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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo il cameo di Riccardo Ruggeri apparso su Italia Oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi.

Matteo Renzi ha capito che la sua strategia innovativa di andare alle elezioni investendo tutto il suo patrimonio di novità e di credibilità in una nuova legge elettorale, l’Italicum, simile al Porcellum o della Acerbo, era velleitaria. E allora, indietro tutta, via Letta, Renzi Premier, governo di legislatura: il nuovo si fa vecchio, il vecchio si fa antico.

Ho telefonato a un amico (C.) che dalla sua sezione di Borgo San Paolo, ha percorso tutto il tragitto dal Pci di Togliatti fino a quello di Renzi. Mi ha trasferito, come vecchio operaio Fiat, la sua perplessità di mandare al governo un altro che non è stato eletto, anzi non è neppure un deputato. E poi, essendo un feroce anti berlusconiano, trova sconvolgente che si sia fatto «rinascere» il Cavaliere.

Accettava la motivazione di fare insieme una nuova legge elettorale per poi andare alle urne, però per batterlo, e non rivederlo mai più, e ora, dice, ce lo troviamo rafforzato e non solo, e potrà condizionare il nostro percorso verso il 2018.

Prendere la guida del Paese in queste condizioni del Paese, e con questo Parlamento, è una follia.

Anch’io, come vecchio ex operaio, non posso che condividere l’analisi del collega, oltretutto Berlusconi potrebbe ricuperare un ruolo che aveva perso. Nel mondo aziendale una strategia di questo tipo la si definisce di «discontinuità» ma questa è per ora una discontinuità su una persona (Letta) non ancora sul modello.

E neppure fare ministro Baricco o Farinetti è discontinuità. La partita si giocherà non tanto sul programma, che sarà quello della Leopolda modificato (di modesto spessore) ma sulla capacità di Renzi di passare dal «tassare e spendere», tipico della sinistra, al «tagliare» le spese statali, con tutto ciò che comporta.

Confesso che se fossi uno del Pd avrei preferito che non ci fosse stato lo streaming, il linguaggio è stato di imbarazzante modestia, la grammatica (anche costituzionale) molto debole, le successioni logiche fragili.

Fare in fretta è una bella cosa, ma accoppiata a una genetica leggerezza di pensiero, trasferisce al cittadino non ideologizzato una forte preoccupazione a cui non corrisponde una leadership solida e autorevole, che tutto «coprirebbe».

Mi pare che in pochi giorni Renzi è passato da una forte sintonia verso molti cittadini a una forte sintonia verso il Palazzo.

Purtroppo la leadership è una brutta bestia, tutti la sognano, pochi la posseggono.

Quella di Berlusconi derivava dal suo successo di imprenditore non certo dalla sua capacità di comunicatore.

Avremo un nuovo Premier, per ora non un leader. Questo passa il convento, accontentiamoci. Per ora.

Vi spiego perché Renzi ha rottamato un po' la rottamazione

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