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Nel complesso e ingarbugliato mondo liberale le scelte politiche sembrano finalmente iniziare a definirsi in ottica di elezioni europee. Scelta Civica fondata da Mario Monti punterebbe a correre da sola senza espliciti riferimenti  al gruppo dell’ALDE, anche se pare che il canale con Guy Verhofstad non sia del tutto chiuso. Comunque è destinato a saltare – secondo le indiscrezioni che filtrano dalla galassia liberale – qualsiasi tipo di dialogo con FARE di Michele Boldrin e il Centro Democratico di Bruno Tabacci.

LA CENA VA DI TRAVERSO
Qualsiasi ipotesi di convergenza sarebbe saltata per due episodi che sembrano aver sancito divergenze insanabili tra i due gruppi. Da un lato un Boldrin insoddisfatto della cena con lo stato maggiore di Scelta Civica in ottica europea: l’economista nel mezzo del pasto ha twittato contro la mentalità da vecchia politica dei parlamentari montiani. I bene informati riferiscono che il tweet abbia provocato un certo sconcerto e nervosismo tra i presenti alla cena, con un Andrea Romano decisamente alterato dal comportamento di Michele Boldrin.

BARUFFA TRA PROF.
L’altro episodio risiederebbe nella assoluta contrarietà dell’ex premier Mario Monti all’alleanza con FARE e Centro Democratico. Quello del senatore a vita – secondo fonti interne a Scelta Civica – sarebbe stato un niet deciso e senza appello alla costruzione della lista comune.

I PERCHÉ DEL NIET DI MONTI
Tra i motivi di tanta perentorietà potrebbe esserci la probabile candidatura di un pilastro della Prima Repubblica come l’ex ministro del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, nelle liste del Centro Democratico. I montiani, dopo aver costruito una lista centrata su moderazione, qualità e società civile non sarebbero disposti a scendere a patti né con il movimentismo antipoltico di Boldrin, che peraltro in un recente passato non ha risparmiato critiche ficcanti all’opera governativa del collega bocconiano, né con politici navigati come quelli annoverati dal Centro Democratico di Tabacci.

LA POSIZIONE DI GUY
A Bruxelles Guy Verhofstad osserva, con attenzione e preoccupazione, le piroette del mondo liberaldemocratico italiano. Lo staff dell’ALDE spera di poter contare sui voti di eventuali eletti al Parlamento Europeo di Scelta Civica e dall’altro guarda con scetticismo al duo Boldrin-Tabacci come piattaforma su cui investire il nome dell’ALDE.

LO STALLO
I giochi restano aperti, ma la benedizione del belga saltata l’opzione Scelta Civica tarda ad arrivare ad altri gruppi ed è probabile che possa non manifestarsi.

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