operazione che deve avvenire in ogni caso all’interno dei partiti stessi, magari in vista delle primarie, e della conferma che ne deriva.

LA POLITICA INTERNAZIONALE

Il secondo lato riguarda invece la politica internazionale. E qui la posizione italiana è avvantaggiata rispetto ad altri Paesi, sebbene in un contesto molto complesso che fa da base alle future nomine a Bruxelles e Strasburgo. Per quanto riguarda il presidente della Commissione, prima e più importante carica, spetta ai governi indicare il nome, sebbene poi il Parlamento debba ratificarne la scelta.

LA NOVITA’

I deputati avranno, in questa legislatura, un ruolo molto maggiore che in passato. Anche questa è una novità considerevole. A livello di gruppi parlamentari, si evidenziano bene tre grandi idee politiche. La prima è quella socialista, nella quale Renzi ha una forza derivata dal successo elettorale rispetto a Hollande e a Schulz. Il PSE è cresciuto in termini numerici e potrà lavorare per alleggerire i vincoli che la Germania ha imposto su tutto e tutti. La situazione del Partito Popolare è, invece, disomogenea. Vi è il primato della Merkel, ma vi è la presenza di deputati di altri Paesi, anche quelli italiani, che non condividono per niente l’onnipotenza di Berlino. Tuttavia, è difficile pensare che nel PPE da solo possa facilmente uscire un’alternativa dura alla linea tedesca. In terzo luogo, vi sono i gruppi conservatori ed euroscettici, i quali condividono l’obiettivo anti Merkel dei socialisti, ma in direzione inversa, volendo rafforzare le sovranità nazionali e comunitarie a scapito dell’Unione. La vittoria della Le Pen mostra quanta attrattiva possegga la contestazione stessa dell’idea di Europa, concepita come lobby finanziaria e tecno bancaria.

LA PARTITA DI RENZI

Se questo è il quadro politico generale, Renzi può giocare una partita importante per l’Italia in Europa, in primis concorrendo con intelligenza alle nomine e, in secundis, potendo contare, oltre che sui suoi numeri, anche su un italiano di eccellenza, Mario Draghi, alla guida della BCE.

LA RIORGANIZZAZIONE DEL CENTRODESTRA

L’opportunità più grande per la politica internazionale, conviene ripeterlo, è la riorganizzazione a casa nostra del centrodestra. Se si dovesse, infatti, creare un legame unitario tra NCD, FI, da un lato, e Lega e Fratelli d’Italia, dall’altro, anche all’interno del fronte non socialista l’Italia sarebbe un caso unico, tenendo insieme l’anima popolare e quella conservatrice, altrove irriducibilmente separate. Tra l’altro, un centrodestra solido e compatto potrebbe diventare un interlocutore serio anche dal punto di vista atlantico, dove a novembre si gioca la partita elettorale di medio termine e tra due anni la successione di Obama. I Repubblicani disdegnerebbero di avere in Italia un centrodestra in grado di raccogliere organicamente il centro e la destra europea?

Una bella sfida, insomma, che, ancora una volta, darebbe all’Italia un posto chiave nello scacchiere del mondo.

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