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Si respira un’aria pesante nel distretto del Nordest. È sempre meno rosea la condizione di molte imprese del settore moda, spesso costrette a mettere in mobilità i propri dipendenti o addirittura a chiudere bottega. L’ultimo colpo è arrivato su Abital, l’azienda di abbigliamento veronese di proprietà del gruppo Corneliani di Mantova. Secondo quanto riportato da L’Arena, infatti, i prezzi di produzione troppo alti dello stabilimento di Parona (Vr) starebbero mettendo a rischio la collaborazione con Polo Ralph Lauren, con il conseguente blocco della produzione e il taglio di 200 posti di lavoro.

La scorsa settimana, la crisi ha toccato Tecnica Group e Stefanel*. Secondo quanto riportato da la Tribuna di Treviso, infatti, sarebbe tempo di mobilità per quarantaquattro lavoratori dell’azienda di Montebelluna specializzata in abbigliamento sportivo, cui si aggiungono oltre sessanta operai e impiegati della realtà famosa per la maglieria. In tutto oltre cento ex dipendenti che dal primo aprile sono iscritti nel registro della mobilità.

Sempre secondo la Tribuna di Treviso, la condizione dei lavoratori di queste due aziende sarebbe comune a quella di molte altri nella provincia di Treviso: si parla di oltre 12mila persone a fine 2013. Un sintomo, questo, di un contagio che sta toccando tutta la zona del Nordest, dove non stanno soffrendo solo le ditte più piccole, ma anche i big come Benettonche lo scorso autunno ha chiamato dei manager esterni a gestire il rilancio dell’azienda, oltre ad aver recentemente chiuso 53 negozi, tra i quali anche Sisley e United Colors. 

Spostandosi in Friuli-Venezia Giulia si scopre che inizia a scricchiolare anche il settore del design. Lo dimostra, per esempio, la situazione dei dipendenti dell’azienda di rubinetteria e design per il bagno di Pordenone Ideal Standard, che, secondo Il gazzettino-Pordenone, rischiano il licenziamento in vista dell’incontro di mercoledì prossimo con la Regione, fissato a venti giorni dalla scadenza della cassa in deroga.

Un ulteriore segnale della crisi arriva dalla lettura dei dati elaborati da Intesa San Paolo, che, nel suo Monitor dei distretti (datato ottobre 2013) registra l’andamento delle esportazioni distrettuali del Nordest al +2,2%, il risultato più basso rispetto a tutte le altre zone:  Nord-Ovest (+3,8%), Centro (+5,2%), Sud (+11,5%). In particolare, l’export interno del Friuli Venezia Giulia è crollato del 4,8%, contro il 4,5% del 2012. Su questo, probabilmente, incide anche la ristrutturazione di alcuni gruppi dell’occhialeria che hanno traslocato parte delle produzioni, o ridimensionato l’output in seguito a riequilibri nelle licenze. E un effetto notevole andrebbe ricondotto a una generale delocalizzazione di impianti nella vicina Slovenia.

Questo andamento verso il basso era già stato registrato dalle autorità locali. In particolare, il presidente della Giunta regionale del Veneto Luca Zaia, la scorsa estate, aveva lanciato un appello ad agire in fretta per arginare la situazione di allarme sociale in tutto il Veneto e il Nordest.

*Notizia integrata il 9 aprile alle ore 11.10 

Stefanel precisa che la mobilità di cui si scrive non deriva da una crisi che avrebbe toccato l’azienda “settimana scorsa”, ma  la conseguenza dell’intervenuta scadenza della cassa integrazione definita, ormai un anno fa, nell’ambito di un piano di esuberi.

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