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C’erano una volta i concerti sistemici: il governo guidava, il ministero dell’Economia operava, le fondazioni bancarie assecondavano, le banche non ostacolavano.

I concerti sistemici facevano stracciare le vesti alle vestali del liberismo metafisico che trascurano di analizzare i salvataggi statali a go-go praticati nelle patrie del liberalesimo e si adontano se la italica Cassa depositi e prestiti si azzarda a comprare (temporaneamente) Ansaldo Energia (scandalo!), senza biasimare la onnipresente Cdp tedesca, ovvero la Kwf.

I concerti sistemici sono stati indicati dagli anti italiani in servizio permanente effettivo come una delle cancrene del Paese. E ora, sovente dagli stessi critici dei concerti sistemici, arrivano perplessità e critiche sul disastro sistemico che emerge dall’ultimo episodio della vicenda Mps.

Certo, di sicuro il presidente di Cariplo e dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, aveva ipotizzato un intervento di alcune fondazioni a sostegno della Fondazione Mps per rilevare o scambiare azioni del Monte detenute dalla fondazione senese presieduta da Antonella Mansi; ma evidentemente sul prezzo e su altro non si è trovato l’accordo.

Ed e’ altrettanto sicuro che il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, già direttore generale della Banca d’Italia, ha seguito con attenzione tutti gli sviluppi della vicenda, come ha assicurato oggi il Sole 24 Ore in un articolo di Rossella Bocciarelli. E lo stesso Alessandro Profumo, presidente di Mps, ha sottolineato che sente Saccomanni più volte al giorno. D’altronde il Tesoro ha emesso i Monti Bond sottoscritti da Mps e il dicastero dell’Economia vigila sugli investimenti delle fondazioni bancarie.

Così come non si può pensare che l’occhiuta e penetrante Vigilanza della Banca d’Italia governata da Ignazio Visco non abbia esaminato gli ultimi passi dell’istituto senese, compreso il voto dell’assemblea che ha bocciato la tempistica dell’aumento di capitale architettato dal presidente Profumo e dall’amministratore delegato, Fabrizio Viola.

Eppure questi pressanti interessanti, queste puntuali verifiche e questa corretta vigilanza hanno sortito un pessimo risultato, con costi rilevanti sia per la banca che per il Tesoro. Ma per molti osservatori, e per altrettanti cronisti esperti e informati, la figuraccia senese e’ soprattutto il risultato dell’arroganza di Profumo e delle ambizioni di Mansi.

Solo questione di personalità inconciliabili, dunque? Forse. O forse sostenere queste tesi è un diversivo per non ammettere che i concerti sistemici, a volte, servono. E questa volta i concertisti non hanno saputo, o voluto, concertare. Complimenti.

ECCO GLI ARTICOLI CHE FORMICHE.NET HA DEDICATO ALLE VICENDE MPS:

Ecco quanto è costato a Mps e al Tesoro il no al piano di Profumo. Il commento di Michele Arnese

L’assordante silenzio di Renzi su Mps. L’analisi di Massimo Brambilla

Torti e ragioni di Profumo e Mansi. E ora nazionalizziamo il Monte? Il commento di Massimo Mucchetti

Mps, nessuno brindi per il no dell’assemblea all’aumento di capitale a gennaio. Il corsivo di Leo Soto

Vi spiego perché Profumo e Mansi bisticciano. Intervista di Fernando Pineda a Tommaso Strambi

A Siena Confindustria manda a monte il liberismo artefatto. Il corsivo di Leo Soto

Mps e la commedia di Natale. Il post del blogger Andrea Giacobino, giornalista finanziario

Profumo di Marchetti per Mps. Il corsivo di Pietro Di Michele che parla delle tesi del notaio Marchetti e dell’economista Vitale sul caso Monte dei Paschi di Siena

 

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